Tim punta al cloud nazionale con l'aiutino di Cassa depositi e prestiti. L'azienda smentisce l'ipotesi di un piano esuberi da 15mila persone
https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/09/30/tim-punta-al-cloud-nazionale-con... ...Meno entusiaste saranno invece le società informatiche inhouse delle Regioni che pure impiegano circa 15mila dipendenti a livello nazionale. Aziende pubbliche come Lepida, Liguria digitale, Insiel o Csi Piemonte che negli anni hanno sviluppato un proprio cloud offrendo spazio anche ai dati di enti pubblici, municipalizzate ed aziende sanitarie delle diverse regioni di riferimento. Anche loro, come Fincantieri o Poligrafico dello Stato, ambivano legittimamente a far parte del progetto del cloud pubblico nazionale mettendo a disposizione peraltro competenze sviluppate negli anni. E, invece, non solo rischiano di essere tagliate fuori dalla partita, ma anche di dover gestire personale in esubero per via del venir meno di uno dei driver di crescita più importanti per il futuro aziendale. Una disdetta per le regioni che, forti delle competenze cumulate negli anni, contavano di divenire un riferimento nazionale. Per non parlare dell’Inail che pure vanta un cloud di tutto rispetto.
"....Meno entusiaste saranno invece le società informatiche inhouse delle Regioni che pure impiegano circa 15mila dipendenti a livello nazionale [...] Una disdetta per le regioni che, forti delle competenze cumulate negli anni, contavano di divenire un riferimento nazionale....." Pur essendo "doloroso" parlare di questo argomento, credo sia arrivato il momento di dire che "il Re è nudo". L'emergenza COVID ha aiutato, ahimé, a mostrare l'assoluta incapacità dei sistemi regionali (mi verrebe da dire _TUTTI_, ma scelgo di dire _MOLTI_) di reggere anche solo le minime esigenze in termini di Digitalizzazione del Sistema Sanitario di cui sono i gestori esclusivi. Non devo ricordare il caos fatto da Regione Lombardia con ARIA (societa' in-house) [1], il caos fatto in Regione Abruzzo, con un dietro-front rispetto alle prenotazioni (da "gestione locale" a "soluzione Ministeriale via Poste") [2] Sono sicuro ci siano altri casi conclamati di incapacità di gestire situazioni tecnicamente banali, anche da parte di Campania, Calabria e Sicilia. E non vorrei ci fossimo gia' dimenticati di Lazio Crae (in-house), per Regione Lazio, con il recente caso di Ransomware che, evidentemente, non ha ancora insegnato nulla (in ambito pubblico). Ed evidentemente il giornalista si è dimenticato degli scandali che hanno colpito anni fa, ad esempio, l'Abruzzo che con Abruzzo-Engineering (in-house) contribui' --in parte-- agli arresti dei vertici regionali (incluso l'assessore all'informatica). No. Non ci siamo. Oggi l'IT "periferico", salvo rarissime eccezioni, è assolutamente inadeguato al compito che lo attende. Ha soltanto un ruolo "sociale". Viceversa, quello stesso IT è prontissimo a saltare sul "carro" del PNRR. Guardacaso, infatti, proprio in Abruzzo Engineering, qualche settimana fa è stato nominato un nuovo Amministratore Delegato (come mai?) [3] Non ci siamo. La via da seguire non puo' che essere TOP-DOWN. E' a Roma che bisogna sviscerare la matassa. E poi, da li, tirare le fila di tutto. Ovviamente il rischio è altissimo, e le influenze dei GAM sono ancora piu' pericolose delle inefficienze regionali (liberarsi dal lock-in dei GAM è complicatissimo; sistemare i vertici ICT Regionali, è una delibera). Ma è l'unica via possibile. Quello che sta accadendo _OGGI_ in PagoPA e INPS lo dimostra [4]. Un "clone" di Virgone o di Di Nicola a distanza 1 dai vertici CRUI (quei vertici che oggi stipulano convenzioni che accelerano il lock-in e la "disidratazione" tecnologica degli Atenei), metterebbe in moto un processo di ristrutturazione che, in meno di 5 anni, stravolgerebbe l'intero Paese. Ed ancora piu' su, in Europa, attorno a GAIA-X si sta iniziando a fare un po' la voce grossa [5]. In conclusione: non sono affatto sicuro di come evolvera' la questione (del cloud nazionale e dell'ICT del nostro Paese, in generale) nei prossimi 5/10 anni. Ma sono sicuro che _NON_ puo' passare dalle Regioni. Anzi... farei attenzione a stargli lontano (...non potendole RESETtare... che sarebbe la cosa migliore!) ...tra l'altro, se il mondo Accademico riuscisse (finalmente?) ad "organizzarsi" (come "sistema", facendo leva sugli sforzi della Prof.ssa Pievatolo, del Prof. Nardelli, del Prof. Meo, del Prof. Fiormonte, del Prof. Davoli e di tanti altri che --singolarmente-- provano a sollevare il problema), forse si riuscirebbe pure a far capire a chi prende decisioni che... non e' affatto vero che "...le migliori tecnologie sono straniere" e che, viceversa, l'ICT del nostro Paese puo' ripartire proprio dal mondo Accademico e della Ricerca. Ma le Regioni, _NO_. Per favore! My 0.02€ bye, DV [1] https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/21_marzo_06/prenotazioni-cancella... [2] https://agendadigitale.regione.abruzzo.it/index.php/notizie-3/68-piattaforma... [3] https://news-town.it/politica/36840-abruzzo-engineering-ecco-la-nomina-ad-am... [4] https://video.repubblica.it/tecnologia/dossier/italian-tech-week-2021/italia... [5] https://www.ilsole24ore.com/art/preoccupati-uso-tecnologie-usa-polo-cloud-ga... Il 01/10/21 10:47, Marco Ciurcina ha scritto:
https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/09/30/tim-punta-al-cloud-nazionale-con...
...Meno entusiaste saranno invece le società informatiche inhouse delle Regioni che pure impiegano circa 15mila dipendenti a livello nazionale. Aziende pubbliche come Lepida, Liguria digitale, Insiel o Csi Piemonte che negli anni hanno sviluppato un proprio cloud offrendo spazio anche ai dati di enti pubblici, municipalizzate ed aziende sanitarie delle diverse regioni di riferimento. Anche loro, come Fincantieri o Poligrafico dello Stato, ambivano legittimamente a far parte del progetto del cloud pubblico nazionale mettendo a disposizione peraltro competenze sviluppate negli anni. E, invece, non solo rischiano di essere tagliate fuori dalla partita, ma anche di dover gestire personale in esubero per via del venir meno di uno dei driver di crescita più importanti per il futuro aziendale. Una disdetta per le regioni che, forti delle competenze cumulate negli anni, contavano di divenire un riferimento nazionale. Per non parlare dell’Inail che pure vanta un cloud di tutto rispetto.
_______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
-- Damiano Verzulli e-mail: damiano@verzulli.it --- possible?ok:while(!possible){open_mindedness++} --- "...I realized that free software would not generate the kind of income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able to get a well paying job as a free software developer, but not here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008 http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html
... Visto che la strategia top down pare inevitabile, rispetto a queste politiche macro mi domando se va garantito uno spazio ad iniziative sperimentali che lascino i dati ai cittadini, i quali si possono organizzare in cooperative di produttori di dati. Sono fuori tema? Il ven 1 ott 2021, 11:23 Damiano Verzulli <damiano@verzulli.it> ha scritto:
"....Meno entusiaste saranno invece le società informatiche inhouse delle Regioni che pure impiegano circa 15mila dipendenti a livello nazionale [...] Una disdetta per le regioni che, forti delle competenze cumulate negli anni, contavano di divenire un riferimento nazionale....."
Pur essendo "doloroso" parlare di questo argomento, credo sia arrivato il momento di dire che "il Re è nudo".
L'emergenza COVID ha aiutato, ahimé, a mostrare l'assoluta incapacità dei sistemi regionali (mi verrebe da dire _TUTTI_, ma scelgo di dire _MOLTI_) di reggere anche solo le minime esigenze in termini di Digitalizzazione del Sistema Sanitario di cui sono i gestori esclusivi.
Non devo ricordare il caos fatto da Regione Lombardia con ARIA (societa' in-house) [1], il caos fatto in Regione Abruzzo, con un dietro-front rispetto alle prenotazioni (da "gestione locale" a "soluzione Ministeriale via Poste") [2]
Sono sicuro ci siano altri casi conclamati di incapacità di gestire situazioni tecnicamente banali, anche da parte di Campania, Calabria e Sicilia.
E non vorrei ci fossimo gia' dimenticati di Lazio Crae (in-house), per Regione Lazio, con il recente caso di Ransomware che, evidentemente, non ha ancora insegnato nulla (in ambito pubblico).
Ed evidentemente il giornalista si è dimenticato degli scandali che hanno colpito anni fa, ad esempio, l'Abruzzo che con Abruzzo-Engineering (in-house) contribui' --in parte-- agli arresti dei vertici regionali (incluso l'assessore all'informatica).
No. Non ci siamo. Oggi l'IT "periferico", salvo rarissime eccezioni, è assolutamente inadeguato al compito che lo attende. Ha soltanto un ruolo "sociale".
Viceversa, quello stesso IT è prontissimo a saltare sul "carro" del PNRR. Guardacaso, infatti, proprio in Abruzzo Engineering, qualche settimana fa è stato nominato un nuovo Amministratore Delegato (come mai?) [3]
Non ci siamo.
La via da seguire non puo' che essere TOP-DOWN. E' a Roma che bisogna sviscerare la matassa. E poi, da li, tirare le fila di tutto.
Ovviamente il rischio è altissimo, e le influenze dei GAM sono ancora piu' pericolose delle inefficienze regionali (liberarsi dal lock-in dei GAM è complicatissimo; sistemare i vertici ICT Regionali, è una delibera).
Ma è l'unica via possibile. Quello che sta accadendo _OGGI_ in PagoPA e INPS lo dimostra [4]. Un "clone" di Virgone o di Di Nicola a distanza 1 dai vertici CRUI (quei vertici che oggi stipulano convenzioni che accelerano il lock-in e la "disidratazione" tecnologica degli Atenei), metterebbe in moto un processo di ristrutturazione che, in meno di 5 anni, stravolgerebbe l'intero Paese.
Ed ancora piu' su, in Europa, attorno a GAIA-X si sta iniziando a fare un po' la voce grossa [5].
In conclusione: non sono affatto sicuro di come evolvera' la questione (del cloud nazionale e dell'ICT del nostro Paese, in generale) nei prossimi 5/10 anni. Ma sono sicuro che _NON_ puo' passare dalle Regioni. Anzi... farei attenzione a stargli lontano (...non potendole RESETtare... che sarebbe la cosa migliore!)
...tra l'altro, se il mondo Accademico riuscisse (finalmente?) ad "organizzarsi" (come "sistema", facendo leva sugli sforzi della Prof.ssa Pievatolo, del Prof. Nardelli, del Prof. Meo, del Prof. Fiormonte, del Prof. Davoli e di tanti altri che --singolarmente-- provano a sollevare il problema), forse si riuscirebbe pure a far capire a chi prende decisioni che... non e' affatto vero che "...le migliori tecnologie sono straniere" e che, viceversa, l'ICT del nostro Paese puo' ripartire proprio dal mondo Accademico e della Ricerca.
Ma le Regioni, _NO_. Per favore!
My 0.02€
bye, DV
[1] https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/21_marzo_06/prenotazioni-cancella...
[2] https://agendadigitale.regione.abruzzo.it/index.php/notizie-3/68-piattaforma...
[3] https://news-town.it/politica/36840-abruzzo-engineering-ecco-la-nomina-ad-am...
[4] https://video.repubblica.it/tecnologia/dossier/italian-tech-week-2021/italia...
[5] https://www.ilsole24ore.com/art/preoccupati-uso-tecnologie-usa-polo-cloud-ga...
Il 01/10/21 10:47, Marco Ciurcina ha scritto:
https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/09/30/tim-punta-al-cloud-nazionale-con...
...Meno entusiaste saranno invece le società informatiche inhouse delle Regioni che pure impiegano circa 15mila dipendenti a livello nazionale. Aziende pubbliche come Lepida, Liguria digitale, Insiel o Csi Piemonte
che
negli anni hanno sviluppato un proprio cloud offrendo spazio anche ai dati di enti pubblici, municipalizzate ed aziende sanitarie delle diverse regioni di riferimento. Anche loro, come Fincantieri o Poligrafico dello Stato, ambivano legittimamente a far parte del progetto del cloud pubblico nazionale mettendo a disposizione peraltro competenze sviluppate negli anni. E, invece, non solo rischiano di essere tagliate fuori dalla partita, ma anche di dover gestire personale in esubero per via del venir meno di uno dei driver di crescita più importanti per il futuro aziendale. Una disdetta per le regioni che, forti delle competenze cumulate negli anni, contavano di divenire un riferimento nazionale. Per non parlare dell’Inail che pure vanta un cloud di tutto rispetto.
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Buongiorno Damiano, che piacere leggerti. Damiano Verzulli <damiano@verzulli.it> writes: [...]
Ovviamente il rischio è altissimo, e le influenze dei GAM sono ancora piu' pericolose delle inefficienze regionali (liberarsi dal lock-in dei GAM è complicatissimo; sistemare i vertici ICT Regionali, è una delibera).
grazie Damiano, il nocciolo TECNOLOGICO sta /tutto/ qui: liberarsi dal lock-in è molto complesso mentre cambiare persone (e politiche?) è molto più facile... esattamente per questo sarebbe il caso di iniziare fin da subito col piede giusto sulla nuova infrastruttura IT di stato (anche se tutti la chiamano "il cloud"); partire col piede giusto significa adottare software libero e open source, /on premises/ e non su IaaS (infrastructire as a service); proprio tu Damiano in un recente passato, proprio in questa lista, hai fatto delle analisi efficacissime in merito alle necessità IT della PA. [...]
In conclusione: non sono affatto sicuro di come evolvera' la questione (del cloud nazionale e dell'ICT del nostro Paese, in generale) nei prossimi 5/10 anni. Ma sono sicuro che _NON_ puo' passare dalle Regioni. Anzi... farei attenzione a stargli lontano (...non potendole RESETtare... che sarebbe la cosa migliore!)
Città, provincia, regione, nazione, Unione Europea: a ogni livello c'è sempe modo per corrompere e utilizzare l'istituzione per gli scopi di uno specifico gruppo sociale. Basta sfogliare articoli come questi: https://corporateeurope.org/en/topics/digital [...]
l'ICT del nostro Paese puo' ripartire proprio dal mondo Accademico e della Ricerca.
Già, il mondo accademico, giusto ieri segnalavo nella ml si AISA questo: «Eni e Leonardo influenzano la ricerca italiana? Greenpeace chiede i dati, gli atenei li negano: “Sono riservati, non riguardano il pubblico”» di Luigi Franco - 29 SETTEMBRE 2021 https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/09/29/eni-e-leonardo-influenzano-la-ri... e anche: https://corporateeurope.org/en/2020/05/new-reports-name-innovation Vale per tutta la ricerca, mica solo per farmacologia o ecologia.
Ma le Regioni, _NO_. Per favore!
OK le Regioni no, hanno dimostrato di meritare la nostra sfiducia, solo che qui come ti giri trovi come minimo un conflitto di interesse (privato vs pubblico), se non addirittura puro clientelismo (alla rovescia ormai: la politica come clientela delle multinazionali ultra miliardarie, con risorse in grado di orientare /la politica/ di intere nazioni). Quindi sono molto d'accordo con te, Damiano: «Pur essendo "doloroso" parlare di questo argomento, credo sia arrivato il momento di dire che "il Re è nudo".» Ma /chi/ è "il Re"? Chi è il sovrano che NON governa?!? :-O Saluti, 380° -- 380° (Giovanni Biscuolo public alter ego) «Noi, incompetenti come siamo, non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché» Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
Ciao Giovanni e Damiano On Fri, 01 Oct 2021 13:16:12 +0200 380° wrote:
Ma le Regioni, _NO_. Per favore!
OK le Regioni no, hanno dimostrato di meritare la nostra sfiducia
Premesso che gli indegni fallimenti elencati da Damiano sono innegabili, non stiamo forse generalizzando troppo? Mi sono perso qualche notizia, o (ad esempio) il CSI Piemonte (per il momento) non ha ancora dato origine a scandali informatici? Loro per esempio hanno tirato su un offerta commerciale completamente basata su servizi opensource, senza rischio di lock-in: https://nivola-userguide.readthedocs.io/it/latest/docs/Overview_Nivola/1_Cos...
partire col piede giusto significa adottare software libero e open source, /on premises/ e non su IaaS (infrastructire as a service)
Sottoscrivo pienamente. La Magistratura, ad esempio, dovrebbe avere il controllo pieno e diretto delle proprie infrastrutture tecnologiche. Ma laddove può aver senso esternalizzare la gestione IT (che ne so... l'anagrafe di un piccolo comune montano), è meglio basarla su software libero che non possa produrre una relazione parassitica con un fornitore (magari straniero e straordinariamente più potente). Infatti il lock-in produce una emorragia continua di denaro pubblico verso tasche private che NON reinvestono sul territorio da cui vengono alimentate. Invece, un fornitore che fornisca SOLO soluzioni basate sul software libero (o almeno su quello open source): 1) si mette in condizione di poter essere sostituito più facilmente 2) è costretto ad investire su beni pubblici (almeno quando parliamo di software copylefted) di cui beneficiano tutti Io non ho ancora avuto occasione di lavorare sul cloud Nivola del CSI Piemonte, ma le premesse sembrano ottime. Quindi forse non tutti gli IT regionali sono uguali. Giacomo
In data venerdì 1 ottobre 2021 18:11:18 CEST, Giacomo Tesio ha scritto:
Mi sono perso qualche notizia, o (ad esempio) il CSI Piemonte (per il momento) non ha ancora dato origine a scandali informatici?
Loro per esempio hanno tirato su un offerta commerciale completamente basata su servizi opensource, senza rischio di lock-in: https://nivola-userguide.readthedocs.io/it/latest/docs/Overview_Nivola/1_Cos a_e_Nivola.html#open-source Visto che CSI Piemonte ha dimostrato che si può fare, sarà importante verificare che anche le proposte di TIM ed altri prevedano un'offerta completamente basata su software libero. m.c.
Ciao Giacomo, Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> writes:
Ciao Giovanni e Damiano
On Fri, 01 Oct 2021 13:16:12 +0200 380° wrote:
Ma le Regioni, _NO_. Per favore!
OK le Regioni no, hanno dimostrato di meritare la nostra sfiducia
Premesso che gli indegni fallimenti elencati da Damiano sono innegabili, non stiamo forse generalizzando troppo?
Sì hai ragione, gli esempi virtuosi o viziosi sono trasversali alle amministrazioni che governano la questione [...] Grazie, 380° -- 380° (Giovanni Biscuolo public alter ego) «Noi, incompetenti come siamo, non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché» Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
Il 01/10/21 18:11, Giacomo Tesio ha scritto:
[...] Premesso che gli indegni fallimenti elencati da Damiano sono innegabili, non stiamo forse generalizzando troppo?
Mi sono perso qualche notizia, o (ad esempio) il CSI Piemonte (per il momento) non ha ancora dato origine a scandali informatici?
Confermo (di non avere traccia di problemi legati a CSI Piemonte). Aggiunto che anche Lepida è, IMHO, una realta' di eccellenza in ambito ICT. Peccato siano entrambe realta' "regionali": se solo facessero "sistema", potrebbero iniziare a fare un gran bel rumore.... Se qualcuno è a conoscenze di altre realtà "virtuose", cortesemente lo segnali. Saluti, DV -- Damiano Verzulli e-mail: damiano@verzulli.it --- possible?ok:while(!possible){open_mindedness++} --- "...I realized that free software would not generate the kind of income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able to get a well paying job as a free software developer, but not here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008 http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html
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