La pagina bianca è la mia bottega (di Michele Serra)
"Scrivi una favola della buonanotte sui dinosauri per un bambino di otto anni". "Progetta un piano turistico di due settimane nel parco di Yellowstone". "Scrivi una guida di un colloquio per una posizione interna di ingegnere informatico". Queste tre scritte, assieme ad altre dalla logica misteriosa, compaiono da qualche settimana, dentro tre finestrelle rettangolari, in testa alla pagina Word che ogni giorno apro nel mio Mac per mettermi a scrivere. La pagina bianca è la mia bottega. Il luogo, privatissimo, del mio lavoro quotidiano. Da qualche mese la AI di Microsoft la presidia senza scampo. Apro la porta della mia bottega e trovo un intruso che mi dice "buongiorno, posso esserti utile?". È entrato da solo, senza che io l'abbia mai chiesto, proponendomi di fare in mia vece ciò che faccio da una vita intera. Ammesso (e non concesso) che se le chiedessi di scrivere questa newsletter al mio posto - stamattina fa troppo caldo, non ho voglia di faticare e preferisco andare al fiume - la scriverebbe meglio di me, il problema è che non gliel'ho chiesto; né voglio chiederlo. Non voglio quei banner in cima alla mia pagina: io, nella mia pagina, voglio stare da solo. Oppure sarebbe normale, secondo voi, che il disegnatore aprisse la risma appena comperata in cartoleria e trovasse in ogni foglio un segno già tracciato a matita? Con la scritta: se vuoi puoi cancellarmi, ma non ti sembro un buon inizio per quello che intendi disegnare? Conosco l'obiezione. Basta cominciare a scrivere - basta un clic - e quegli inviti non richiesti a servirsi di un coautore spariscono (e ci mancherebbe altro). Il foglio torna intonso. Ma obietto a mia volta che se io volessi tornare ad aprire la mia pagina trovandola, come sempre, immacolata, libera da ogni intrusione, non ne sarei capace. Importante: non vale alcun livello di biasimo per il mio "non essere capace". Niente e nessuno può obbligarmi (e obbligare chiunque) all'incessante aggiornamento sulle novità tecnologiche; è una mia facoltà, non un mio dovere. Uso quanto, della tecnologia, mi è utile e necessario, fosse anche un livello "primitivo" rispetto al ricco catalogo disponibile. Perché dovrei sentirmi costretto ad attrezzarmi per continui salti di qualità? Volessi inibire le intrusioni indebite nel mio programma di scrittura - che già così com'è soddisfa perfettamente le mie necessità - dovrei rivolgermi a un professionista o a un amico nerd che lo faccia al mi o posto: come se il disegnatore di cui sopra non avesse la gomma per cancellare, e dovesse chiedere a qualcun altro di pulirgli il foglio. Ogni volta che parlo della questione con gli amici, si accende il dibattito. I punti forti del pensiero di chi ritiene eccessivo il mio disappunto sono questi: 1) È sempre accaduto che i salti tecnologici producessero sconcerto e spiazzassero i meno giovani: poi ci si assesta, si capisce che i vantaggi sono superiori agli svantaggi, e ciò che sembrava sconquassante diventa del tutto normale. 2) Non si può pretendere che la propria arretratezza tecnologica pesi al punto da attardare il progresso. Se io sono un troglodita digitale non ho il diritto di prendermela con chi, non essendolo, maneggia le nuove situazioni con la giusta destrezza. Ben detto. Convincente. Ma non è questo il punto. Il punto è che l’adesione al progresso – dando per scontato che l’IA lo sia – non può essere obbligatoria. Chi andava a piedi poi ha cominciato a usare la bicicletta e chi andava in bicicletta poi ha cominciato a usare l’automobile. E sicuramente già quei passaggi d’epoca furono accompagnati dal borbottio passatista, “dove andremo a finire, quei velocipedi sono pericolosissimi!”. Ma si è continuato ad andare a piedi, e in bicicletta, anche nell’epoca dell’automobile (e anzi, con il tempo, camminare e pedalare hanno riconquistato un’aura formidabile di salubrità e, aggiungo, di “modernità”). Le nuove tecnologie si sono sempre aggiunte, mai sostituite alle precedenti. Nessun pedone si è ritrovato una bicicletta in casa senza averla richiesta, nessun ciclista si è ritrovato un’automobile davanti alla porta senza preavviso. Bene: io non sono affatto sicuro di poter continuare a lavorare su una pagina bianca, come vorrei e come avrei diritto di fare. La pervasività e l’intrusività delle tecnologie digitali mi fa dubitare, ogni giorno di più, che siano facoltative: e già adesso, vederle comparire sul mio schermo senza che io abbia fatto nulla per convocarle, non mi piace. E anzi: mi turba. La vivo come una violenza nemmeno tanto subdola: e anzi evidente. Non perché io sia troglodita (lo sono, ma non più di tanto; non al punto di desiderare una clava per bastonare i chip), ma perché non voglio essere il terminale inerte di decisioni e di politiche commerciali che considerano “naturale” la mia adesione, e scontato il mio entusiasmo. Non voglio sentirmi reclutato a mia insaputa, e considero mio diritto, nel caso non voglia adeguarmi (o non sia in grado di farlo), essere lasciato in pace. Aggiungo: anche se gli accessi al “nuovo” fossero del tutto gratuiti – e non lo sono, voglio avere il diritto di non considerarli indispensabili alla mia vita e alle mie necessità. Il giorno che avrò bisogno di un'intelligenza artificiale, cosiddetta, voglio essere io a dirglielo. La rete che ci avvolge dovrebbe essere al nostro servizio, non noi al suo. Non nasciamo clienti, lo diventiamo secondo volontà e bisogni che è bene siano stabiliti da noi e non imposti dall’alto (dall’alto? Con il digitale viene voglia di dire: da ovunque, da sopra, da sotto, da “dentro”…). Vogliamo andare a piedi anche se abbiamo l’automobile e mentre camminiamo non vogliamo essere affiancati da un’automobile a guida automatica che ci dice “e dai, sali, perché ti ostini a fare tutta quella fatica?”. Grazie, si levi di torno, non ha idea di quanto mi piaccia camminare. E non ha idea di quanto sia sgradevole essere disturbato mentre cammino. “La pervasività e l’intrusività delle tecnologie digitali mi fa dubitare, ogni giorno di più, che siano facoltative: e già adesso, vederle comparire sul mio schermo senza che io abbia fatto nulla per convocarle, non mi piace”
Forse non ci siamo accorti che tal "Registro delle opposizioni" ha sempre funzionato a carburo, e che siamo giornalmente martellati da call center che ci propongono meraviglie (e sono probabilmente minchiate). Quello di cui si parla qui sotto NON è un problema tecnologico, ma SOCIALE. Da quando abbiamo accettato la pubblicità fuori da Carosello nelle TV commerciali, il vaso di Pandora del "marketing pervasivo" è stato aperto (e ora ci dobbiamo sorbire pubblicità anche su Sky, pur pagando). Dovremmo davvero proporre una legge di iniziativa popolare per ripulire il nostro spazio mediatico dal guano, ma la somma di tempi "tecnici" amministrativi e politici, più i poteri che remerebbero contro, sconsigliano fermamente di alzarsi dal divano... (se si sa già come andrà a finire, provare sarebbe da masochisti). Il 2025-06-16 15:06 Antonio ha scritto:
"Scrivi una favola della buonanotte sui dinosauri per un bambino di otto anni". "Progetta un piano turistico di due settimane nel parco di Yellowstone". "Scrivi una guida di un colloquio per una posizione interna di ingegnere informatico". Queste tre scritte, assieme ad altre dalla logica misteriosa, compaiono da qualche settimana, dentro tre finestrelle rettangolari, in testa alla pagina Word che ogni giorno apro nel mio Mac per mettermi a scrivere.
La pagina bianca è la mia bottega. Il luogo, privatissimo, del mio lavoro quotidiano. Da qualche mese la AI di Microsoft la presidia senza scampo. Apro la porta della mia bottega e trovo un intruso che mi dice "buongiorno, posso esserti utile?". È entrato da solo, senza che io l'abbia mai chiesto, proponendomi di fare in mia vece ciò che faccio da una vita intera. Ammesso (e non concesso) che se le chiedessi di scrivere questa newsletter al mio posto - stamattina fa troppo caldo, non ho voglia di faticare e preferisco andare al fiume - la scriverebbe meglio di me, il problema è che non gliel'ho chiesto; né voglio chiederlo. Non voglio quei banner in cima alla mia pagina: io, nella mia pagina, voglio stare da solo. Oppure sarebbe normale, secondo voi, che il disegnatore aprisse la risma appena comperata in cartoleria e trovasse in ogni foglio un segno già tracciato a matita? Con la scritta: se vuoi puoi cancellarmi, ma non ti sembro un buon inizio per quello che intendi disegnare?
Conosco l'obiezione. Basta cominciare a scrivere - basta un clic - e quegli inviti non richiesti a servirsi di un coautore spariscono (e ci mancherebbe altro). Il foglio torna intonso. Ma obietto a mia volta che se io volessi tornare ad aprire la mia pagina trovandola, come sempre, immacolata, libera da ogni intrusione, non ne sarei capace. Importante: non vale alcun livello di biasimo per il mio "non essere capace". Niente e nessuno può obbligarmi (e obbligare chiunque) all'incessante aggiornamento sulle novità tecnologiche; è una mia facoltà, non un mio dovere. Uso quanto, della tecnologia, mi è utile e necessario, fosse anche un livello "primitivo" rispetto al ricco catalogo disponibile. Perché dovrei sentirmi costretto ad attrezzarmi per continui salti di qualità? Volessi inibire le intrusioni indebite nel mio programma di scrittura - che già così com'è soddisfa perfettamente le mie necessità - dovrei rivolgermi a un professionista o a un amico nerd che lo faccia al mi o posto: come se il disegnatore di cui sopra non avesse la gomma per cancellare, e dovesse chiedere a qualcun altro di pulirgli il foglio.
Ogni volta che parlo della questione con gli amici, si accende il dibattito. I punti forti del pensiero di chi ritiene eccessivo il mio disappunto sono questi:
1) È sempre accaduto che i salti tecnologici producessero sconcerto e spiazzassero i meno giovani: poi ci si assesta, si capisce che i vantaggi sono superiori agli svantaggi, e ciò che sembrava sconquassante diventa del tutto normale. 2) Non si può pretendere che la propria arretratezza tecnologica pesi al punto da attardare il progresso. Se io sono un troglodita digitale non ho il diritto di prendermela con chi, non essendolo, maneggia le nuove situazioni con la giusta destrezza.
Ben detto. Convincente. Ma non è questo il punto. Il punto è che l’adesione al progresso – dando per scontato che l’IA lo sia – non può essere obbligatoria. Chi andava a piedi poi ha cominciato a usare la bicicletta e chi andava in bicicletta poi ha cominciato a usare l’automobile. E sicuramente già quei passaggi d’epoca furono accompagnati dal borbottio passatista, “dove andremo a finire, quei velocipedi sono pericolosissimi!”. Ma si è continuato ad andare a piedi, e in bicicletta, anche nell’epoca dell’automobile (e anzi, con il tempo, camminare e pedalare hanno riconquistato un’aura formidabile di salubrità e, aggiungo, di “modernità”). Le nuove tecnologie si sono sempre aggiunte, mai sostituite alle precedenti. Nessun pedone si è ritrovato una bicicletta in casa senza averla richiesta, nessun ciclista si è ritrovato un’automobile davanti alla porta senza preavviso. Bene: io non sono affatto sicuro di poter continuare a lavorare su una pagina bianca, come vorrei e come avrei diritto di fare. La pervasività e l’intrusività delle tecnologie digitali mi fa dubitare, ogni giorno di più, che siano facoltative: e già adesso, vederle comparire sul mio schermo senza che io abbia fatto nulla per convocarle, non mi piace. E anzi: mi turba. La vivo come una violenza nemmeno tanto subdola: e anzi evidente.
Non perché io sia troglodita (lo sono, ma non più di tanto; non al punto di desiderare una clava per bastonare i chip), ma perché non voglio essere il terminale inerte di decisioni e di politiche commerciali che considerano “naturale” la mia adesione, e scontato il mio entusiasmo. Non voglio sentirmi reclutato a mia insaputa, e considero mio diritto, nel caso non voglia adeguarmi (o non sia in grado di farlo), essere lasciato in pace. Aggiungo: anche se gli accessi al “nuovo” fossero del tutto gratuiti – e non lo sono, voglio avere il diritto di non considerarli indispensabili alla mia vita e alle mie necessità.
Il giorno che avrò bisogno di un'intelligenza artificiale, cosiddetta, voglio essere io a dirglielo. La rete che ci avvolge dovrebbe essere al nostro servizio, non noi al suo. Non nasciamo clienti, lo diventiamo secondo volontà e bisogni che è bene siano stabiliti da noi e non imposti dall’alto (dall’alto? Con il digitale viene voglia di dire: da ovunque, da sopra, da sotto, da “dentro”…). Vogliamo andare a piedi anche se abbiamo l’automobile e mentre camminiamo non vogliamo essere affiancati da un’automobile a guida automatica che ci dice “e dai, sali, perché ti ostini a fare tutta quella fatica?”. Grazie, si levi di torno, non ha idea di quanto mi piaccia camminare. E non ha idea di quanto sia sgradevole essere disturbato mentre cammino.
“La pervasività e l’intrusività delle tecnologie digitali mi fa dubitare, ogni giorno di più, che siano facoltative: e già adesso, vederle comparire sul mio schermo senza che io abbia fatto nulla per convocarle, non mi piace”
Grazie, Antonio, non lo avevo visto. Sembra la versione lunga della scritta su questo adesivo: https://xcancel.com/LitMoose/status/1933570024880402603/photo/1 Un caro saluto, Daniela ________________________________________ Da: nexa <nexa-bounces@server-nexa.polito.it> per conto di Antonio <antonio@piumarossa.it> Inviato: lunedì 16 giugno 2025 15:06 A: nexa@server-nexa.polito.it Oggetto: [Junk released by Allowed List] [nexa] La pagina bianca è la mia bottega (di Michele Serra) "Scrivi una favola della buonanotte sui dinosauri per un bambino di otto anni". "Progetta un piano turistico di due settimane nel parco di Yellowstone". "Scrivi una guida di un colloquio per una posizione interna di ingegnere informatico". Queste tre scritte, assieme ad altre dalla logica misteriosa, compaiono da qualche settimana, dentro tre finestrelle rettangolari, in testa alla pagina Word che ogni giorno apro nel mio Mac per mettermi a scrivere. La pagina bianca è la mia bottega. Il luogo, privatissimo, del mio lavoro quotidiano. Da qualche mese la AI di Microsoft la presidia senza scampo. Apro la porta della mia bottega e trovo un intruso che mi dice "buongiorno, posso esserti utile?". È entrato da solo, senza che io l'abbia mai chiesto, proponendomi di fare in mia vece ciò che faccio da una vita intera. Ammesso (e non concesso) che se le chiedessi di scrivere questa newsletter al mio posto - stamattina fa troppo caldo, non ho voglia di faticare e preferisco andare al fiume - la scriverebbe meglio di me, il problema è che non gliel'ho chiesto; né voglio chiederlo. Non voglio quei banner in cima alla mia pagina: io, nella mia pagina, voglio stare da solo. Oppure sarebbe normale, secondo voi, che il disegnatore aprisse la risma appena comperata in cartoleria e trovasse in ogni foglio un segno già tracciato a matita? Con la scritta: se vuoi puoi cancellarmi, ma non ti sembro un buon inizio per quello che intendi disegnare? Conosco l'obiezione. Basta cominciare a scrivere - basta un clic - e quegli inviti non richiesti a servirsi di un coautore spariscono (e ci mancherebbe altro). Il foglio torna intonso. Ma obietto a mia volta che se io volessi tornare ad aprire la mia pagina trovandola, come sempre, immacolata, libera da ogni intrusione, non ne sarei capace. Importante: non vale alcun livello di biasimo per il mio "non essere capace". Niente e nessuno può obbligarmi (e obbligare chiunque) all'incessante aggiornamento sulle novità tecnologiche; è una mia facoltà, non un mio dovere. Uso quanto, della tecnologia, mi è utile e necessario, fosse anche un livello "primitivo" rispetto al ricco catalogo disponibile. Perché dovrei sentirmi costretto ad attrezzarmi per continui salti di qualità? Volessi inibire le intrusioni indebite nel mio programma di scrittura - che già così com'è soddisfa perfettamente le mie necessità - dovrei rivolgermi a un professionista o a un amico nerd che lo faccia al mi o posto: come se il disegnatore di cui sopra non avesse la gomma per cancellare, e dovesse chiedere a qualcun altro di pulirgli il foglio. Ogni volta che parlo della questione con gli amici, si accende il dibattito. I punti forti del pensiero di chi ritiene eccessivo il mio disappunto sono questi: 1) È sempre accaduto che i salti tecnologici producessero sconcerto e spiazzassero i meno giovani: poi ci si assesta, si capisce che i vantaggi sono superiori agli svantaggi, e ciò che sembrava sconquassante diventa del tutto normale. 2) Non si può pretendere che la propria arretratezza tecnologica pesi al punto da attardare il progresso. Se io sono un troglodita digitale non ho il diritto di prendermela con chi, non essendolo, maneggia le nuove situazioni con la giusta destrezza. Ben detto. Convincente. Ma non è questo il punto. Il punto è che l’adesione al progresso – dando per scontato che l’IA lo sia – non può essere obbligatoria. Chi andava a piedi poi ha cominciato a usare la bicicletta e chi andava in bicicletta poi ha cominciato a usare l’automobile. E sicuramente già quei passaggi d’epoca furono accompagnati dal borbottio passatista, “dove andremo a finire, quei velocipedi sono pericolosissimi!”. Ma si è continuato ad andare a piedi, e in bicicletta, anche nell’epoca dell’automobile (e anzi, con il tempo, camminare e pedalare hanno riconquistato un’aura formidabile di salubrità e, aggiungo, di “modernità”). Le nuove tecnologie si sono sempre aggiunte, mai sostituite alle precedenti. Nessun pedone si è ritrovato una bicicletta in casa senza averla richiesta, nessun ciclista si è ritrovato un’automobile davanti alla porta senza preavviso. Bene: io non sono affatto sicuro di poter continuare a lavorare su una pagina bianca, come vorrei e come avrei diritto di fare. La pervasività e l’intrusività delle tecnologie digitali mi fa dubitare, ogni giorno di più, che siano facoltative: e già adesso, vederle comparire sul mio schermo senza che io abbia fatto nulla per convocarle, non mi piace. E anzi: mi turba. La vivo come una violenza nemmeno tanto subdola: e anzi evidente. Non perché io sia troglodita (lo sono, ma non più di tanto; non al punto di desiderare una clava per bastonare i chip), ma perché non voglio essere il terminale inerte di decisioni e di politiche commerciali che considerano “naturale” la mia adesione, e scontato il mio entusiasmo. Non voglio sentirmi reclutato a mia insaputa, e considero mio diritto, nel caso non voglia adeguarmi (o non sia in grado di farlo), essere lasciato in pace. Aggiungo: anche se gli accessi al “nuovo” fossero del tutto gratuiti – e non lo sono, voglio avere il diritto di non considerarli indispensabili alla mia vita e alle mie necessità. Il giorno che avrò bisogno di un'intelligenza artificiale, cosiddetta, voglio essere io a dirglielo. La rete che ci avvolge dovrebbe essere al nostro servizio, non noi al suo. Non nasciamo clienti, lo diventiamo secondo volontà e bisogni che è bene siano stabiliti da noi e non imposti dall’alto (dall’alto? Con il digitale viene voglia di dire: da ovunque, da sopra, da sotto, da “dentro”…). Vogliamo andare a piedi anche se abbiamo l’automobile e mentre camminiamo non vogliamo essere affiancati da un’automobile a guida automatica che ci dice “e dai, sali, perché ti ostini a fare tutta quella fatica?”. Grazie, si levi di torno, non ha idea di quanto mi piaccia camminare. E non ha idea di quanto sia sgradevole essere disturbato mentre cammino. “La pervasività e l’intrusività delle tecnologie digitali mi fa dubitare, ogni giorno di più, che siano facoltative: e già adesso, vederle comparire sul mio schermo senza che io abbia fatto nulla per convocarle, non mi piace”
Sembra la versione lunga della scritta su questo adesivo: https://xcancel.com/LitMoose/status/1933570024880402603/photo/1
Evidentemente Microsoft e C. hanno un disperato bisogno di rientrare presto dagli investimenti miliardari (a volte completamente persi come nel recente caso builder.ai). "The present frenzy surrounding artificial intelligence will not last forever. As the limitations of generative AI become clearer, and as the economic returns on massive corporate investments fail to materialize at the expected scale, the speculative bubble will inevitably burst. When that moment comes — as it did after the dot-com crash, and again after the robot hype of the 2010s — we will face a critical choice. We can resign ourselves to another cycle of technological disillusionment, or we can ask more fundamental questions about how technology might genuinely serve human needs. If we are to meet the challenges of the coming decades — from the climate crisis to the conclusion of the demographic transition to the pursuit of lives of greater freedom and meaning — we will need not more speculation about machines that will save us, but deliberate, collective action to shape our technological futures." Sono parole di Aaron Benanav estratte da un suo recente articolo [1]. Benanav è stato presente alla Biennale Tecnologia nel 2022. Per chi se lo fosse perso, la registrazione dell'evento (con Antonio Casilli in veste di intervistatore) è qui https://www.biennaletecnologia.it/evento/automazione-e-futuro-del-lavoro/. A. [1] https://www.versobooks.com/blogs/news/is-the-ai-bubble-about-to-burst
On 6/16/25 15:06, Antonio wrote:
Ogni volta che parlo della questione con gli amici [...] Ben detto. Convincente. Ma non è questo il punto. Il punto è che il punto per me è chiaro come il sole: non c'è consenso ci stanno forzando ad usarle
il problema è che non è possibile disabilitare queste funzioni e intanto ci istruiscono per accettare la pessima qualità di queste cose su cui hanno investito tanti soldi e questa cosa per me è parecchio problematica.. e voi cosa fate quando le tech fan cose senza il vostro consenso?
On 6/17/25 19:42, samba via nexa wrote:
On 6/16/25 15:06, Antonio wrote:
Ogni volta che parlo della questione con gli amici [...] Ben detto. Convincente. Ma non è questo il punto. Il punto è che il punto per me è chiaro come il sole: non c'è consenso ci stanno forzando ad usarle
il problema è che non è possibile disabilitare queste funzioni e intanto ci istruiscono per accettare la pessima qualità di queste cose su cui hanno investito tanti soldi e questa cosa per me è parecchio problematica..
e voi cosa fate quando le tech fan cose senza il vostro consenso?
Io personalmente mi compro computer senza sistema operativo e ci metto su software libero. Chi lavora con Libreoffice se proprio vuole farsi usare dai SALAMI, deve installare un'estensione. Mi stupisce che l'autore accetti che il proprio spazio di lavoro sia determinato da altri e dissenta solo quando questa determinazione prende la forma di SALAMI. Non lo dico per "soluzionismo": l'autore dà per scontata l'eteronomia o minorità informatica senza trattarla come un problema, e come qualcosa di anche solo potenzialmente e parzialmente superabile, e il suo unico timore pare quello di passare per tecnologicamente arretrato perché trova i SALAMI invadenti e fastidiosi. Eppure è proprio l'eteronomia del software proprietario (e dei monopoli intellettuali in generale) che rende facile essere reclutati a propria insaputa, e non solo da spacciatori di SALAMI. Forse dovremmo fare un passo indietro. Se Michele Serra - a suo tempo - avesse parlato di Libreoffice saremmo in questa situazione?(*) Retrospettivamente, MCP (*)Ovviamente qui "Michele Serra" e "Libreoffice" sono solo segnaposti.
On 6/17/25 19:56, Maria Chiara Pievatolo wrote:
Forse dovremmo fare un passo indietro. Se Michele Serra - a suo tempo - avesse parlato di Libreoffice saremmo in questa situazione?(*)
questo mi sta molto bene nel caso di Word e sono molto in accordo con Maria nel pensare che le alternative, nel caso specifico il software libero, permetta di fare una scelta consapevole e che rispetta la privacy di chi quella scelta la può ancora fare ma quando parliamo di messaggistica, per esempio, mi trovo diverse persone che per lavoro o per dovere devono usare whatsapp e non vogliono AI da nessuna parte, ma non possono disabilitarla come fate? si lo so che non legge e non ascolta tutto (o almeno così dicono), ma rimane il dubbio e non la scelta in quanto non è possibile disabilitare questa funzione continuare a usare delle tecnologie imposte mi da fastidio voglio problematizzare l'approccio dominante di questa cosa ps. dire loro di passare a Signal non funziona questo abilismo è privilegio di quei pochi che hanno un telefono recente che hanno amici su signal che non hanno un capo che ti scrive su whatsapp che hanno un telefono con sufficente spazio funzionante su cui è possibile installare un altra ennesima app
Buongiorno Samba, On Wed, Jun 18 2025, samba via nexa wrote: [...]
ma quando parliamo di messaggistica, per esempio, mi trovo diverse persone che per lavoro o per dovere devono usare whatsapp e non vogliono AI da nessuna parte, ma non possono disabilitarla
se usano certe robe la c.d. AI (e non solo) la subiscono e basta: tertium non datur.
come fate?
rifiuto di essere costretto a usare robe che so per certo abusano la privacy degli utenti, oltre che essere sicuramente veicolo di backdoors per i miei dispositivi (perché i client di quei "servizi" sono solo software proprietario) però _confesso_ che ho peccato in opere e omissioni: uso Telegram e so benissimo che quello che scrivo in una chat di gruppo (che NON può essere crittografata e2e) è in chiaro, un po' come questa email, e _quindi_ soggetto ad ogni tipo di ABUSO da parte di un sacco di gente psicopatica che ha manie di controllo ipertrofico... ...quindi su quei "canali" non dico niente che non direi in pubblico :-) certo, trovo criminale che ci sia Qualcuno™ che sbirci nella mia corrispondenza privata (questa ml NON è corrispondenza privata), ma purtroppo Internet fa schifo (ma schifo tanto) e mi faccio andar bene la crittografia e2e (o OpenPGP) quando non voglio che terzi leggano i contenuti dei miei messaggi... sui metadati (con chi comunico, quando, per quanto tempo, ecc.) non posso farci nulla, finché continuiamo a usare tutti sto schifo di Internet [...]
ps.
dire loro di passare a Signal non funziona questo abilismo è privilegio di quei pochi che hanno un telefono recente che hanno amici su signal che non hanno un capo che ti scrive su whatsapp che hanno un telefono con sufficente spazio funzionante su cui è possibile installare un altra ennesima app
...«che si mangiò il topo, che al mercato mio padre comprò» :-) sì è complesso, ma non rendiamolo più complicato di quello che è ;-) [...] Saluti, 380° -- 380° (lost in /traslation/) «Welcome to the chaos of the times If you go left and I go right Pray we make it out alive This is Karmageddon»
Buongiorno, MCP ha saputo esprimere molto meglio di me il disappunto che provo per l'accettazione (inconsapevole?) dell'eteronomia in _ogni_ _singola_ _cosa_ che comporti l'uso di un computer (gli smartphone sono computer, neh): grazie! On Tue, Jun 17 2025, Maria Chiara Pievatolo wrote:
On 6/17/25 19:42, samba via nexa wrote:
[...]
e voi cosa fate quando le tech fan cose senza il vostro consenso?
Io personalmente mi compro computer senza sistema operativo e ci metto su software libero.
...a partire dal sistema operativo stesso, ovviamente, altrimenti è inutile: installare Libreoffice su MacOS o MS Windows serve a ben poco. Aggiungo un piccolo dettaglio: il mondo /sarebbe/ pieno di professionisti/aziende/ONG che offrono il servizio di consulenza e installazione di software libero sui propri dispositivi [1]... ma Michele Serra (segnaposto) non ci pensa nemmeno di striscio, prende quello che gli viene venduto, preinstallato, e non ha la più pallida idea che un'alternativa esiste [...]
Mi stupisce che l'autore accetti che il proprio spazio di lavoro sia determinato da altri
io ho smesso di stupirmi da molti anni su questa cosa, da quando ho osservato attentamente il comportamento estremamente passivo dei "nativi digitali" nei confronti dell'informatica le ragioni di questa passività sono estremamente profonde e totalmente OT in questa lista, ma sono /trasversali/ a tutto, tutto.
e dissenta solo quando questa determinazione prende la forma di SALAMI.
ecco sì, questo stupisce anche me, pare che ogni maledetta volta - cioè a ogni /smargiassata/ ci propinino come la soluzione tecnologica definitiva ai nostri problemi di utonto - dobbiamo ricominciare praticamente da zero... ma come è possibile?!? solo una smisurata ignoranza informatica è in grado di produrre questo /loop/ cognitivo [...]
Forse dovremmo fare un passo indietro. Se Michele Serra - a suo tempo - avesse parlato di Libreoffice saremmo in questa situazione?(*)
Retrospettivamente,
Forse se Michele Serra avesse fatto un po' meno Liceo Classico (speculazione mia) e un po' più Perito Tecnico Industriale... ...ma neanche! Perché il /nodo/, la questione dell'accettazione passiva di ciò che ci viene /propinato/ è trasversale ed ha radici molto profode.
MCP
(*)Ovviamente qui "Michele Serra" e "Libreoffice" sono solo segnaposti.
Saluti, 380° [1] e comunque col supporto hardware (schede GPU, wifi, bluetooth, touchscreen, ecc.) siamo messi ancora MALISSIMO, non migliora niente da 25 anni a questa parte, NIENTE. -- 380° (lost in /traslation/) «Welcome to the chaos of the times If you go left and I go right Pray we make it out alive This is Karmageddon»
On Wed, Jun 18, 2025 12:40:40 PM +0200, 380° via nexa wrote:
Forse se Michele Serra avesse fatto un po' meno Liceo Classico (speculazione mia) e un po' più Perito Tecnico Industriale...
O forse: se chi ha fatto SOLO l'equivalente, piu' o meno approfondito degli studi da perito tecnico (= Zuckerberg, Altman, tutta quella specie insomma) avesse fatto un po' piu' di Liceo Classico, o fosse stata forzata a farlo prima di "rifare" il mondo... Marco
Non diciamo sciocchezze Marco, Il 19 Giugno 2025 14:57:05 UTC, "M. Fioretti" <mfioretti@nexaima.net> ha scritto:
On Wed, Jun 18, 2025 12:40:40 PM +0200, 380° via nexa wrote:
Forse se Michele Serra avesse fatto un po' meno Liceo Classico (speculazione mia) e un po' più Perito Tecnico Industriale...
O forse: se chi ha fatto SOLO l'equivalente, piu' o meno approfondito degli studi da perito tecnico (= Zuckerberg, Altman, tutta quella specie insomma) avesse fatto un po' piu' di Liceo Classico, o fosse stata forzata a farlo prima di "rifare" il mondo...
Queste persone non stanno mutilando l'umanità per ignoranza, ma per pura sete di potere. Un potere che, in minima parte, si misura nei miliardi di cui dispongono. Se anche avessero una laurea in Storia sarebbero solo poco più attenti ad evitare la ghigliottina. Ma sono comunque già molto attenti. ;-) Giacomo
Buongiorno Antonio, On Mon, Jun 16 2025, Antonio wrote: [...]
dentro tre finestrelle rettangolari, in testa alla pagina Word che ogni giorno apro nel mio Mac per mettermi a scrivere.
La pagina bianca è la mia bottega. Il luogo, privatissimo, del mio lavoro quotidiano. Da qualche mese la AI di Microsoft la presidia senza scampo.
questo pezzo è OLTRE, decisamente incommentabile, irricevibile, non si può manco leggere fino in fondo (e infatti ho troncato)... non solo per la sua insopportabile retorica ma specialmente per la sua INGIUSTIFICABILE ingenuità... Il suo Microsoft (365 immagino) sul suo Mac è il "luogo, privatissimo, del suo lavoro quotidiano"? Ma davero?!? Privatissimo un MacOS?!? Privatissimo MS 365?!? Capite che non c'è nemmeno la possibilità di /cominciare/ a ragionare partendo da ILLUSIONI del genere? ...«l'informatica non sarà mai il mio mestiere» :-O [...]
Volessi inibire le intrusioni indebite nel mio programma di scrittura - che già così com'è soddisfa perfettamente le mie necessità - dovrei rivolgermi a un professionista o a un amico nerd che lo faccia al mi o posto
Continui così Dott. Serra, continui a rivolgersi ai professionisti del MacOS e di MS 365 che sanno benissimo come risolvere i suoi probemi. [...] ...eh sì, sono estremamente Bastardo Dentro™. Saluti, 380° -- 380° (lost in /traslation/) «Welcome to the chaos of the times If you go left and I go right Pray we make it out alive This is Karmageddon»
questo pezzo è OLTRE, decisamente incommentabile, irricevibile, non si può manco leggere fino in fondo (e infatti ho troncato)... non solo per la sua insopportabile retorica ma specialmente per la sua INGIUSTIFICABILE ingenuità...
Ti racconto una storia ... Qualche sera fa eravamo a casa di amici, tra un discorso e l'altro mi fanno sapere che hanno da poco fatto installare dei pannelli fotovoltaici. "Possiamo sempre controllare, da ogni dove, quanta energia elettrica stiamo producendo, semplicemente con quest'APP". Faccio io, sapete come funziona? No. I dati, da casa vostra, tramite questo "aggeggino" che vi hanno chiesto di collegare al router ("Ah, sì, gli installatori hanno voluto sapere la password wifi") finiscono in Cina. Ma quando mai? L'app è in italiano, l'inverter ha un nome che più italiano non si può, l'azienda è italiana ... che c'entra la Cina? Per farla breve, mi faccio prestare il computer e spiego loro come funziona ... Insomma il "nerd" di cui parla Serra ha spiegato agli ingenui a non fidarsi delle apparenze. Ma allora, tu mi dirai, perché ho messo su questa lista quel pezzo di Serra? Per un semplice motivo, perché nel mondo "reale", dove si parla e ci si capisce, gli ingenui, gli sprovveduti, i "candidi", sono una strettissima minoranza. Nel mondo digitale sono invece la STRAGRANDE maggioranza degli essere umani. Per questo ho postato quel testo, per questo è necessario discuterne, a costo di riempire la lista di banalità. Perché il tema della lista è "Internet e Società" e alla società bisogna arrivarci con parole semplici, con dimostrazioni, con esempi, con quello che nel mondo tecnologico è sempre più merce rara, trasparenza, conoscenza e condivisione. A. p.s. il Michele Serra di oggi può anche risultare antipatico, snob, radical chic, troppo "liberal" ... per me è Cuore [1] e i miei vent'anni. [1] https://it.wikipedia.org/wiki/Cuore_(periodico)
Continuo a non essere d'accordo. Parlate di "Internet e Società", e insistete a guardare la tecnologia (e la digital literacy / readiness della gente, quando tutto questo NON c'entra. C'entra SOLO la società / la gente così come si relaziona. La bolla delle .com del 1999-2000 era di Internet? NO! Era della borsa. Era dei dementi che non capivano e dei furbetti che ne approfittavano. COME CON LE ZUCCHINE. Le cripto, sono criptoVALUTE? NOOOO! Sono criptoZUCCHINE. Le valute / monete sono debito di qualcuno affidabile, che puoi raggiungere e in qualche modo farti pagare (se non puoi andare dalla BCE, vai dallo stato italiano e con una banconota da 50€ ci paghi le tasse: è questo il valore della moneta; solo quando uno stato demente si farà pagare le tasse in Bitcoin si potrà dire che è una criptoVALUTA). Vi arriva sullo schermo l'equivalente di una pubblicità quando non vi va? Problema IT / web? NOOO! E' come il call center che vi chiama, o gli spot sulla TV commerciale (e su Sky, che è a pagamento). Il vs schermo è solo UN ALTRO canale. La "tecnologia" non servirà mai a cambiare le cose, se la gente resta quella che è. E, se la gente cambia (...ipotesi MOOOOLTO forte), può magari sfruttare un momento di transizione tecnologica, ...ma NON è QUESTA che conta. Aloha. ----- Original Message ----- From: Antonio To: nexa@server-nexa.polito.it Sent: Wednesday, June 18, 2025 8:53 PM Subject: Re: [nexa] La pagina bianca è la mia bottega (di Michele Serra)
questo pezzo è OLTRE, decisamente incommentabile, irricevibile, non si può manco leggere fino in fondo (e infatti ho troncato)... non solo per la sua insopportabile retorica ma specialmente per la sua INGIUSTIFICABILE ingenuità...
Ti racconto una storia ... Qualche sera fa eravamo a casa di amici, tra un discorso e l'altro mi fanno sapere che hanno da poco fatto installare dei pannelli fotovoltaici. "Possiamo sempre controllare, da ogni dove, quanta energia elettrica stiamo producendo, semplicemente con quest'APP". Faccio io, sapete come funziona? No. I dati, da casa vostra, tramite questo "aggeggino" che vi hanno chiesto di collegare al router ("Ah, sì, gli installatori hanno voluto sapere la password wifi") finiscono in Cina. Ma quando mai? L'app è in italiano, l'inverter ha un nome che più italiano non si può, l'azienda è italiana ... che c'entra la Cina? Per farla breve, mi faccio prestare il computer e spiego loro come funziona ... Insomma il "nerd" di cui parla Serra ha spiegato agli ingenui a non fidarsi delle apparenze. Ma allora, tu mi dirai, perché ho messo su questa lista quel pezzo di Serra? Per un semplice motivo, perché nel mondo "reale", dove si parla e ci si capisce, gli ingenui, gli sprovveduti, i "candidi", sono una strettissima minoranza. Nel mondo digitale sono invece la STRAGRANDE maggioranza degli essere umani. Per questo ho postato quel testo, per questo è necessario discuterne, a costo di riempire la lista di banalità. Perché il tema della lista è "Internet e Società" e alla società bisogna arrivarci con parole semplici, con dimostrazioni, con esempi, con quello che nel mondo tecnologico è sempre più merce rara, trasparenza, conoscenza e condivisione. A. p.s. il Michele Serra di oggi può anche risultare antipatico, snob, radical chic, troppo "liberal" ... per me è Cuore [1] e i miei vent'anni. [1] https://it.wikipedia.org/wiki/Cuore_(periodico)
La "tecnologia" non servirà mai a cambiare le cose, se la gente resta quella che è. E, se la gente cambia (...ipotesi MOOOOLTO forte), può magari sfruttare un momento di transizione tecnologica, ...ma NON è QUESTA che conta.
Parlare di resistenza al cambiamento ci porterebbe via troppo tempo e soprattutto rischieremmo di far scadere la discussione a disputa da bar. A meno che non ci siano psicologi sociali che vogliano intervenire :) Rimaniamo su concetti semplici, magari vengono fuori idee inedite. Lasciamo stare internet e pensiamo ad una rete stradale. Sarà capitato a tutti/e di essere fermati ad un posto di blocco per un normale controllo "patente e libretto". E' una seccatura, specie se si è ritardo, ma non si può farne a meno. Ora, pensiamo ad un posto di blocco OGNI chilometro. La gente si ribellerebbe. Su internet il transito di dati a nostra insaputa è costante. Ogni device collegato alla rete "dialoga" con centinaia di servizi sparsi in ogni parte del mondo OGNI secondo ma, essendo nascosto, invisibile, inudibile, ecc. non genera allarmismi, proteste, ecc. Ai micheleserra dà fastidio l'AI SOLO nel momento in cui si appalesa, con una richiesta, un suggerimento, un aiuto, ecc. per il resto gli utenti rimangono completamente ignari di quello che un device fa, trasmette, riveve, controlla, monitora, ecc. Che fare? Beh, intanto cominciare ad INFORMARE. Una mezza paginetta (per i device "semplici" può bastare) in cui ci siano elencati i SERVER utilizzati da quel device per il monitoraggio/controllo. Non mi illudo, la paginetta andrà a finire, se va bene nel contenitore differenziato per la carta. Ma sai, magari qualcuno/a qualche domanda se la pone. A.
Antonio, te lo dico papale papale. Hai mai visto il diritto alla privacy risolvere qualcosa / davvero proteggere qualcuno (salvo bloccare foto di minori)? O ti sembra che alla fine siano solo scocciature? Perché "rifiuta tutto" sui cookie non è di default, senza che ti rompano le scatole A OGNI SITO (come un controllo carabinieri a ogni pietra miliare)? E non venirmi a dire che è un problema tecnico. COME MINIMO, DOVREBBERO RENDERE OBBLIGATORIA l'opzione "continua senza accettare"... E, come continuo a ripetere, NON E' MAI un problema "tecnico". Il 2025-06-19 12:17 Antonio ha scritto:
La "tecnologia" non servirà mai a cambiare le cose, se la gente resta quella che è. E, se la gente cambia (...ipotesi MOOOOLTO forte), può magari sfruttare un momento di transizione tecnologica, ...ma NON è QUESTA che conta.
Parlare di resistenza al cambiamento ci porterebbe via troppo tempo e soprattutto rischieremmo di far scadere la discussione a disputa da bar. A meno che non ci siano psicologi sociali che vogliano intervenire :) Rimaniamo su concetti semplici, magari vengono fuori idee inedite.
Lasciamo stare internet e pensiamo ad una rete stradale. Sarà capitato a tutti/e di essere fermati ad un posto di blocco per un normale controllo "patente e libretto". E' una seccatura, specie se si è ritardo, ma non si può farne a meno. Ora, pensiamo ad un posto di blocco OGNI chilometro. La gente si ribellerebbe. Su internet il transito di dati a nostra insaputa è costante. Ogni device collegato alla rete "dialoga" con centinaia di servizi sparsi in ogni parte del mondo OGNI secondo ma, essendo nascosto, invisibile, inudibile, ecc. non genera allarmismi, proteste, ecc. Ai micheleserra dà fastidio l'AI SOLO nel momento in cui si appalesa, con una richiesta, un suggerimento, un aiuto, ecc. per il resto gli utenti rimangono completamente ignari di quello che un device fa, trasmette, riveve, controlla, monitora, ecc. Che fare? Beh, intanto cominciare ad INFORMARE. Una mezza paginetta (per i device "semplici" può bastare) in cui ci siano elencati i SERVER utilizzati da quel device per il monitoraggio/controllo. Non mi illudo, la paginetta andrà a finire, se va bene nel contenitore differenziato per la carta. Ma sai, magari qualcuno/a qualche domanda se la pone.
A.
Buongiorno Antonio On Wed, Jun 18 2025, Antonio wrote:
questo pezzo è OLTRE, decisamente incommentabile, irricevibile, non si può manco leggere fino in fondo (e infatti ho troncato)... non solo per la sua insopportabile retorica ma specialmente per la sua INGIUSTIFICABILE ingenuità...
[...]
Ma allora, tu mi dirai, perché ho messo su questa lista quel pezzo di Serra?
i miei commenti al vetriolo non erano certo sul merito della tua scelta di segnalare quel pezzo, anzi hai fatto benissimo! [...]
Per questo ho postato quel testo, per questo è necessario discuterne, a costo di riempire la lista di banalità. Perché il tema della lista è "Internet e Società" e alla società bisogna arrivarci con parole semplici, con dimostrazioni, con esempi, con quello che nel mondo tecnologico è sempre più merce rara, trasparenza, conoscenza e condivisione.
Condivido! :-) [...] Ciao, 380° -- 380° (lost in /traslation/) «Welcome to the chaos of the times If you go left and I go right Pray we make it out alive This is Karmageddon»
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380° -
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Alfredo Bregni -
Antonio -
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