Si potrebbe fare molto se avessimo investito in infrastrutture pubbliche e in particolare cloud. Mi sono impegnato per 4,5 anni in questa direzione, come coordinatore della divisione cloud del GARR. Abbiamo creato una cloud per la ricerca italiana (http://cloud.garr.it <http://cloud.garr.it/>), interamente basata su strumenti OpenSource: OpenStack e Kubernetes. Anche con caratteristiche originali, tra cui un servizio che abbiamo chiamato DaaS (Depolyment as a Service), che consente di fare deployment di applicazioni su cloud mi forma automatica, in self-service, scegliendo da un lista di applicazioni predisposte. Qui ci son dei video che illustrano il meccanismo: https://cloud.garr.it/doc/videos/ Una delle applicazioni è proprio Moodle. Con pochi click un utente può direttamente creare la propria istanza di server Moodle che poi gestisce e amministra come vuole. Viene usato per creare dozzine di istanze, ad esempio per gestire le Olimpiadi di Statistica dell’IStituto Nzionale di Statistica, oppure quando facciamo corsi per amministratori di Moodle. Potremmo quindi creare in pochi minuti un Moodle per ciascuna scuola. Un altro servizio che abbiamo attivato è il Workplace GARR, una piattaforma collaborativa per gestire documenti e progetti online, basata sul sw OpenSource OnlyOffice, che gestisce documenti in vari formati, inclusa completa compatibilità con Open Office. Ma i miei sforzi sono caduti nel vuoto, perché a nessuno sembrava interessare una piattaforma di servizi cloud nostra, aperta e dedicata a università e ricerca. Le università hanno preferito rivolgersi a Google e Microsoft, lavandosene le mani. Non voglio qui stare a discutere i motivi di queste scelte. Sta di fatto che noi avevamo dimostrato che una strada diversa era possible, realizzando servizi di alta qualità, rispondenti alle esigenze degli utenti, a fronte di investimenti ridotti, investendo pesantemente in tecniche di automazione, che ci consentivano di gestire il tutto con pochissimo personale. BTW: la nostra soluzione è stata copiata da i due fornitori di SPC Cloud: Tim e DXC. Ma a settembre ho dovuto prendere atto che a nessuno interessava ciò che stavano facendo, compresi i diretti destinatari. Avevo chiesto un segnale di interesse, indicando un piano di investimenti dai costi limitati, ma necessario per aggiornare l’infrastruttura e farla crescere e consolidare. Ma l’INFN ha dichiarato di volersi fare una propria cloud, l’INAF, che a loro il cloud non serve (anche se usano Google Cloud), mentre il CNR e le Università hanno nicchiato. La conclusione sono state le mie dimissioni e un’occasione persa per la ricerca italiana di avere una infrastruttura cloud a sua disposizione. Ora che tutti si sono abituati a Google Suite o Microsoft Team, è impossible tornare indietro. — Beppe
On 19 Mar 2020, at 08:14, nexa-request@server-nexa.polito.it wrote:
From: Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it <mailto:giacomo@tesio.it>> To: nexa@server-nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it> Subject: [nexa] (no subject) Message-ID: <CAHL7psHq51xMW71Sd=t+bDTGY7+ZOcqBUOS5CP09pMJM200utw@mail.gmail.com <mailto:CAHL7psHq51xMW71Sd=t+bDTGY7+ZOcqBUOS5CP09pMJM200utw@mail.gmail.com>> Content-Type: text/plain; charset="UTF-8"
http://www.paolomauri.it/come-i-francesi/ <http://www.paolomauri.it/come-i-francesi/>
[...]
Allora vado ad approfondire e mi imbatto in un tweet del corrispondente francese del ministero dell’innovazione che mi rimanda ad una pagina in cui ricorda ai dipendenti pubblici che hanno a disposizione due strumenti utili per il lavoro a distanza:
una chat dedicata ai dipendenti statali: Tchat basata sul software libero Riot una videoconferenza dedicata ai dipendenti statali, basata sul software libero Jitsi
E allora il mio pensiero va a quello che propone il nostro ministero dell’istruzione: una pagina in cui ha raccolto varie idee di soluzioni di didattica a distanza in cui per esempio compaiono i due soliti noti e manca la piattaforma per eccellenza nella formazione a distanza: Moodle
Moodle ha alle spalle una ricchissima comunità, permette di creare e di gestire corsi di tutti i tipi con gli strumenti utili per le attività di didattica a distanza. È utilizzato da molte scuole superiori, da università in Italia e nel mondo. La rivista Bricks ha dedicato un numero intero per raccontare esperienze fatte con Moodle.
Non inserire Moodle, e anche altri servizi liberi utilizzabili nella didattica a distanza, tra le risorse a disposizione delle scuole mi sembra un errore enorme.
Andando a raccattare risorse gratuite prese dalle aziende è un po’ come se lo stato rinunciasse a costruirsi le scuole, le caserme, gli uffici centrali e periferici e invece preferisse utilizzare in comodato tutto in blocco da privati.
L’emergenza di questi giorni ha evidenziato, se ancora ce ne fosse stato bisogno, che l’infrastruttura digitale è fondamentale per la crescita e il progresso di un paese, e non mi sembra una buona idea non dedicarci la progettualità, le risorse e l’impegno necessari senza affidarsi a soluzioni chiavi in mano di aziende ma facendo ricorso a strumenti liberi, per costruire servizi per il cittadino, liberi da logiche commerciali. _____
Fantastiche parole di Paolo Mauri.
Le sottoscrivo pienamente.
E' possibile. Se lo fanno i francesi, possiamo farlo anche noi.
Giacomo
On 19/03/2020, Giuseppe Attardi <attardi@di.unipi.it> wrote:
Mi sono impegnato per 4,5 anni in questa direzione, come coordinatore della divisione cloud del GARR. Abbiamo creato una cloud per la ricerca italiana (http://cloud.garr.it <http://cloud.garr.it/>), interamente basata su strumenti OpenSource: OpenStack e Kubernetes. [...]
Molto interessante... complimenti. Detieni certamente un know-how preziosissimo.
Si potrebbe fare molto se avessimo investito in infrastrutture pubbliche e in particolare cloud.
Il problema dei cloud è che sono comunque centralizzati. Secondo me, dovremmo pensare a distribuire geograficamente infrastrutture e competenze. Una infrastruttura distribuita richiede competenze distribuite, ovvero un investimento culturale di cui beneficerebbe l'intera popolazione, al di là dei servizi che questa infrastruttura potrebbe fornire.
Ma i miei sforzi sono caduti nel vuoto, perché a nessuno sembrava interessare una piattaforma di servizi cloud nostra, aperta e dedicata a università e ricerca. Le università hanno preferito rivolgersi a Google e Microsoft, lavandosene le mani.
Io non capisco come questa miopia, questa incompetenza profonda, possa radicarsi in istituzioni così importanti. Non si tratta nemmeno di mancanza di fondi, giacché queste piattaforme costano. E, oltre ai soldi, vengono pagate con i dati che gli si mette a disposizione.
Non voglio qui stare a discutere i motivi di queste scelte.
Mi dispiace. A me invece piacerebbe vedere una bella discussione pubblica, aperta su queste scelte. Ma sembra impossibile. Chi prende queste decisioni si sottrae. Qualche tempo fa provai ad obbiettare ad un Professore del Politecnico di Milano che vantava come questo avesse tirato su l'infrastruttura per la didattica online in una settimana, che pagare a Microsoft per abilitare Teams non è proprio un grande successo per un POLITECNICO. "Abbiamo già Office365" era per lui una risposta più che sufficiente. A me che dati degli studenti del Politecnico vengano forniti a Microsoft, non sembra affatto scontato.
Ora che tutti si sono abituati a Google Suite o Microsoft Team, è impossible tornare indietro.
Su questo non sono d'accordo. Si può guarire dalla tossicodipendenza. Anche se spesso bisogna essere costretti a farlo. Di certo però bisogna smettere di chiedere consiglio ai pusher! Giacomo
On 19/03/2020, Giuseppe Attardi <attardi@di.unipi.it> wrote:
Mi sono impegnato per 4,5 anni in questa direzione, come coordinatore della divisione cloud del GARR. Abbiamo creato una cloud per la ricerca italiana (http://cloud.garr.it <http://cloud.garr.it/>), interamente basata su strumenti OpenSource: OpenStack e Kubernetes. [...]
Molto interessante... complimenti. Detieni certamente un know-how preziosissimo.
Si potrebbe fare molto se avessimo investito in infrastrutture pubbliche e in particolare cloud.
Il problema dei cloud è che sono comunque centralizzati. Secondo me, dovremmo pensare a distribuire geograficamente infrastrutture e competenze. Una infrastruttura distribuita richiede competenze distribuite, ovvero un investimento culturale di cui beneficerebbe l'intera popolazione, al di là dei servizi che questa infrastruttura potrebbe fornire.
Ma i miei sforzi sono caduti nel vuoto, perché a nessuno sembrava interessare una piattaforma di servizi cloud nostra, aperta e dedicata a università e ricerca. Le università hanno preferito rivolgersi a Google e Microsoft, lavandosene le mani.
Io non capisco come questa miopia, questa incompetenza profonda, possa radicarsi in istituzioni così importanti. Non si tratta nemmeno di mancanza di fondi, giacché queste piattaforme costano. E, oltre ai soldi, vengono pagate con i dati che gli si mette a disposizione.
Non voglio qui stare a discutere i motivi di queste scelte.
Mi dispiace. A me invece piacerebbe vedere una bella discussione pubblica, aperta su queste scelte. Ma sembra impossibile. Chi prende queste decisioni si sottrae. Qualche tempo fa provai ad obbiettare ad un Professore del Politecnico di Milano che vantava come questo avesse tirato su l'infrastruttura per la didattica online in una settimana, che pagare a Microsoft per abilitare Teams non è proprio un grande successo per un POLITECNICO. "Abbiamo già Office365" era per lui una risposta più che sufficiente. A me che dati degli studenti del Politecnico vengano forniti a Microsoft, non sembra affatto scontato.
Ora che tutti si sono abituati a Google Suite o Microsoft Team, è impossible tornare indietro.
Su questo non sono d'accordo. Si può guarire dalla tossicodipendenza. Anche se spesso bisogna essere costretti a farlo. Di certo però bisogna smettere di chiedere consiglio ai pusher! Giacomo
caro Giuseppe, ho seguito le tue visioni e le tue iniziative politiche che ho sempre condiviso, ma confesso di non conoscere approfonditamente il cloud GARR che tu hai crreato. La mia età giustifica in piccola parte la mia ignoranza. Comunque, mi butto subito a studiare il cloud della ricerca italiana. Colgo questa bella opportunità per fare marheting a favore del portale fare.polito.it che ho contribuito a creare. E' un archivio di olltre duemila learning objects assolutamente liberi (libri, conferenze, lezioni), arricchito di strumenti didattici. Abbiamo sperimentato uno di questi per produrre le videolezioni del Politecnico di Torino in questo momento di regno del coronavirus. Così abbiamo scoperto che quando i corsi diventano molte centinaia e gli alliedi molte decine di migliaia un solo server non ha banda trasmissiva sufficiente. Per questo abbiamo deciso di avviare il progetto di una rete nazionale per le didattica basata su decine di server. Ti invio in allegato una prima bozza di questo progetto.. L'obiettivo mi pare complementare di quello del tuo cloud. Ti interessa collaborare? Io intanto studio il tuo cloud. Complimenti!!!!! e un affettuoso saluto. Raf Il 19/03/20 13:28, Giuseppe Attardi ha scritto:
Si potrebbe fare molto se avessimo investito in infrastrutture pubbliche e in particolare cloud.
Mi sono impegnato per 4,5 anni in questa direzione, come coordinatore della divisione cloud del GARR. Abbiamo creato una cloud per la ricerca italiana (http://cloud.garr.it), interamente basata su strumenti OpenSource: OpenStack e Kubernetes.
Anche con caratteristiche originali, tra cui un servizio che abbiamo chiamato DaaS (Depolyment as a Service), che consente di fare deployment di applicazioni su cloud mi forma automatica, in self-service, scegliendo da un lista di applicazioni predisposte. Qui ci son dei video che illustrano il meccanismo:
https://cloud.garr.it/doc/videos/
Una delle applicazioni è proprio Moodle. Con pochi click un utente può direttamente creare la propria istanza di server Moodle che poi gestisce e amministra come vuole. Viene usato per creare dozzine di istanze, ad esempio per gestire le Olimpiadi di Statistica dell’IStituto Nzionale di Statistica, oppure quando facciamo corsi per amministratori di Moodle. Potremmo quindi creare in pochi minuti un Moodle per ciascuna scuola.
Un altro servizio che abbiamo attivato è il Workplace GARR, una piattaforma collaborativa per gestire documenti e progetti online, basata sul sw OpenSource OnlyOffice, che gestisce documenti in vari formati, inclusa completa compatibilità con Open Office.
Ma i miei sforzi sono caduti nel vuoto, perché a nessuno sembrava interessare una piattaforma di servizi cloud nostra, aperta e dedicata a università e ricerca. Le università hanno preferito rivolgersi a Google e Microsoft, lavandosene le mani.
Non voglio qui stare a discutere i motivi di queste scelte. Sta di fatto che noi avevamo dimostrato che una strada diversa era possible, realizzando servizi di alta qualità, rispondenti alle esigenze degli utenti, a fronte di investimenti ridotti, investendo pesantemente in tecniche di automazione, che ci consentivano di gestire il tutto con pochissimo personale. BTW: la nostra soluzione è stata copiata da i due fornitori di SPC Cloud: Tim e DXC.
Ma a settembre ho dovuto prendere atto che a nessuno interessava ciò che stavano facendo, compresi i diretti destinatari. Avevo chiesto un segnale di interesse, indicando un piano di investimenti dai costi limitati, ma necessario per aggiornare l’infrastruttura e farla crescere e consolidare. Ma l’INFN ha dichiarato di volersi fare una propria cloud, l’INAF, che a loro il cloud non serve (anche se usano Google Cloud), mentre il CNR e le Università hanno nicchiato.
La conclusione sono state le mie dimissioni e un’occasione persa per la ricerca italiana di avere una infrastruttura cloud a sua disposizione. Ora che tutti si sono abituati a Google Suite o Microsoft Team, è impossible tornare indietro.
— Beppe
On 19 Mar 2020, at 08:14, nexa-request@server-nexa.polito.it <mailto:nexa-request@server-nexa.polito.it> wrote:
From: Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it <mailto:giacomo@tesio.it>> To:nexa@server-nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it> Subject: [nexa] (no subject) Message-ID: <CAHL7psHq51xMW71Sd=t+bDTGY7+ZOcqBUOS5CP09pMJM200utw@mail.gmail.com <mailto:CAHL7psHq51xMW71Sd=t+bDTGY7+ZOcqBUOS5CP09pMJM200utw@mail.gmail.com>> Content-Type: text/plain; charset="UTF-8"
http://www.paolomauri.it/come-i-francesi/
[...]
Allora vado ad approfondire e mi imbatto in un tweet del corrispondente francese del ministero dell’innovazione che mi rimanda ad una pagina in cui ricorda ai dipendenti pubblici che hanno a disposizione due strumenti utili per il lavoro a distanza:
una chat dedicata ai dipendenti statali: Tchat basata sul software libero Riot una videoconferenza dedicata ai dipendenti statali, basata sul software libero Jitsi
E allora il mio pensiero va a quello che propone il nostro ministero dell’istruzione: una pagina in cui ha raccolto varie idee di soluzioni di didattica a distanza in cui per esempio compaiono i due soliti noti e manca la piattaforma per eccellenza nella formazione a distanza: Moodle
Moodle ha alle spalle una ricchissima comunità, permette di creare e di gestire corsi di tutti i tipi con gli strumenti utili per le attività di didattica a distanza. È utilizzato da molte scuole superiori, da università in Italia e nel mondo. La rivista Bricks ha dedicato un numero intero per raccontare esperienze fatte con Moodle.
Non inserire Moodle, e anche altri servizi liberi utilizzabili nella didattica a distanza, tra le risorse a disposizione delle scuole mi sembra un errore enorme.
Andando a raccattare risorse gratuite prese dalle aziende è un po’ come se lo stato rinunciasse a costruirsi le scuole, le caserme, gli uffici centrali e periferici e invece preferisse utilizzare in comodato tutto in blocco da privati.
L’emergenza di questi giorni ha evidenziato, se ancora ce ne fosse stato bisogno, che l’infrastruttura digitale è fondamentale per la crescita e il progresso di un paese, e non mi sembra una buona idea non dedicarci la progettualità, le risorse e l’impegno necessari senza affidarsi a soluzioni chiavi in mano di aziende ma facendo ricorso a strumenti liberi, per costruire servizi per il cittadino, liberi da logiche commerciali. _____
Fantastiche parole di Paolo Mauri.
Le sottoscrivo pienamente.
E' possibile. Se lo fanno i francesi, possiamo farlo anche noi.
Giacomo
_______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
participants (3)
-
Angelo Raffaele Meo -
Giacomo Tesio -
Giuseppe Attardi