Re: [nexa] Contact Tracing: Chi decide chi è un contatto a rischio, l'algoritmo o il medico?
Concordo che sia importante guardare oltre gli aspetti tecnologici riflettendo su cosa si vuole ottenere e come integrasi nelle pratiche mediche. La app di tracing serve solo a raccogliere dati di prima mano, a supporto del processo complessivo di contenimento e di cura. Alcune proposte affiancano alla app di tracciamento degli strumenti per coordinare il segmento delle persone che risultino a rischio di infezione. Occorre raccogliere ulteriori informazioni da loro, ad esempio somministrando un veloce questionario sui loro comportamenti e su altre evidenze diagnostiche. A me pare ad esempio che ci manchino informazioni per capire se il lockdown sta funzionando come doveva e se no perché. In teoria dopo un mese di lockdown completo i nuovi contagi dovrebbero già essere a zero. Siccome così non è sarebbe utile capire perché: o il social distancing non è rispettato oppure non basta. Siccome i numeri delle persone da seguire è troppo elevato, una possibilità è di coinvolgere associazioni di volontari per fare una specie di triage online, prima di passare i possibili infetti ai medici, come intendono fare in Massachusetts. I dati raccolti in questa fase, possono a loro volta essere utilizzati con strumenti di analisi predittiva basati su Machine Learning. Joshua Bengio propone di fornire alla app di tracciamento la capacità di prevedere la probabilità a posteriori di essere stati infettati nelle due settimane precedenti. Per farlo propone riusare la tecnica del loopy belief propagation. In questo lavoro si dovrebbe formare una sinergia tra gli epidemiologi e gli informatici. I primi possono fornire indicazioni su quali aspetti considerare nelle previsioni e fornire annotazioni sui casi già analizzati. Le attuali tecniche funzionano bene solo se i dati sono sufficientemente ampi e quindi la raccolta deve essere grandemente facilitata e possibilmente automatizzata. Disclaimer: le tecniche citate sono approssimate e a rischio di errori. La loro efficacia dipende dal fatto di operare su grandi numeri e quindi di riuscire a individuare una larga percentuale di casi sospetti , che sarebbe comunque impossibile rintracciare manualmente. A Singapore hanno fatto sforzo immane di indagine e tracciamento manuale caso per caso, che poteva funzionare all’inizio dell'epidemia, quando a diffusione era bassa e il loro territorio piccolo. Su scala italiana è necessario usare strumenti automatici. — Beppe
On 9 Apr 2020, at 10:58, nexa-request@server-nexa.polito.it wrote:
From: "Fabio Pietrosanti (naif)" <lists@infosecurity.ch <mailto:lists@infosecurity.ch>> To: Nexa <nexa@server-nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it>> Subject: [nexa] Contact Tracing: Chi decide chi è un contatto a rischio, l'algoritmo o il medico? Message-ID: <2919f73e-76fa-a755-50e2-84db161439c0@infosecurity.ch <mailto:2919f73e-76fa-a755-50e2-84db161439c0@infosecurity.ch>> Content-Type: text/plain; charset="utf-8"; Format="flowed"
Ciao a tutti,
in questo grande discutere sul tema del contact tracing nel rapporto con la protezione dei dati, osservo che veramente in pochi valutano gli aspetti di utilità funzionale, entrando nel merito della procedura gestionale sanitaria.
Tutti nel ragionare si focalizzano molto sulla tecnologia tracciante "bluetooth si, GPS no, Celle solo aggregate, etc" .
Ma in questo dibattito, quanti ragionano sul "come" e "da chi" queste informazioni potrebbero venire usate in modo utile?
Perché ho il grosso dubbio che tutto il discorso del proximity tracing bluetooth abbia una utilità marginale, vi prego seguitemi nel discorso, magari mi sbaglio.
Quando ho elaborato settimane orsono il mio esercizio di ricerca sul Contact Tracing, mi sono concentrato solo sulla utilità funzionale all'interno delle procedure correntemente fatte, facendo l'esercizio di applicare e usare il dato di cella, senza trattare il dato identificativo:
https://docs.google.com/document/d/1vb1g7xYqLuFyml25vB2da5gfh9LbwQ82YYFxqcfc... <https://docs.google.com/document/d/1vb1g7xYqLuFyml25vB2da5gfh9LbwQ82YYFxqcfc...>
IMHO il migliore sforzo dovrebbe essere idealmente quello di portare efficienza tecnologica "all'interno delle procedure attualmente in essere".
Ora, stiamo osservato che soluzioni "app based" di contact tracing digitale basate sul bluetooth, vedono un orientamento che mette d'accordo tecnologhi e giuristi sul fronte della protezione dei dati.
Eppure ho il sentimento che ci sia un errore di fondo, che fanno in molti, abbagliati dalla supposta efficienza della tecnica di proximity location che mette tutti d'accordo, e cioè:
Il Contact Tracing Digitale, non rimpiazza il Contact Tracing Tradizionale, ma è a questo di ausilio.
Se condividiamo quanto sopra, allora saremmo pronti a porci la prossima domanda, basata sull'assunto che la procedura di CT ha come risultato principale l'individuazione e rintracciamento di chi è epidemiologicamente definito come "Close Contacts" [1] :
Chi decide se un contatto di un contagiato, è epidemiologicamente definibile un "Close Contacts"?
Qui abbiamo grosso modo due scelte, su chi debba decidere chi sia un "Close Contacts":
a) L'algoritmo del sitema di CT Digitale
oppure
b) Il personale sanitario, che effettua l'intervista di contact tracing, sulla base dell'intervista di contact tracing
Qui nei confronti avuti in queste settimane, osservo che c'è chi interpreta il "Contact Tracing Digitale" come una soluzione algoritmicamente in grado di individuare i "Close Contacts". Io non ci giurerei più di tanto.
Proviamo ad elaborare questi scenari, entrando nel merito di come avviene proceduralmente il lavoro del personale sanitario, partendo dai requisiti della definizione di "Close Contact".
Un Close Contact, escludendo i casi di operatori sanitari e di procedura da individuazione su aeroplano, secondo ECDC e WHO sono:
1) A person living in the same household as a COVID-19case
2) A person having had directphysical contact with a COVID-19 case (e.g. shakinghands)
3) A person having unprotected direct contact with infectious secretions of a COVID-19 case (e.g. being coughed on, touching used paper tissues with a bare hand)
4) A person having had face-to-face contact with a COVID-19 case within2 metres[2]and > 15 minutes
5) A person who was in a closed environment(e.g.classroom,meetingroom, hospital waiting room, etc.) with aCOVID-19casefor 15 minutes or moreand at a distance of less than 2 metres
A questo punto proviamo a domandarci se "l'algoritmo", in autonomia, sia è in grado di identificare le casistiche covid-19 di "Close Contact" .
Nel caso "1":
a-intervista: Può essere rilevato e fornito dal contagiato nella intervista
b-algoritmo: Può essere rilevato dall'algoritmo
Nel caso 2:
a-intervista: Può essere rilevato e fornito dal contagiato nella intervista
b-algoritmo: NON può essere rilevato dall'algoritmo
Nel caso 3:
a-intervista: Può essere rilevato e fornito dal contagiato nella intervista
b-algoritmo: NON può essere rilevato dall'algoritmo
Nel caso 4:
a-intervista: Può essere rilevato e fornito dal contagiato nella intervista
b-algoritmo: NON può essere rilevato dall'algoritmo (L'algoritmo non sa' se contagiato e contatto sono "faccia a faccia", non sa' se si tratta di attesa per entrare al supermercato con mascherine protette, etc)
Nel caso 5:
a-intervista: Può essere rilevato e fornito dal contagiato nella intervista
b-algoritmo: NON può essere rilevato dall'algoritmo, perché non può sapere se ci si trova all'interno di un ambiente chiuso
A questo punto possiamo affermare che *l'algoritmo non è in grado di rilevare ed identiciare un "Close Contact"* così come epidemiologicamente definto, quando si va ad impiegare un sistema di proxymity bluetooth.
Eccoci, torniamo al punto iniziale, la decisione se un contatto è un "Close Contact" la prende il personale sanitario, sulla base della intervista di contact tracing, cioè il Contact Tracing Digitale, da solo serve a niente.
A questo punto dobbiamo domandarci:
D-1) Ma allora a che serve questo bluetooth?
D-2) E in quale modo si potrebbe rendere utile veramente?
IMHO, data l'analisi di cui sopra, l'unico modo con cui si ottiene una utilità da tutto questo sistema di raccolta dati, è che questi siano disponibili come ausilo *DURANTE L'INTERVISTA DI CONTACT TRACING* (secondo quanto scrisi nel mio paper originale sull'uso dei dati di cella), ovvero che consentano al personale sanitario di accompagnare l'intervista, circostanziandola e contestualizzandola.
Immaginiamo il personale sanitario con il suo telefono con la "app di contact tracing di backoffice per personale sanitario" che, autorizzato dal contagiato, vanno a guardare assieme lo storico dei contatti rilevati dalla sua "app", su una timeline, e annotino il contesto in cui questi sono stato avvenuti.
Già, perché senza avere il contesto, non è possibile definire cosa sia un "Close Contact" secondo la definizione epidemiologica dello stesso.
La app e i suoi dati, quindi, diventano un utile ausilio alla memoria del contagiato, nella sua intervista di contact tracing, e vedono la sua utilità effettiva per l'identificazione dei contatti sulla base di "quanto si ricorda il contagiato" nella intervista.
Se quanto sopra affermato è vero, la app bluetooth di prossimità serve veramente a poco, senza essere coadiuvata da una raccolta delle informazioni di localizzazione geografica, perché lo scopo diventa quello di "assistere" il percorso mnemonico del contagiato durante l'intervista.
Quindi, secondo quanto finora ipotizzato in questa digressione, l'app che registra solo i dati di bluetooth non serve a niente, a meno di non essere corredata da informazioni di geo-localizzazione (seppur approssimative), che consentano in questo percorso assistito di intervista di riportare più agevolmente alla memoria del contaggiato il "contesto" (Quel giorno, a quell'ora, si trovava nel posto X, che era chiuso/aperto, e faceva Y).
Solo avendo il Contesto, il personale sanitario può dare una tassonomia epidemiologica del contatto, definendolo "Close Contact" o meno, quindi decidendo se, tramite i dati di contatto bluetooth raccolti, sia il caso di avviare la procedura di gestione.
In sintesi, *il dato di bluetooth as it is a me pare serva veramente a poco*, se non coadiuvato dalla informazione geo-referenziata ("GPS" o "Cloud Location Service), il tutto al fine di consentire una "intervista di contact tracing" assistita e arricchita dai dati, cioè uno strumento di backoffice per gli stakeholder coinvolti in questo processo.
Mi sono sbagliato? Spero di si.
Fabio
[1] Il Close Contact è definito qui https://www.ecdc.europa.eu/sites/default/files/documents/covid-19-public-hea... <https://www.ecdc.europa.eu/sites/default/files/documents/covid-19-public-hea...>
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Giuseppe Attardi