Rage Inside the Machine: an insightful, brilliant critique of AI's computer science, sociology, philosophy and economics
*Rage Inside the Machine: an insightful, brilliant critique of AI's computer science, sociology, philosophy and economics* / Cory Doctorow / 9:19 pm Thu Jun 27, 2019 Rob Smith is an eminent computer scientist and machine learning pioneer whose work on genetic algorithms has been influential in both industry and the academy; now, in his first book for a general audience, Rage Inside the Machine: The Prejudice of Algorithms, and How to Stop the Internet Making Bigots of Us All, Smith expertly draws connections between AI, neoliberalism, human bias, eugenics and far-right populism, and shows how the biases of computer science and the corporate paymasters have distorted our whole society. [...] continua qui: https://boingboing.net/2019/06/27/rage-inside-the-machine-an-in.html
continua qui: https://boingboing.net/2019/06/27/rage-inside-the-machine-an-in.html
Salve, mi chiamo Antonio Iacono e sono iscritto alla lista solo da qualche giorno, un paio di considerazioni sui testi. Sono cresciuto con i film di Nanni Moretti e la frase "le parole sono importanti" mi risuona sempre in mente, specie quando non capisco qualcosa. Dato che l'inglese (e la storia dell'Inghilterra) non sono il mio forte, mi potreste spiegare questo passaggio? "Smith shows how the parts of machine learning that do work refute some of the uglier philosophical ideas that have risen in currency as algorithms have taken over our society — just as the Victorians had their "blind watchmaker," the rise of evolutionary algorithms has given a new lease on life to eugenic theories about survival of the fittest and the need to purify and protect the "best" among us" In particolare il riferimento all'epoca vittoriana e all'"orologiaio cieco", cosa vuole dire? Wikipedia (https://it.wikipedia.org/wiki/L%27orologiaio_cieco) nella descrizione dell'argomento del libro omonimo riporta: "[l'autore spiega] ... l'estrema improbabilità legata alle sofisticate configurazioni degli esseri viventi possa trovare una risposta soddisfacente nella corretta conoscenza del funzionamento dei sistemi selettivi secondo logiche darwiniane". Cosa hanno a che fare gli algoritmi con l'evoluzione? Seconda considerazione. "AI has conjured up a dystopia of robots displacing human workers from employment" Qualcosa del genere l'ho già letta, mmh, vediamo dove, ah, "La questione tecnologica" di David F. Noble, non c'era il termine "AI" ma "Tecnologia", poco cambia. E prima di Noble, negli anni '50, era Norbert Wiener a mettere in guardia. Eppure, ancora oggi, nel 2020, stiamo a rimuginare se l'AI (o ADM come è di moda chiamarlo) è cosa buona e giusta, è ovvio che non lo è. Di "intelligenza" l'artificiale ha ben poco, l'innovazione non necessariamente è progresso, prendiamo la blockchain, mai vista, in tanti anni di informatico, una "innovazione" tanto assurda.
Il 4 settembre 2020 11:34:17 CEST, Antonio Iacono <antiac@gmail.com> ha scritto:
continua qui: https://boingboing.net/2019/06/27/rage-inside-the-machine-an-in.html
Salve,
mi chiamo Antonio Iacono e sono iscritto alla lista solo da qualche giorno, un paio di considerazioni sui testi.
Ciao Antonio, piacere di ritrovarti anche qui!
Sono cresciuto con i film di Nanni Moretti e la frase "le parole sono importanti" mi risuona sempre in mente, specie quando non capisco qualcosa.
https://invidious.fdn.fr/watch?v=dXrG-itgcho Fa un po' sorridere, pensando alla tendenza (non il trend ;-) costante in peggio di questi anni.
Dato che l'inglese (e la storia dell'Inghilterra) non sono il mio forte, mi potreste spiegare questo passaggio? "Smith shows ... fittest and the need to purify and protect the "best" among us"
In particolare il riferimento all'epoca vittoriana e all'"orologiaio cieco", cosa vuole dire?
Se ho capito bene, Doctorow traccia un parallelo tra il ruolo della teoria dell'evoluzione (l'orologiaio cieco) in epoca vittoriana, che ha stimolato le teorie perverse dell'eugenetica (e sappiamo com'è andata a finire), con le attuali teorie che prendono le mosse dalle pratiche dell'apprendimento automatico: "gli imperativi del neoliberalismo e il suo modo di valorizzare (e sminuire) le persone si combinano con alcune delle semplificazioni più sconsiderate e abituali dell'informatica per produrre una forma di tirannia statistica, che cerca di costringere gli esseri umani a semplificare i loro comportamenti per adattarsi ai modelli, piuttosto che adattare i modelli per adattarsi agli esseri umani."
Wikipedia (https://it.wikipedia.org/wiki/L%27orologiaio_cieco) nella descrizione dell'argomento del libro omonimo riporta: "[l'autore spiega] ... l'estrema improbabilità legata alle sofisticate configurazioni degli esseri viventi possa trovare una risposta soddisfacente nella corretta conoscenza del funzionamento dei sistemi selettivi secondo logiche darwiniane".
Cosa hanno a che fare gli algoritmi con l'evoluzione?
Al di là del parallelismo di cui sopra, come riporta in un passo Doctorow (Rob Smith's "own work in genetic algorithms") esiste anche un filone della teoria degli algoritmi che si ispira a quella dell'evoluzione. In realtà a quanto pare Rob Smith critica ferocemente tutta l'ideologia che circonda il suo campo di studi, mostrando che di fatto la pratica (o almeno la parte che *do work*, che funziona ) le smentisce in pieno: "Il lavoro di Smith sugli algoritmi genetici - intrecciato ai ricordi sul crescere bianco nel sud post - Jim Crow (accenno alle leggi sulla segregazione, mia nota), dove i pregiudizi razziali erano pesanti - ha dimostrato che la diversità è sempre più robusta della monocultura, un tema che ricorre ovunque, dall'ecologia all'epidemiologia e alla biologia cellulare."
Seconda considerazione. "AI has conjured up a dystopia of robots displacing human workers from employment" Qualcosa del genere l'ho già letta, mmh, vediamo dove, ah, "La questione tecnologica" di David F. Noble, non c'era il termine "AI" ma "Tecnologia", poco cambia. E prima di Noble, negli anni '50, era Norbert Wiener a mettere in guardia. Eppure, ancora oggi, nel 2020, stiamo a rimuginare se l'AI (o ADM come è di moda chiamarlo) è cosa buona e giusta, è ovvio che non lo è. Di "intelligenza" l'artificiale ha ben poco, l'innovazione non necessariamente è progresso, prendiamo la blockchain, mai vista, in tanti anni di informatico, una "innovazione" tanto assurda.
Non so se sia assurda (direi di no). E' assurdo tutto il ricamare che ne fanno coloro che non sanno cosa sia. Credo sia un libro importante, se è vero quello che dice Doctorow (che stimo moltissimo) nella chiusa: "Questa è un'aggiunta vitale al dibattito sul processo decisionale algoritmico, sull'apprendimento automatico e sul capitalismo delle piattaforme a stadio avanzato, e ha cose importanti da dire su ciò che ci rende umani, su ciò che i nostri computer possono fare per migliorare le nostre vite e su come condurre un discorso critico sugli algoritmi che non subordina l'etica umana alla convenienza statistica." Ancora ben ritrovato, rob
Se ho capito bene, Doctorow traccia un parallelo tra il ruolo della teoria dell'evoluzione (l'orologiaio cieco) in epoca vittoriana, che ha stimolato le teorie perverse dell'eugenetica ...
Attenzione, l'eugenetica è la degenerazione della teoria dell'evoluzione, non vogliamo mica tornare al creazionismo.
Non so se sia assurda (direi di no). E' assurdo tutto il ricamare che ne fanno coloro che non sanno cosa sia.
Beh, sì, intendevo la seconda. La blockchain è una tecnica come tante altre, mica una rivoluzione da paragonare ad Internet come i media, fino a qualche tempo fa, facevano. p.s. se ti va ho scritto, un po' di tempo fa, qualcosa sull'argomento, a metà strada tra il serio e il faceto, ecco li link: https://www.blia.it/blog/bitcoin-blockchain/
participants (3)
-
Antonio Iacono -
J.C. DE MARTIN -
Roberto Resoli