Perché si vendono pochi giornali online
Analisi interessante, buona lettura e buona giornata dl https://www.repubblica.it/dossier/stazione-futuro-riccardo-luna/2020/08/27/n... _________________________ don Luca Peyron Direttore Ufficio per la Pastorale Universitaria Arcidiocesi di Torino www.universitari.to.it via XX settembre 83, Torino tel. 011 5156239
Io leggo La Stampa da oltre 65 anni. Ho collaborato con quel giornale con alcuni decenni; poi, alcuni anni fa, mi hanno cacciato perchè giudicato "estremista di sinistra". Ho molto sofferto. Per un breve periodo sono passato a Repubblica, ma poi l'amore sbocciato nei primi anni della mia vita ha vinto e sono tornato a La Stampa. Ero abbonato, ma il giornale arrivava alla portineria della mia casa a tarda mattinata, quando generalmente ero già uscito di casa. Sono tornato a comprare il giornale in edicola, ma l'edicola è lontana. Un paio di settimane ho appreso dalla Rete, e non dal giornale, dell'opportunità dell'abbonamento alla copia elettronica de La Stampa. E' stata una scoperta fantastica che ha cambiato la vita mia e di mia moglie. La prima cosa che facciamo la mattina, subito dopo la colazione, è sfogliare il giornale e leggere gli articoli più interessanti. (Incidentalmente, sfogliare il giornale elettronico è molto più facile e rapido dello sfogliare il giornale cartaceo). L'abbonamento annuo mi è costato 118 euro, pari a circa 35 centesimi al giorno, un costo certamente inferiore al costo della carta, dell'inchiostro, del processo di stampa e di distribuzione del giornale cartaceo. Sono certo che presto il giornale cartaceo morirà, così come morirà il libro cartaceo. E' l'ignoranza collettiva che li tiene in vita entrambi, con gravi danni per l'ecosistema mondiale perchè dobbiamo smettere di tagliare alberi per produrre carta. Il 28/08/20 09:59, don Luca Peyron ha scritto:
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Evviva! :) Baci Anna Scarica Outlook per iOS<https://aka.ms/o0ukef> ________________________________ Da: nexa <nexa-bounces@server-nexa.polito.it> per conto di Angelo Raffaele Meo <meo@polito.it> Inviato: Friday, August 28, 2020 12:40:51 PM A: don Luca Peyron <dluca.universitari@gmail.com>; nexa@server-nexa.polito.it <nexa@server-nexa.polito.it> Oggetto: Re: [nexa] Perché si vendono pochi giornali online Io leggo La Stampa da oltre 65 anni. Ho collaborato con quel giornale con alcuni decenni; poi, alcuni anni fa, mi hanno cacciato perchè giudicato "estremista di sinistra". Ho molto sofferto. Per un breve periodo sono passato a Repubblica, ma poi l'amore sbocciato nei primi anni della mia vita ha vinto e sono tornato a La Stampa. Ero abbonato, ma il giornale arrivava alla portineria della mia casa a tarda mattinata, quando generalmente ero già uscito di casa. Sono tornato a comprare il giornale in edicola, ma l'edicola è lontana. Un paio di settimane ho appreso dalla Rete, e non dal giornale, dell'opportunità dell'abbonamento alla copia elettronica de La Stampa. E' stata una scoperta fantastica che ha cambiato la vita mia e di mia moglie. La prima cosa che facciamo la mattina, subito dopo la colazione, è sfogliare il giornale e leggere gli articoli più interessanti. (Incidentalmente, sfogliare il giornale elettronico è molto più facile e rapido dello sfogliare il giornale cartaceo). L'abbonamento annuo mi è costato 118 euro, pari a circa 35 centesimi al giorno, un costo certamente inferiore al costo della carta, dell'inchiostro, del processo di stampa e di distribuzione del giornale cartaceo. Sono certo che presto il giornale cartaceo morirà, così come morirà il libro cartaceo. E' l'ignoranza collettiva che li tiene in vita entrambi, con gravi danni per l'ecosistema mondiale perchè dobbiamo smettere di tagliare alberi per produrre carta. Il 28/08/20 09:59, don Luca Peyron ha scritto:
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On August 28, 2020 10:40:51 AM UTC, Angelo Raffaele Meo <meo@polito.it> wrote:
Sono certo che presto il giornale cartaceo morirà, così come morirà il libro cartaceo. E' l'ignoranza collettiva che li tiene in vita entrambi, con gravi danni per l'ecosistema mondiale perchè dobbiamo smettere di tagliare alberi per produrre carta.
Non so dire se la tua previsione sia corretta. Se lo sarà, non sarà per ragioni ecologiche. La carta è un mezzo di conservazione dei dati molto più duraturo dei byte. Quando il giornalismo sarà interamente elettronico, quando anche nelle biblioteche i libri saranno "sul cloud", nascerà il Ministero della Verità predetto da Orwell. Sarà possibile riscrivere rapidamente la storia sulla base delle esigenze del Potere, giorno per giorno. L'autore dell'articolo scrive:
competenze digitali. In Italia siamo ultimi in Europa. Che c'entra? Moltissimo. Per stare in media con Francia, Germania e Spagna ci mancano diversi milioni di utenti della rete mentre quelli che stanno in rete mostrano un gap di competenze decisivo. Non fanno acquisti online e non scaricano contenuti. Non si fidano quando c'è di mezzo il denaro. Non mettono la carta di credito.
Non è divertente come, per chi NON dispone di competenze digitali (ma crede di averle) queste si riducano a "fare acquisti online", "fidarsi quando c'è di mezzo il denaro", "mettere la carta di credito"... Insomma, per l'autore fornire "competenze digitali" agli utenti significa facilitare l'estrazione di denaro da parte delle aziende. Sarebbe ancora più divertente se si trattasse di uno spettacolo di cabaret, in cui tutti ridono della battuta ed apprezzano il comico come tale. Purtroppo è pubblicato in uno dei maggiori giornali italiani. Il che la dice lunga sulla assenza di competenze digitali in Italia. E su chi si fa campione della loro diffusione. Giacomo PS: sorprenderebbe l'autore scoprire che a maggiori competenze informatiche corrisponde, a ragion veduta, un uso ridotto e molto cauto dell'ecommerce.
Caro Raffaele, non saprei... Siamo sicuri che si possa liquidare così in fretta la questione senza fare qualche riflessione e magari anche due conti? Anche se leggo abitualmente quotidiani online e in misura minore giornali cartacei, per me sono oggetti diversi e mi offrono esperienze molto diverse. Per informarmi su quello che mi interessa uso il digitale, mentre sul cartaceo leggo notizie che altrimenti non mi invoglierebbero nemmeno a un click. Dal quotidiano online devo difendermi per evitare che mi catturi la mattina intera, quello cartaceo ha il suo tempo più o meno misurato. Il primo è una esperienza individuale e utilitaristica, il secondo più estetica, sociale, politica. Per quanto riguarda l'impronta ecologica: dipende da molti fattori, e non è detto che i risultati siano sempre quelli che ci si aspetta. Intanto perché dipende da scelte della specifica testata, ma soprattutto dal riciclo della carta da parte del lettore. <https://www.theguardian.com/environment/green-living-blog/2010/nov/04/carbon...> Oltre al riciclo, la carta di giornale mi serve per molti usi domestici, se non l'avessi dovrei comprare "rotoloni" di carta da cucina sbiancata. E soprattutto va fatta una osservazione che è stata fatta anche per le email inutili: il mezzo digitale favorisce la creazione di contenuti spuri, collaterali o banalmente inutili che causano maggior consumo energetico e spreco. <https://phys.org/news/2015-11-carbon-footprint-email.html> Molti giornali online pubblicano notizie e soprattutto link che non metterebbero mai nella versione cartacea, con la sola funzione di tener agganciato il lettore e fargli "consumare" contenuti, il che aggrava non poco il bilancio energetico. Da affezionato frequentatore della rubrica "la Zampa" pubblicati da La Stampa, mi chiedo quanto pesano i suoi video, ovviamente assenti dalla versione cartacea. Per cui l'impronta energetica del giornale online, vista la funzione aggiuntiva di intrattenimento che svolge rispetto a quello cartaceo, può essere decisamente superiore rispetto a quella della sola funzione informativa svolta dal quotidiano. Ciao, Alberto On 28/08/2020 12:40, Angelo Raffaele Meo wrote:
Io leggo La Stampa da oltre 65 anni. Ho collaborato con quel giornale con alcuni decenni; poi, alcuni anni fa, mi hanno cacciato perchè giudicato "estremista di sinistra". Ho molto sofferto. Per un breve periodo sono passato a Repubblica, ma poi l'amore sbocciato nei primi anni della mia vita ha vinto e sono tornato a La Stampa. Ero abbonato, ma il giornale arrivava alla portineria della mia casa a tarda mattinata, quando generalmente ero già uscito di casa. Sono tornato a comprare il giornale in edicola, ma l'edicola è lontana. Un paio di settimane ho appreso dalla Rete, e non dal giornale, dell'opportunità dell'abbonamento alla copia elettronica de La Stampa. E' stata una scoperta fantastica che ha cambiato la vita mia e di mia moglie. La prima cosa che facciamo la mattina, subito dopo la colazione, è sfogliare il giornale e leggere gli articoli più interessanti. (Incidentalmente, sfogliare il giornale elettronico è molto più facile e rapido dello sfogliare il giornale cartaceo). L'abbonamento annuo mi è costato 118 euro, pari a circa 35 centesimi al giorno, un costo certamente inferiore al costo della carta, dell'inchiostro, del processo di stampa e di distribuzione del giornale cartaceo. Sono certo che presto il giornale cartaceo morirà, così come morirà il libro cartaceo. E' l'ignoranza collettiva che li tiene in vita entrambi, con gravi danni per l'ecosistema mondiale perchè dobbiamo smettere di tagliare alberi per produrre carta.
Il 28/08/20 09:59, don Luca Peyron ha scritto:
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Il nonno di mio nonno lavorava alla Gazzetta del Popolo, non so in che ruolo, il padre di mio nonno era meccanico delle rotative, sempre alla Gazzetta, e mio nonno mi raccontava che arrivava a casa al mattino con i giornali "freschi": la Gazzetta, che ovviamente aveva stampato lui, e La Stampa, che non so se comprasse o ricevesse in omaggio. Quando ha formato la sua famiglia il nonno ha continuato a comprare entrambi i quotidiani, poi, per ragioni economiche, ha dovuto tagliare un po' ed è stata una scelta difficile fra l'affetto alla Gazzetta e la migliore qualità de La Stampa. Ha scelto La Stampa, che quindi è nella mia famiglia tutti i giorni almeno da tre generazioni; per mio padre, oggi quasi ottantenne, è sempre rimasto il rito dell'acquisto mattutino, fino al coronavirus, quando è passato all'abbonamento online. Io invece, oltre a condividere il suo abbonamento (non mi sento neppure in colpa: il giornale cartaceo ce lo siamo sempre passati) ho l'abbonamento al NYTimes. Però devo dire che il giornale cartaceo mi piace di più, non solo perchè poi serve a tanti usi successivi. E devo anche dire che il sito online de La Stampa, rispetto al NYT, dà molti più problemi: sovente perde la password, non scarica, devi insistere un po' per arrivare al pdf, molto più leggibile della versione sfogliabile online, anche se i titolini sono sempre "rosicchiati". Non so se ad emergenza finita continueremo online o in cartaceo; certo online consente si possono leggere quotidiani esteri: ogni tanto compravo il Times all'edicola di Porta Susa, di tre giorni prima, o qualche quotidiano straniero portato da qualche collega da una trassferta, oggi quando c'è qualche evento particolare posso fare il giro di tutte le testate mondiali. E durante i mesi del lockdown ho anche salvato per la storia tutti i giornali. Saluti a tutti D. ________________________________ From: nexa <nexa-bounces@server-nexa.polito.it> on behalf of Angelo Raffaele Meo <meo@polito.it> Sent: Friday, August 28, 2020 10:40 AM To: don Luca Peyron <dluca.universitari@gmail.com>; nexa@server-nexa.polito.it <nexa@server-nexa.polito.it> Subject: Re: [nexa] Perché si vendono pochi giornali online Io leggo La Stampa da oltre 65 anni. Ho collaborato con quel giornale con alcuni decenni; poi, alcuni anni fa, mi hanno cacciato perchè giudicato "estremista di sinistra". Ho molto sofferto. Per un breve periodo sono passato a Repubblica, ma poi l'amore sbocciato nei primi anni della mia vita ha vinto e sono tornato a La Stampa. Ero abbonato, ma il giornale arrivava alla portineria della mia casa a tarda mattinata, quando generalmente ero già uscito di casa. Sono tornato a comprare il giornale in edicola, ma l'edicola è lontana. Un paio di settimane ho appreso dalla Rete, e non dal giornale, dell'opportunità dell'abbonamento alla copia elettronica de La Stampa. E' stata una scoperta fantastica che ha cambiato la vita mia e di mia moglie. La prima cosa che facciamo la mattina, subito dopo la colazione, è sfogliare il giornale e leggere gli articoli più interessanti. (Incidentalmente, sfogliare il giornale elettronico è molto più facile e rapido dello sfogliare il giornale cartaceo). L'abbonamento annuo mi è costato 118 euro, pari a circa 35 centesimi al giorno, un costo certamente inferiore al costo della carta, dell'inchiostro, del processo di stampa e di distribuzione del giornale cartaceo. Sono certo che presto il giornale cartaceo morirà, così come morirà il libro cartaceo. E' l'ignoranza collettiva che li tiene in vita entrambi, con gravi danni per l'ecosistema mondiale perchè dobbiamo smettere di tagliare alberi per produrre carta. Il 28/08/20 09:59, don Luca Peyron ha scritto:
Analisi interessante, buona lettura e buona giornata
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On Fri, Aug 28, 2020 at 02:21:30PM +0000, Diego Giorio wrote:
E devo anche dire che il sito online de La Stampa, rispetto al NYT, dà molti più problemi: sovente perde la password, non scarica, devi insistere un po' per arrivare al pdf, molto più leggibile della versione sfogliabile online, anche se i titolini sono sempre "rosicchiati".
Ecco, questo il quid. Luna parla giustamente di competenze digitali, ma guarda (o perlomeno scrive) solo al lato del consumatore e non a quello dei produttori --- di giornali italiani. La qualità dei servizi digitali dei quotidiani italiani è semplicemente imbarazzante. Da abbonato a 6-7 tra quotidiani e magazines italiani ed esteri trovo il caso de La Stampa particolarmente scarso, ma gli altri quotidiani italiani, nel mio limitatissimo panel, non mi sembrano molto meglio. E salta all'occhio la differenza di qualità con i corrispondenti servizi digitali di giornali esteri (vi lascio indovinare a vantaggio di chi). Spesso l'utente non riesce a leggere il giornale quando ha tempo di farlo (il che implica in generale che quel giorno non lo leggerà), gli schemi di abbonamento sono arbitrariamente restrittivi (qualcuno può spiegarmi perché non si può comprare una copia del quotidiano del giorno o anche solo di un articolo, ad esempio? questo a proposito di perdite di diritti con il passaggio al digitale, visto che in edicola posso andare a comprare una copia di un quotidiano senza abbonarmi), ed i servizi di supporto "tecnico" agli abbonati non sanno di che parlano al punto che si rinuncia ad interagire con loro molto rapidamente per evitare ulteriori perdite di tempo. Ecco, da abbonato pagante mi piacerebbe che i giornali italiani ammettessero innanzitutto di avere un problema di competenze digitali al loro interno. In secundis che capissero che questo è uno dei fattori principali che impedisce loro di allargare il loro parco di lettori e di ritornare profitable. Con ottima probabilità questo fattore impatta di più sui loro bilanci della "pirateria" di quotidiani via canali Telegram o quant'altro. *sgrunt* Saluti -- Stefano Zacchiroli . zack@upsilon.cc . upsilon.cc/zack . . o . . . o . o Computer Science Professor . CTO Software Heritage . . . . . o . . . o o Former Debian Project Leader & OSI Board Director . . . o o o . . . o . « the first rule of tautology club is the first rule of tautology club »
Buongiorno, Stefano Zacchiroli <zack@upsilon.cc> writes: [...]
Spesso l'utente non riesce a leggere il giornale quando ha tempo di farlo (il che implica in generale che quel giorno non lo leggerà), gli schemi di abbonamento sono arbitrariamente restrittivi (qualcuno può spiegarmi perché non si può comprare una copia del quotidiano del giorno o anche solo di un articolo, ad esempio?
possibilmente in un formato interoperabile e quindi privo di DRM (Digital Restriction Management) così da risultare anche accessibile
questo a proposito di perdite di diritti con il passaggio al digitale, visto che in edicola posso andare a comprare una copia di un quotidiano senza abbonarmi
Ah se è per quello una pubblicazione cartacea la posso leggere gratis anche al bar o in bilioteca (non ho controllato se in biblio si può accedere a riviste o quotiniani online), la posso scambiare col mio vicino di casa, ecc; nel 2013 erano circa sei i lettori per ogni copia cartacea di un quotidiano. [1] …tutto senza che l'editore manco si accorga *chi* ha comprerato il quotidiano o un articolo, senza che sappia quale articolo sta leggendo e per quanto tempo ci si è soffermato (quando lo consulto via web) e via discorrendo Non dimentichiamoci infine le implicazioni etiche dei paywall [2] come il deterioramento della sfera pubblica online e l'accesso alle notizie. [...]
Ecco, da abbonato pagante mi piacerebbe che i giornali italiani ammettessero innanzitutto di avere un problema di competenze digitali al loro interno. In secundis che capissero che questo è uno dei fattori principali che impedisce loro di allargare il loro parco di lettori e di ritornare profitable.
Io non lo so se davvero i giornali italiani soffrano di carenza di competenze digitali, probabilmente è vero… ma dire che questo è uno dei fattori principali che impedisce loro di fare profitto mi pare fuorviante. La crisi dell'editoria viene da lontano e, lo dico terra terra, è direttamente e inesorabilmente connessa alla crisi dello sfruttamento economico del copyright del combinato disposto della digitalizzazione dei media e della diffusione dell'accesso al web: una cosa molto analoga della crisi dell'editoria musicale (il cui mercato comunque è sempre stato molto diverso). Nello specifico dell'editoria dei quotidiani, la *mazzata* definitiva sta arrivando dall'inesorabile calo progressivo degli introiti pubblicitari [3] che va di pari passo con l'inesorabile calo della vendita delle copie cartacee, NON controbilanciata da quelle vendute online: tra il 2013 e il 2017, in soli 5 anni, i calo è stato di più di un terzo [4]… ça va sanse dire dove stanno andando gli intrioti pubblicitari e *perché*. Non vorrei sembrare offensivo ma l'anima dell'editoria dei quotidiani e dei periodici è la pubblicità. A questo quadro dobbiamo aggiungere le norme nazionali (ed europee) in merito ai contributi diretti [5] e indiretti all'editoria [6] Dulcis in fundo, voglio solo accennare al fatto che le notizie a loro volta fanno parte di un variegato mercato gestito dalle agenzie di stampa, con specifici processi per la formazione delle notizie e i relativi costi; mercato al quale i quotidiani devono accedere per poter operare, non so a quali costi però. Ecco, io non lo so cosa vuol dire essere profittevoli in un mercato del genere, ma non credo che questa situazione dipenda da eventuali scarse competenze digitali dei quotidiani italiani.
Con ottima probabilità questo fattore impatta di più sui loro bilanci della "pirateria" di quotidiani via canali Telegram o quant'altro.
La cosa bella è che quando si passa al digitale in *automatico* lo scambio diventa "pirateria" (non sto giustificando quello che si fa su certi canali Telegram, che tra l'altro ignoro): quando ero un ragazzino, quando il mondo era molto più analogico, ci *duplicavamo* musicassette a manetta tra amici e conoscenti e a nessuno veniva in mente manco per l'anticamera del cervello di chiamarci "pirati", le vendite dei dischi andavano a gonfie vele… poi hanno cominciato a commercializzare software proprietario ed è arrivata Internet ed è cambiato tutto, perfino il copyright :-D [...] Saluti, Giovanni [1] https://it.wikipedia.org/wiki/Quotidiani_in_Italia [2] https://en.wikipedia.org/wiki/Paywall#Ethical_implications [3] https://www.primaonline.it/2020/02/05/301001/ (degno di nota il calo del 30% annuo per i quotidiani finanziari) [4] nel 2013 vendute poco meno di 4 milioni di copie, nel 2017 2.5 milioni di copie, incluse le 335 mila copie digitali [5] https://informazioneeditoria.gov.it/it/attivita/contributi-erogati-e-agevola... (un po' di PDF, un po' di xls... viva viva l'open data!) anche https://www.ilpost.it/2019/12/23/giornali-contributi-pubblici/ [6] https://smartfinanza.it/finanziamenti-giornali/ -- Giovanni Biscuolo
On Thu, Sep 03, 2020 at 12:42:45PM +0200, Giovanni Biscuolo wrote:
In secundis che capissero che questo è uno dei fattori principali che impedisce loro di allargare il loro parco di lettori e di ritornare profitable.
Io non lo so se davvero i giornali italiani soffrano di carenza di competenze digitali, probabilmente è vero… ma dire che questo è uno dei fattori principali che impedisce loro di fare profitto mi pare fuorviante.
Quanto sia veramente importante rispetto ad altri non lo può effettivamente sapere nessuno (il solito problema del non potere "fork the world" per provare :-)). Però ogni copia persa per un disguido tecnico è profitto in meno. Ed ogni abbonato arrabbiato per un disguido tecnico ha più probabilità di smettere di esserlo di un abbonato felice. Avere migliori servizi digitali sarebbe sufficiente a portare il break even? Non lo so. Ma come valore aneddotico so che uno dei migliori giornali internazionali che leggo (The Guardian) ha servizi digitali impeccabili, è profitable [1] e lo è proprio grazie agli introiti del mercato digitale. [1]: https://www.theguardian.com/media/2019/aug/07/guardian-broke-even-last-year-... Ovviamente il Guardian ha un audience internazionale potenziale superiore a quella di qualunque giornale italiano, quindi non è direttamente confrontabile. Ma trovo veramente fastidioso che i giornali italiani piangano ripetutamente miseria sulle vendite online senza prima sentirsi in obbligo di rendere i loro servizi digitali degni di questo nome. Tutto qua. A presto -- Stefano Zacchiroli . zack@upsilon.cc . upsilon.cc/zack . . o . . . o . o Computer Science Professor . CTO Software Heritage . . . . . o . . . o o Former Debian Project Leader & OSI Board Director . . . o o o . . . o . « the first rule of tautology club is the first rule of tautology club »
On Thu, 3 Sep 2020 13:08:51 +0200 Stefano Zacchiroli <zack@upsilon.cc> wrote:
Avere migliori servizi digitali sarebbe sufficiente a portare il break even? Non lo so.
Per avere migliori "servizi digitali" devi disporre di competenze. Anche solo per selezionare i fornitori. La qualità delle competenze informatiche disponibili ai giornali italiani è evidente ogni volta che pubblicano qualcosa a riguardo. Dunque la qualità dei servizi digitali riflette semplicemente la qualità dei contenuti del giornale stesso, quanto meno in ambito informatico. Giacomo
On Thu, Sep 3, 2020 at 3:18 PM Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> wrote:
On Thu, 3 Sep 2020 13:08:51 +0200 Stefano Zacchiroli <zack@upsilon.cc> wrote:
La qualità delle competenze informatiche disponibili ai giornali italiani è evidente ogni volta che pubblicano qualcosa a riguardo.
neanche all'estero sono messi benissimo ... https://www.euronews.com/2020/08/24/digital-doppelgangers-to-map-the-future-... no comment
On September 4, 2020 2:01:23 PM UTC, Antonio Iacono <antiac@gmail.com> wrote:
On Thu, Sep 3, 2020 at 3:18 PM Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> wrote:
On Thu, 3 Sep 2020 13:08:51 +0200 Stefano Zacchiroli <zack@upsilon.cc> wrote:
La qualità delle competenze informatiche disponibili ai giornali italiani è evidente ogni volta che pubblicano qualcosa a riguardo.
neanche all'estero sono messi benissimo ...
L'estero è grande. ;-) In Italia abbiamo molti ottimi giornalisti, curiosi e intelligenti, ma almeno in questo ambito, non sapendo realmente di cosa parlano, scrivono inevitabilmente sciocchezze anche quando sono in buona fede. Non è colpa loro. Ma come un programmatore può rifiutarsi di creare un software dannoso per la società, un giornalista può evitare di scrivere su ciò che non comprende. Ed in informatica è facile da determinare: se non sapresti ricreare un sistema che vedi funzionare circa nel tempo che è stato usato per realizzarlo, allora non lo comprendi. Giacomo
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