Uso commerciale delle opere in pubblico dominio marcate semanticamente
Buongiorno, il caso di Biblioteca Italiana (testi in pubblico dominio rielaborati con codifica Tei) mi pare ricada nel cosiddetto diritto sui generis delle banche dati quindi, a meno che chi ha realizzato la banca dati (l'Università Sapienza) non la pubblichi con una licenza CC0 o altra licenza che ne permetta il riuso libero, esiste un diritto connesso alla banca dati in sé e pertanto il riuso è soggetto ad autorizzazione (che però immagino l'Università potrà volentieri fornire). Sul divieto di riuso commerciale: senza entrare nel caso di opere coperta da diritto d'autore (per le quali è previsto appunto il diritto dell'autore a vietare il riuso commerciale, poiché potenzialmente a discapito del proprio), per le opere in pubblico dominio, talvolta la restrizioni al riuso commerciale sono intese come forma di "tutela" che l'ente conservatore (archivio, biblioteca, museo) eserciterebbe sul bene stesso. Tutela che pur essendo riconosciuta (dal Codice dei Beni Culturali e successive norme) non è affatto obbligata ed anzi esula dai doveri dell'ente (che riguardano la conservazione e semmai la diffusione della conoscenza del patrimonio culturale). Anche l'obiezione che permettere il libero riuso sottragga introiti agli enti conservatori è ormai stato ampiamente dimostrato essere una vana speranza, poiché ad ogni analisi i costi (in termine di personale e attrezzature) per la gestione di autorizzazioni e riproduzioni si sono rivelati superiori all'introito incassato per i diritti di riproduzione (l'ultimo in ordine di tempo ad affermarlo il direttore del Museo Egizio di Torino, in un recente convegno sul pubblico dominio in ambiente digitale https://webmagazine.unitn.it/evento/giurisprudenza/87865/la-riproduzione-di-... Quindi la licenza più corretta per una banca dati quale Biblioteca italiana è effettivamente una CCO, e quella di una reale apertura al riuso (CC BY SA o CC0) è ormai la lettura che si va affermando negli ambienti archivistici e bibliotecari. Diciamo che nel chiedere l'autorizzazione al riuso dei dati si potrebbe suggerire anche un aggiornamento nella licenza, anche perché talvolta si tratta di scelte non più riviste da tempo. Mi permetto di suggerire come fonti: - le faq dell'AIB su Pubblico dominio e copyright: molto utili per rispondere a casi concreti e con riferimenti alla normativa: https://www.aib.it/attivita/2020/78571-pubblico-dominio-istruzioni-per-luso-... - i volumi di Simone Aliprandi (in CC BY SA!) come *Capire il copyright, *in particolare al capitolo 3. *Le banche dati e il cosiddetto diritto sui generis* http://www.ledizioni.it/stag/wp-content/uploads/2014/02/Aliprandi_CapireCopy... cordiali saluti Elena Marangoni Università degli Studi di Torino Direzione Ricerca e Terza Missione via Bava, 31 - 10124 Torino Tel. +39 0116703918www.sba.unito.it Il giorno ven 26 feb 2021 alle ore 12:00 Giovanni Biscuolo < giovanni@biscuolo.net> ha scritto:
Buongiorno,
Scusate, ho cercato di essere breve ma meno di questa lunga email non riesco a scrivere senza perdere contesto: chi non è interessato al riutilizzo delle opere in pubblico dominio e alla rielaborazione delle informazioni in esse contenute è pregato di ignorarmi.
Breve premessa per contestualizzare: nell'azienda con la quale collaboro vorrei occuparmi di sistemi e strumenti per codifica ed elaborazione di testi (letterari, scientifici... qualsiasi) e vorrei farlo potendo *commercializzare* sia gli strumenti che **i testi** [1] così codificati e (ri)elaborati, anche in maniera creativa e fantasiosa; tra l'altro, nel farlo _voglio_ che chiunque, senza chiedermi il permesso, possa a sua volta (ri)elaborare i testi (ri)elaborati per poterci costruire sopra qualsiasi attività commerciale gli venga in mente. Insomma concetti familiari che stanno alla base del software libero e che vorrei vedere maggiormente applicati anche nelle "digital humanities" con le CC-BY e CC-BY-SA.
Prendo ad esempio i testi resi disponibili da http://www.bibliotecaitaliana.it/ ma non sono certo l'unico esempio di distribuzione problematica di testi tratti dal pubblico dominio.
In sintesi questo è il progetto: --8<---------------cut here---------------start------------->8---
Biblioteca Italiana è una biblioteca digitale di testi rappresentativi della tradizione culturale e letteraria italiana dal Medioevo al Novecento, che conta nel proprio catalogo più di 3500 titoli.
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La stragrande maggioranza (credo tutti) dei testi pubblicati sono in pubblico dominio ma la Biblioteca Italiana distribuisce i testi (codificati in TEI, uno schema XML dedicato alla marcatura semantica di testi) con questa restrizione:
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Posso scaricare liberamente i testi?
Si, ricordando però che sono coperti da copyright: pertanto in caso di pubblico riutilizzo è doveroso citare Biblioteca Italiana come fonte, esattamente come si farebbe con un libro. È ovviamente vietata ogni forma di riutilizzo a scopo commerciale.
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(tratto dalle FAQ http://www.bibliotecaitaliana.it/page/735)
«Ovviamente vietata...», divertente :-D
Mi sono imbattuto in questi testi perché sto studiando il progetto https://dracor.org/, un bellissimo progetto che ruota attorno al concetto di "Programmable Corpora": quando ho letto *programmable* non ho potuto fare a meno di "saltargli addosso" per ovvii motivi [2].
Ma stiamo sul pezzo: ogni testo incluso nel corpora italiano [3] è tratto da quelli pubblicati da Biblioteca Italiana e quindi riporta questo "publication statement":
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<availability> <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p> </availability>
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Cioè in pratica un copyright classico, manco un CC-BY-NC.
Questa "sampling declaration":
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<samplingDecl> <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione digitale</p> </samplingDecl>
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Quindi tutto il testo è quello originale dell'autore (Manzoni, Foscolo, Goldoni), cioè è in pubblico dominio, e sono state eliminate tutte le marginalia eventualmente presenti nel testo stampato di riferimento.
In altre parole il parole Biblioteca Italiana (Sapienza Università di Roma, Biblioteca Europea di Informazione Cultura, Istituto Centrale per il Catalogo Unico e MiBAC) pubblicano testi in pubblico dominio marcati TEI con un copyright classico.
Non è così per tutti i testi contenuti nei repository di https://dracor.org/, quelli in tedesco per esempio sono distribuiti in CC0 (Public Domain) perché presi da https://www.textgridrep.org/ mentre quelli in francese sono in CC-BY-NC-SA perché presi da http://theatre-classique.fr
Ho due domande per chi ha avuto la pazienza di arrivare fin qui:
1. è possibile redistribuire un'opera in pubblico dominio con una licenza diversa "solo" perché la si codifica semanticamente, con TEI per esempio?
2. accademici di tutto il mondo: mi spiegate con parole semplici cosa avete contro l'uso commerciale delle opere in pubblico dominio da voi arricchite e ripubblicate? Lo sapete che così le "vostre" opere non sono più libere, non sono "Free Cultural Works" [4]?
3. non sarebbe il caso che progetti finanziati con fondi pubblici producano opere liberamente riutilizzabili, *ovviamente* anche ai fini commerciali?
Chiudo fornendo un esempio di uso commerciale creativo: il merchandising https://dracor.org/doc/merch.
Vendere un poster come "Distant-Reading Showcase: 465 German-Language Dramas at a Glance (DHd2016, Leipzig)" ma rielaborato per "Italian-Language Dramas" NON sarebbe possibile a causa della restrizione del copyright.
Tutto il resto è spiegato in «The case for Free use: reasons not to use a Creative Commons -NC license» [4]
Saluti, Giovanni.
[1] vuoi mai che un giorno qualcuno sia addirittura disposto a pagare la mia organizzazione per (ri)codificare i testi di altri :-O
[2] semplicemente: The book is a program. ( https://docs.racket-lang.org/pollen/Backstory.html)
[3] https://github.com/dracor-org/itadracor/tree/master/tei
[4] https://freedomdefined.org/index.php/Licenses/NC
-- Giovanni Biscuolo _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Buonasera Elena, grazie per i commenti! Elena Marangoni <elena.marangoni@unito.it> writes:
il caso di Biblioteca Italiana (testi in pubblico dominio rielaborati con codifica Tei) mi pare ricada nel cosiddetto diritto sui generis delle banche dati quindi,
Ah interessante, non avevo mai considerato la possibilità di trattare un testo codificato in TEI come una banca dati e quindi tutelata dal diritto sui generis apposito https://it.wikipedia.org/wiki/Base_di_dati#Rapporto_col_diritto_d'autore Devo ammettere che guardanto il testo, ad esempio https://github.com/dracor-org/itadracor/blob/master/tei/goldoni-la-locandier..., non mi pare si possa definire "database"... anche se ammetto che faccio parte di quella sparuta schiera di eccentrici che non riconosce alcuna differenza tra codice e dato - un documento TEI è dato o codice?!? - ma andrei OT seguendo quella strada. In ogni caso, mi pare di capire che anche tu Elena NON ritieni il lavoro di marcatura TEI di tipo creativo e quindi degno di protezione del diritto d'autore (semmai di diritto sui generis sui database), ottimo. [...] [...]
per le opere in pubblico dominio, talvolta la restrizioni al riuso commerciale sono intese come forma di "tutela" che l'ente conservatore (archivio, biblioteca, museo) eserciterebbe sul bene stesso. Tutela che pur essendo riconosciuta (dal Codice dei Beni Culturali e successive norme)
Non conosco nel dettaglio quel codice, ma stendiamo un velo PIETOSO sulla ratio della norma che ancora oggi fa sì che sia consentita solo «la divulgazione con qualsiasi mezzo delle immagini di beni culturali, legittimamente acquisite, in modo da non poter essere ulteriormente riprodotte a scopo di lucro.» [1] Se QUESTA è la tutela che lo Stato intende mettere in atto dei nostri beni culturali, impedendone la LIBERA fruizione delle COPIE per QUALSIASI scopo allora siamo messi male: qualcuno dovrebbe spiegarmi perché un'agenzia di viaggio o una guida turistica non possono fare attività commerciale con materiale digitale messo loro a disposizione per il LIBERO riutilizzo dallo stato italiano... non capisco, proprio non capisco.
non è affatto obbligata ed anzi esula dai doveri dell'ente (che riguardano la conservazione e semmai la diffusione della conoscenza del patrimonio culturale).
Sì ma l'illusione di poter raggranellare due lire dallo sfruttamento dei diritti patrimoniali anche di opere di autori morti da millenni fa fare corto circuito alla ragione, purtroppo.
Anche l'obiezione che permettere il libero riuso sottragga introiti agli enti conservatori è ormai stato ampiamente dimostrato essere una vana speranza,
[...]
(l'ultimo in ordine di tempo ad affermarlo il direttore del Museo Egizio di Torino, in un recente convegno sul pubblico dominio in ambiente digitale https://webmagazine.unitn.it/evento/giurisprudenza/87865/la-riproduzione-di-...
Mi basta vedere l'elenco dei relatori per intuire i contenuti, mi metto il video nei segnalibri e spero di poter ascoltare il seminario un giorno
Quindi la licenza più corretta per una banca dati quale Biblioteca italiana è effettivamente una CCO, e quella di una reale apertura al riuso (CC BY SA o CC0) è ormai la lettura che si va affermando negli ambienti archivistici e bibliotecari.
Grazie, mi rincuori.
Diciamo che nel chiedere l'autorizzazione al riuso dei dati si potrebbe suggerire anche un aggiornamento nella licenza, anche perché talvolta si tratta di scelte non più riviste da tempo.
Sì ammetto di non aver nemmeno chiesto ai curatori dell'archivio: lo farò. Il lavoro mi pare sia del 2004 e da allora il discorso attorno a questo argomento è evoluto a quanto pare.
Mi permetto di suggerire come fonti: - le faq dell'AIB su Pubblico dominio e copyright: molto utili per rispondere a casi concreti e con riferimenti alla normativa: https://www.aib.it/attivita/2020/78571-pubblico-dominio-istruzioni-per-luso-...
- i volumi di Simone Aliprandi (in CC BY SA!) come *Capire il copyright, *in particolare al capitolo 3. *Le banche dati e il cosiddetto diritto sui generis* http://www.ledizioni.it/stag/wp-content/uploads/2014/02/Aliprandi_CapireCopy...
Grazie mille per i riferimenti documentali, conosco abbastanza il diritto d'autore tanto da essere indispettito ogni volta che mi capita (e succede spesso) di trovare opere "uscite dalla porta" del copyright e "rientrate dalla finestra", come nel caso dei Beni Culturali :-( Cordiali saluti, Giovanni [...] [1] https://it.wikipedia.org/wiki/Codice_dei_beni_culturali_e_del_paesaggio#Disc... -- Giovanni Biscuolo
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