Re: [nexa] Comunismo digitale (una proposta politica)
Date: Fri, 21 Nov 2025 14:30:54 +0100 From: 380° <g380@biscuolo.net> To: "nexa@server-nexa.polito.it" <nexa@server-nexa.polito.it> Subject: Re: [nexa] Comunismo digitale (una proposta politica) Message-ID: <873467seb5.fsf@xelera.eu> Content-Type: text/plain; charset="utf-8"
Buongiorno,
Buongiorno,
avrei una domanda pubblica da rivolgere al Prof. Maurizio Ferraris
On 2025-11-21, Anna Masera wrote:
Segnalo l’ultimo libro di Maurizio Ferraris
alla luce di questo:
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
Webfare come ponte interdisciplinare verso tecnologie sostenibili
Per realizzare l’ambizione del comunismo digitale, il progetto Webfare riunisce umanisti, tecnologi e altri attori con l’obiettivo di favorire l’emergere di nuove tecnologie capaci di affrontare le sfide del nostro tempo. Esso colma il vuoto di un approccio interdisciplinare necessario per rendere le tecnologie digitali più sostenibili.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8--- (via https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/redistribuire-il-valore-dei-d...)
posso chiederle con quali "tencologi" (cioè informatici [1]) si è confrontato per comprendere in cosa consiste una rete di comunicazione con privacy incorporata ("by design"), che include ovviamente la E2E encription e la possibilità di comunicazione totalmente anonima tra le parti?
ho il sospetto che il professor Ferraris non sia interessato ai particolari tecnici. Ciò che ho letto su "webfare" sembra molto teorico, specialmente quando si presenta come molto pragmatico.
Anche quando la raccolta dei dati _personali_ è necessaria per poter condurre attività e/o transazioni commerciali, cosa ne pensa del concetto di minimizzazione dei dati abbinato al divieto assoluto di poter trasmettere a terzi i dati raccolti?
Conosce sistemi come GNUnet (https://www.gnunet.org/en/) o Taler (https://www.taler.net/it/) e se sì cosa ne pensa della posibilità che rendano possibili le transazioni in modo anonimo?
perciò dubito che abbia contezza dei "dettagli" tecnici a cui fai riferimento. ciò è più che disdicevole. ma magari sono prevenuto, e in tal caso farò ammenda. c'è forse di peggio. la categoria "comunismo" è più che vaga. vaghissima. una ricostruzione storico-enciclopedica: https://www.treccani.it/enciclopedia/comunismo/ a me personalmente non dispiacciono alcune riflessioni anarco-comuniste (Cafiero, Costa, Malatesta, Kropotkin). con moderazione, s'intende. irrealizzabili? per nulla. s'è già fatto, finché non sono arrivati i bolscevichi (altri comunisti?), i nazisti, altri autoritari o sedicenti liberali a massacrare, distruggere e irreggimentare. il riferimento "umanisti e tecnologi" è invece interessante. I tecnologi asserviti allo sfruttamento dissennato di risorse ambientali, animali, umane sono sen'altro anti-umanisti. Oggigiorno, nelle cosiddette democrazie liberali, tutti coloro che lavorano per estendere il dominio di un pugno di tecnobros con fantasie deliranti di sorveglianza, controllo e dominio planetario (anzi, extraplanetario, vogliono andare su Marte bruciando tutta la Terra per riuscirci) sono complici attivi di ideologie e pratiche anti-umanistiche. La tecnologia dovrebbe essere compresa fra le scienze umane. Obiettivo della tecnologie è mitigare, gestire, allontanare l'orizzonte comune, ossia la morte. Morte individuale, morte di persone, animali, esseri cari; morte di civiltà; morte termica dell'universo. Questo mi rimane dalla lettura di G. Simondon, un filosofo e senz'altro anche un tecnologo.
Grazie e cordiali saluti, 380°
[1] gli informatici sono umanisti o ingegneri?
non penso sia un'alternativa. gli ingegneri dovrebbero avere preoccupazioni umanistiche, nel senso di "in relazione con l'umano", altrimenti sono in combutta con l'anti-umanesimo. c'è una linea di pensiero molto minoritaria (F. Sigaut, per esempio, oltre a Simondon) che studia la tecnologia in quanto scienza umana. Fra l'altro, l'umanesimo storico è stato eminentemente polivalente e politecnico nelle sue creazioni così come nei suoi rappresentanti più noti, non limitato da barriere disciplinari. La tecnologia può essere scienza umana per proseguire il progetto emancipatore dell'Illuminismo espunto dei suoi incubi di dominio, dai sonni e dai sogni della Ragione generatori di mostri. Scienza umana per riprendere in mano il lume del ragionamento, senza illusioni e senza rimpianti; un lume consapevole delle proprie fragilità, dei coni d'ombra proiettati dalla sua fioca luce, ma deciso a conoscere per accrescere il proprio potere d'intervento nel mondo, a distribuire tale potere e ampliare così sempre più le reciproche sfere di libertà fra tutti gli esseri che popolano questo mondo, viventi e non. Per quanto poco praticata, questa tecnologia non è affatto una novità, anzi, è una scienza umana in quanto erede della ricerca inaugurata dall'Encyclopedie. D'Alembert, nel suo Discorso preliminare, affermava infatti:
In quanto Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri, deve spiegare i principi generali su cui si fonda ogni scienza e arte, liberale o meccanica, e i più notevoli particolari che ne costituiscono il corpo e l'essenza
participants (1)
-
karlessi