The world’s most valuable resource is no longer oil, but data
L'Economist dice che bisogna ripensare l'antitrust nell'era di Google, Amazon e Facebook: "The nature of data makes the antitrust remedies of the past less useful. Breaking up a firm like Google into five Googlets would not stop network effects from reasserting themselves: in time, one of them would become dominant again. A radical rethink is required" http://www.economist.com/news/leaders/21721656-data-economy-demands-new-appr... f.
Carramba che sorpresa ! Beh, bene che ci arrivino! Interconnessione, portabilità, interoperabilità! Che suona molto rivoluzionario... (E tassazione sui ricavi per i beni immateriali con costi variabili nulli http://blog.quintarelli.it/2017/03/circa-la-tassazione-dei-robot-e-degli-inf... ) Ciao, s. In data 5 maggio 2017 14:45:18 fabio chiusi <fabiochiusi@yahoo.it> ha scritto:
L'Economist dice che bisogna ripensare l'antitrust nell'era di Google, Amazon e Facebook: "The nature of data makes the antitrust remedies of the past less useful. Breaking up a firm like Google into five Googlets would not stop network effects from reasserting themselves: in time, one of them would become dominant again. A radical rethink is required"
http://www.economist.com/news/leaders/21721656-data-economy-demands-new-appr...
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più radicalmente affermerei che il punto di partenza per una riforma mondiale è l'abolizione del principio della proprietà intellettuale e del brevetto in particolare. Raf Il 05/05/2017 22:04, Stefano Quintarelli ha scritto:
Carramba che sorpresa ! Beh, bene che ci arrivino!
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Ciao, s.
In data 5 maggio 2017 14:45:18 fabio chiusi <fabiochiusi@yahoo.it> ha scritto:
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Raffaele, Mi stavo riferendo a cosa sarebbe possibile fare (ed è già stato fatto in passato) per invertire il trend di centralizzazione dei servizi online, le cui motivazioni sono effetti rete e lock in, in uno scenario regolamentare che non prevede meccanismi pro competitivi come esistono in altre industrie (quasi tutte quelle a rete). Prescinde da temi di ipr. Ciao, s. In data 5 maggio 2017 22:28:11 "armeo@mail.nexacenter.org" <meo@polito.it> ha scritto:
più radicalmente affermerei che il punto di partenza per una riforma mondiale è l'abolizione del principio della proprietà intellettuale e del brevetto in particolare.
Raf
Il 05/05/2017 22:04, Stefano Quintarelli ha scritto:
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Ciao, s.
In data 5 maggio 2017 14:45:18 fabio chiusi <fabiochiusi@yahoo.it> ha scritto:
L'Economist dice che bisogna ripensare l'antitrust nell'era di Google, Amazon e Facebook: "The nature of data makes the antitrust remedies of the past less useful. Breaking up a firm like Google into five Googlets would not stop network effects from reasserting themselves: in time, one of them would become dominant again. A radical rethink is required"
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caro Stefano, io concordo con le tue riflessioni e in particolare con la tua proposta "Allora perchè non *riprendere a tassazione i ricavi generati con costi variabili sostanzialmente nulli, con una aliquota inferiore rispetto a quella sui profitti (escludendo gli investimenti)* ?" Ma riflettendo sulle ragioni delle crescenti diseguaglianze (paesi ricchi e paesi poveri, cittadini ricchi e cittadini poveri negli stessi paesi ricchi) sogno qualche altra cosa. Ma senza speranze... Raf Il 06/05/2017 14:51, Stefano Quintarelli ha scritto:
Raffaele, Mi stavo riferendo a cosa sarebbe possibile fare (ed è già stato fatto in passato) per invertire il trend di centralizzazione dei servizi online, le cui motivazioni sono effetti rete e lock in, in uno scenario regolamentare che non prevede meccanismi pro competitivi come esistono in altre industrie (quasi tutte quelle a rete). Prescinde da temi di ipr. Ciao, s.
In data 5 maggio 2017 22:28:11 "armeo@mail.nexacenter.org" <meo@polito.it> ha scritto:
più radicalmente affermerei che il punto di partenza per una riforma mondiale è l'abolizione del principio della proprietà intellettuale e del brevetto in particolare.
Raf
Il 05/05/2017 22:04, Stefano Quintarelli ha scritto:
Carramba che sorpresa ! Beh, bene che ci arrivino!
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In data 5 maggio 2017 14:45:18 fabio chiusi <fabiochiusi@yahoo.it> ha scritto:
L'Economist dice che bisogna ripensare l'antitrust nell'era di Google, Amazon e Facebook: "The nature of data makes the antitrust remedies of the past less useful. Breaking up a firm like Google into five Googlets would not stop network effects from reasserting themselves: in time, one of them would become dominant again. A radical rethink is required"
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On Sat, May 06, 2017 at 02:51:48PM +0200, Stefano Quintarelli wrote:
Mi stavo riferendo a cosa sarebbe possibile fare (ed è già stato fatto in passato) per invertire il trend di centralizzazione dei servizi online, le cui motivazioni sono effetti rete e lock in, in uno scenario regolamentare che non prevede meccanismi pro competitivi come esistono in altre industrie (quasi tutte quelle a rete). Prescinde da temi di ipr.
Concordo. Quindi mi e vi chiedo: ci sono esempi di regolamentazione che obblighino i fornitori di servizi online a fornire una semplicissima funzionalità anti-lock-in, i.e., la possibilità di scaricare in un unico bundle tutti i propri dati ospitati dalla piattaforma, comprensivi di log, a partire dal giorno 0 di uso del servizio? Ovviamente, manco a dirlo, in un formato aperto. (Si, ci sono un sacco di dettagli di difficile definizione qui sopra, come la nozione di "propri dati", l'esistenza di formati aperti adatti, etc. Glisso volutamente perché mi interessa di prima di tutto capire se esistono related work, prima di entrare in tali dettagli.) Ciao -- Stefano Zacchiroli . zack@upsilon.cc . upsilon.cc/zack . . o . . . o . o Computer Science Professor . CTO Software Heritage . . . . . o . . . o o Former Debian Project Leader . OSI Board Director . . . o o o . . . o . « the first rule of tautology club is the first rule of tautology club »
c'e' una previsione nel codice privacy UE di profile portability e di interoperabilita' quando sara' tecnicamente fattibile. al MIT stanno lavorando a SOLID che dovrebbe essere una tecnologia abilitante, ma ancora prima IPFS (inter planetary file system) sara' la tecnologia che consentira' ai regolatori di prescrivere interconnessione, portabilita' ed interoperabilita'. IMHO non siamo lontani, bisogna aumentare l'awareness... ciao, s. On 06/05/2017 17:04, Stefano Zacchiroli wrote:
On Sat, May 06, 2017 at 02:51:48PM +0200, Stefano Quintarelli wrote:
Mi stavo riferendo a cosa sarebbe possibile fare (ed è già stato fatto in passato) per invertire il trend di centralizzazione dei servizi online, le cui motivazioni sono effetti rete e lock in, in uno scenario regolamentare che non prevede meccanismi pro competitivi come esistono in altre industrie (quasi tutte quelle a rete). Prescinde da temi di ipr.
Concordo.
Quindi mi e vi chiedo: ci sono esempi di regolamentazione che obblighino i fornitori di servizi online a fornire una semplicissima funzionalità anti-lock-in, i.e., la possibilità di scaricare in un unico bundle tutti i propri dati ospitati dalla piattaforma, comprensivi di log, a partire dal giorno 0 di uso del servizio? Ovviamente, manco a dirlo, in un formato aperto.
(Si, ci sono un sacco di dettagli di difficile definizione qui sopra, come la nozione di "propri dati", l'esistenza di formati aperti adatti, etc. Glisso volutamente perché mi interessa di prima di tutto capire se esistono related work, prima di entrare in tali dettagli.)
Ciao
In data sabato 6 maggio 2017 17:04:06 CEST, Stefano Zacchiroli ha scritto:
ci sono esempi di regolamentazione che obblighino i fornitori di servizi online a fornire una semplicissima funzionalità anti-lock-in, i.e., la possibilità di scaricare in un unico bundle tutti i propri dati ospitati dalla piattaforma, comprensivi di log, a partire dal giorno 0 di uso del servizio? Ovviamente, manco a dirlo, in un formato aperto. Speriamo che l'art. 20 [1] del Regolamento UE 2016/679, che si applicherà a decorrere dal 25 maggio 2018, sarà interpretato così da organi competenti e giudici. m.c.
[1] Articolo 20 Diritto alla portabilità dei dati "1. L'interessato ha il diritto di ricevere in un formato strutturato, di uso comune e leggibile da dispositivo automatico i dati personali che lo riguardano forniti a un titolare del trattamento e ha il diritto di trasmettere tali dati a un altro titolare del trattamento senza impedimenti da parte del titolare del trattamento cui li ha forniti qualora: a) il trattamento si basi sul consenso ai sensi dell'articolo 6, paragrafo 1, lettera a), o dell'articolo 9, paragrafo 2, lettera a), o su un contratto ai sensi dell'articolo 6, paragrafo 1, lettera b); e b) il trattamento sia effettuato con mezzi automatizzati. 2. Nell'esercitare i propri diritti relativamente alla portabilità dei dati a norma del paragrafo 1, l'interessato ha il diritto di ottenere la trasmissione diretta dei dati personali da un titolare del trattamento all'altro, se tecnicamente fattibile. 3. L'esercizio del diritto di cui al paragrafo 1 del presente articolo lascia impregiudicato l'articolo 17. Tale diritto non si applica al trattamento necessario per l'esecuzione di un compito di interesse pubblico o connesso all'esercizio di pubblici poteri di cui è investito il titolare del trattamento. 4. Il diritto di cui al paragrafo 1 non deve ledere i diritti e le libertà altrui.
On Sat, May 06, 2017 at 05:38:19PM +0200, Marco Ciurcina wrote:
Speriamo che l'art. 20 [1] del Regolamento UE 2016/679, che si applicherà a decorrere dal 25 maggio 2018, sarà interpretato così da organi competenti e giudici.
Grazie sia a Marco che a Francesca per questa segnalazione. Non ne ero al corrente, ma è certamente una buona notizia. Detto questo, sbaglio o i "dati personali" trattati da questo regolamento sono solo uno stretto/strettissimo sottoinsieme di quanto ipotizzavo io? Il mio goal era permettere che tutto ciò che ho fatto via un servizio online (compreso ri-condividere pubblicamente il video di un gattino nel quale ne io compaio, ne ne sono l'autore) possa essere facilmente scaricabile, idealmente per essere re-importato in una piattaforma concorrente. È mia ignoranza giuridica il considerare "dati personali" molto meno di tutto ciò? Oppure questa direttiva risponde bene a problematiche di hold-up sui dati personali, ma praticamente per nulla a quelle di lock-in all'interno di walled garden? Grazie ancora, a presto! -- Stefano Zacchiroli . zack@upsilon.cc . upsilon.cc/zack . . o . . . o . o Computer Science Professor . CTO Software Heritage . . . . . o . . . o o Former Debian Project Leader . OSI Board Director . . . o o o . . . o . « the first rule of tautology club is the first rule of tautology club »
In data sabato 6 maggio 2017 17:45:47 CEST, Stefano Zacchiroli ha scritto:
sbaglio o i "dati personali" trattati da questo regolamento sono solo uno stretto/strettissimo sottoinsieme di quanto ipotizzavo io? Il mio goal era permettere che tutto ciò che ho fatto via un servizio online (compreso ri-condividere pubblicamente il video di un gattino nel quale ne io compaio, ne ne sono l'autore) possa essere facilmente scaricabile, idealmente per essere re-importato in una piattaforma concorrente.
È mia ignoranza giuridica il considerare "dati personali" molto meno di tutto ciò? Oppure questa direttiva risponde bene a problematiche di hold-up sui dati personali, ma praticamente per nulla a quelle di lock-in all'interno di walled garden? se il walled garden sa (o qualcun altro sa) che "tutto ciò che hai fatto" l'hai fatto tu, "tutto ciò che hai fatto" sono dati personali. m.c.
Nel rispondere alla domanda occorre essere cauti circa lequivalenza fra dato personale e dato portabile. Questo per due ordini di argomenti. In primo luogo occorre ricordare che lart. 20, para. 1, lett. a) del Regolamento (http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=uriserv:OJ.L_.2016.119.01... ) pone limiti oggettivi alla portabilità in ragione dei quali non tutti i dati personali presenti e generati nel contesto di un servizio online sono necessariamente portabili. Quindi vanno valutati caso per caso il servizio ed i presupposti del trattamento. Secondariamente, è in corso un dibattito circa linterpretazione da dare a tale norma, proprio con riguardo ai c.d. observed data (e.g. logs, cronologia dellattività di ricerca etc., v. link seguente, p. 9 s.), rispetto ai quali lArticle 29 Data Protection Working Party nel documento sulla portabilità dei dati (http://ec.europa.eu/newsroom/document.cfm?doc_id=44099 ) ha dato uninterpretazione ampia a favore dellinteressato del trattamento (il soggetto cui i dati si riferiscono), mentre la Commissione pare orientata in senso più restrittivo: https://iapp.org/news/a/european-commission-experts-uneasy-over-wp29-data-po.... Non è invece oggetto di discussione lesclusione dalla portabilità per i c.d. inferred/derived data (v. p. 9 dellopinione dellArticle 29 Data Protection Working Party). Lanalisi potrebbe essere più ampia circa i requisiti che legittimano la portabilità ed i casi in cui quindi tale diritto si può invocare, ma non mi pare questa la sede. In sintesi, stante il testo di legge ed il dibattito in corso, si può però concludere che non è possibile sostenere lequivalenza diretta fra dato personale e dato portabile. AM -- Prof. Avv. Alessandro Mantelero Politecnico di Torino European Data Protection Law Review | Associate Editor Politecnico di TorinoTongji University| Coordinator, Double Degree Program in Management and IP Law http://staff.polito.it/alessandro.mantelero @mantelero On Sat, 06 May 2017 17:54:47 +0200 Marco Ciurcina <ciurcina@studiolegale.it> wrote:
In data sabato 6 maggio 2017 17:45:47 CEST, Stefano Zacchiroli ha scritto:
sbaglio o i "dati personali" trattati da questo regolamento sono solo uno stretto/strettissimo sottoinsieme di quanto ipotizzavo io? Il mio goal era permettere che tutto ciò che ho fatto via un servizio online (compreso ri-condividere pubblicamente il video di un gattino nel quale ne io compaio, ne ne sono l'autore) possa essere facilmente scaricabile, idealmente per essere re-importato in una piattaforma concorrente.
È mia ignoranza giuridica il considerare "dati personali" molto meno di tutto ciò? Oppure questa direttiva risponde bene a problematiche di hold-up sui dati personali, ma praticamente per nulla a quelle di lock-in all'interno di walled garden? se il walled garden sa (o qualcun altro sa) che "tutto ciò che hai fatto" l'hai fatto tu, "tutto ciò che hai fatto" sono dati personali. m.c.
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e' un primo passo tieni presente che l'attivita' dell'EDPS non attiene la concorrenza.. On 06/05/2017 17:45, Stefano Zacchiroli wrote:
È mia ignoranza giuridica il considerare "dati personali" molto meno di tutto ciò? Oppure questa direttiva risponde bene a problematiche di hold-up sui dati personali, ma praticamente per nulla a quelle di lock-in all'interno di walled garden?
E' circa la stessa domanda che pose Yosem Companys della lista LiberationTech di Stanford a febbraio [1]. La mia risposta fu che occorre smettere di concentrarsi sulle applicazioni e agire sull'architettura delle infrastrutture, offrendo piattaforme aperte, interoperabili, decentralizzate che siano robuste alternative a quelle verticali proprietarie [2]. Esattamente quello che è già stato fatto con TCP/IP che ha sostituito Bitnet, SNA, Decnet, etc... In quel caso il timing è stato migliore: non vi erano ancora posizioni così dominanti e un mercato così vasto. Non è un intervento alternativo a quello legislativo, ma complementare, attraverso la promozione di una alternativa architetturale competitiva. Nessun attore commerciale si lancerà mai in una tale impresa, ma è un progetto ambizioso alla portata dell'UE, avvalendosi delle competenze europee, con rilevanti ricadute territoriali. Quando Netscape rese disponibile Navigator, non solo incrinò la posizione dominante di MS, ma rese quel codice un base infrastrutturale per lo sviluppo di altri browser: ora il browser non è più un'applicazione, è infrastruttura. Se ci fosse una seria infrastruttura aperta e decentrata per l'instant messaging, FB sarebbe un attore fra tanti o non sarebbe affatto. La disponibilità di una architettura aperta distribuita assorbirà le attuali piattaforme nell'infrastruttura e aprirà nuove opportunità di mercato. E' anche quanto ho argomentato assieme Francesca Gambarotto in un capitolo del volume "Stato sociale, politica economica e democrazia: Riflessioni sullo spazio e il ruolo dell’intervento pubblico oggi." che sarà in libreria a settembre per Asterios (ISBN:9788893130646). In generale gli interventi nel volume traggono spunto dalla riflessione dell'economista Federico Caffè. Ciao, Alberto [1] <https://mailman.stanford.edu/pipermail/liberationtech/2017-February/016724.h...> [2] : <https://mailman.stanford.edu/pipermail/liberationtech/2017-February/016741.h...> On 06/05/2017 14:51, Stefano Quintarelli wrote:
Raffaele, Mi stavo riferendo a cosa sarebbe possibile fare (ed è già stato fatto in passato) per invertire il trend di centralizzazione dei servizi online, le cui motivazioni sono effetti rete e lock in, in uno scenario regolamentare che non prevede meccanismi pro competitivi come esistono in altre industrie (quasi tutte quelle a rete). Prescinde da temi di ipr. Ciao, s.
In data 5 maggio 2017 22:28:11 "armeo@mail.nexacenter.org" <meo@polito.it> ha scritto:
più radicalmente affermerei che il punto di partenza per una riforma mondiale è l'abolizione del principio della proprietà intellettuale e del brevetto in particolare.
Raf
Il 05/05/2017 22:04, Stefano Quintarelli ha scritto:
Carramba che sorpresa ! Beh, bene che ci arrivino!
Interconnessione, portabilità, interoperabilità! Che suona molto rivoluzionario...
(E tassazione sui ricavi per i beni immateriali con costi variabili nulli http://blog.quintarelli.it/2017/03/circa-la-tassazione-dei-robot-e-degli-inf...
)
Ciao, s.
In data 5 maggio 2017 14:45:18 fabio chiusi <fabiochiusi@yahoo.it> ha scritto:
L'Economist dice che bisogna ripensare l'antitrust nell'era di Google, Amazon e Facebook: "The nature of data makes the antitrust remedies of the past less useful. Breaking up a firm like Google into five Googlets would not stop network effects from reasserting themselves: in time, one of them would become dominant again. A radical rethink is required"
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On 06/05/2017 18:00, Alberto Cammozzo wrote:
In quel caso il timing è stato migliore: non vi erano ancora posizioni così dominanti e un mercato così vasto.
Non è un intervento alternativo a quello legislativo, ma complementare, attraverso la promozione di una alternativa architetturale competitiva.
ci sono casi anche nei confronti di posizioni monopolistiche la portabilita' del numero telefonico, abilitata dalle centrali elettroniche che potevano sostituire quelle elettromeccaniche (in cui il numero era un descrittore di una configurazione fisica), fu l'elemento centrale dell'apertura alla concorrenza del mercato delle telecomunicaiozni, allora in regime di monopolio. https://www.youtube.com/watch?v=EdyhDywdqb4 ;-) p.s. se qualche giurista mi aiuta scrivendo un draft, si trova facile qualche gruppo di colleghi che lo sottoscrivono le depositano come PDL.. (rimane come punto di riferimento e puo' fare un po' di titoli di giornali, sollecitando l'attenzione sulla cosa)
On Sat, May 06, 2017 at 06:00:42PM +0200, Alberto Cammozzo wrote:
La mia risposta fu che occorre smettere di concentrarsi sulle applicazioni e agire sull'architettura delle infrastrutture, offrendo piattaforme aperte, interoperabili, decentralizzate che siano robuste alternative a quelle verticali proprietarie [2].
Mi interessava qui il piano normativo, non quello tecnologico. Su quello tecnologico ci sono miriadi di attività su federazione v. infrastruttura centralizzata, e da molti anni --- per dire, con Debian e Eben Moglen lanciammo la Freedom Box nel 2010. Purtroppo nulla è mai diventato mainstream per una serie di motivi, in parte economici, in parte di veri problemi tecnici difficili da risolvere (come gli upgrade di protocolli in un contesto federato, quando questi rompono la compatibilità all'indietro). Non sono giurista, e quindi non posso personalmente cogliere l'invito di Stefano Q., ma provare a smuovere le acque con un'iniziativa legislativa attorno al diritto di migrare da un servizio online ad un altro sarebbe lodevole. Ciao -- Stefano Zacchiroli . zack@upsilon.cc . upsilon.cc/zack . . o . . . o . o Computer Science Professor . CTO Software Heritage . . . . . o . . . o o Former Debian Project Leader . OSI Board Director . . . o o o . . . o . « the first rule of tautology club is the first rule of tautology club »
Aggiungo un piccolo spunto, visto che da qualche tempo sto seguendo il discorso di portabilità di dati anche non personali: - oltre la previsione già in vigore del GDPR citata sopra, le prossime azioni del digital single market mirano anche alla portabilità dei non-personal-data, in stretta connessione ad interoperabilità e standardizzazione. Qui l'ultima - a mio parere interessantissima - Comunicazione della Commissione Europea dove vengono proposte strade anche "meta"-tecnologiche per attivare questi processi e chiaramente per evitare effetti lock-in: https://ec.europa.eu/digital-single-market/en/news/communication-building-eu... - trovo molto interessante il lavoro che Banca d'Italia ha fatto con le circolari in tema di data governace e quality, e scopro come tante soluzioni siano più o meno facilmente riusabili e addirittura (non sempre) a basso costo. Certo che SOLID o magari qualche soluzione blockchain-based sarebbero ben più trasparenti. Mi sembra immediata la connessione ai profili di concorrenza, non più solo di privacy e data protection. In alcuni stati europei le due agenzie competenti già collaborano moltissimo. Il giorno 6 maggio 2017 20:02, Stefano Zacchiroli <zack@upsilon.cc> ha scritto:
On Sat, May 06, 2017 at 06:00:42PM +0200, Alberto Cammozzo wrote:
La mia risposta fu che occorre smettere di concentrarsi sulle applicazioni e agire sull'architettura delle infrastrutture, offrendo piattaforme aperte, interoperabili, decentralizzate che siano robuste alternative a quelle verticali proprietarie [2].
Mi interessava qui il piano normativo, non quello tecnologico.
Su quello tecnologico ci sono miriadi di attività su federazione v. infrastruttura centralizzata, e da molti anni --- per dire, con Debian e Eben Moglen lanciammo la Freedom Box nel 2010. Purtroppo nulla è mai diventato mainstream per una serie di motivi, in parte economici, in parte di veri problemi tecnici difficili da risolvere (come gli upgrade di protocolli in un contesto federato, quando questi rompono la compatibilità all'indietro).
Non sono giurista, e quindi non posso personalmente cogliere l'invito di Stefano Q., ma provare a smuovere le acque con un'iniziativa legislativa attorno al diritto di migrare da un servizio online ad un altro sarebbe lodevole.
Ciao -- Stefano Zacchiroli . zack@upsilon.cc . upsilon.cc/zack . . o . . . o . o Computer Science Professor . CTO Software Heritage . . . . . o . . . o o Former Debian Project Leader . OSI Board Director . . . o o o . . . o . « the first rule of tautology club is the first rule of tautology club » _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
On Sat, May 06, 2017 at 08:26:00PM +0200, Stefano Leucci wrote:
Qui l'ultima - a mio parere interessantissima - Comunicazione della Commissione Europea dove vengono proposte strade anche "meta"-tecnologiche per attivare questi processi e chiaramente per evitare effetti lock-in: https://ec.europa.eu/digital-single-market/en/news/communication-building-eu...
Grazie Stefano. Concordo, interessantissima! A presto, -- Stefano Zacchiroli . zack@upsilon.cc . upsilon.cc/zack . . o . . . o . o Computer Science Professor . CTO Software Heritage . . . . . o . . . o o Former Debian Project Leader . OSI Board Director . . . o o o . . . o . « the first rule of tautology club is the first rule of tautology club »
Il 06/05/2017 18:00, Alberto Cammozzo ha scritto:
La mia risposta fu che occorre smettere di concentrarsi sulle applicazioni e agire sull'architettura delle infrastrutture, offrendo piattaforme aperte, interoperabili, decentralizzate che siano robuste alternative a quelle verticali proprietarie [2]. ....
Non è un intervento alternativo a quello legislativo, ma complementare, attraverso la promozione di una alternativa architetturale competitiva. Nessun attore commerciale si lancerà mai in una tale impresa, ma è un progetto ambizioso alla portata dell'UE, avvalendosi delle competenze europee, con rilevanti ricadute territoriali.
Secondo me questa È L'UNICA STRADA, e l'unica che dà senso ad un organo di governo europeo. Se l'Europa tiene ai suoi cittadini, deve fare quello che fa uno stato per essi. Guardare sul lungo periodo e realizzare quelle iniziative infrastrutturali che garantiscono allo stesso tempo diritti fondamentali e sviluppo economico. Piattaforme aperte ed interoperabili tipo quelle sopra accennate permetterebbero a molti attori (e non solo a quelli con le spalle larghe) di sviluppare grazie ai dati digitali ed alle tecnologie informatiche servizi a valore aggiunto. Ma avrebbero "by design" le garanzie di privacy necessarie e sarebbe molto più difficile mercificare le esistenze umane. Ciao, Enrico -- EN ===================================================================== Prof. Enrico Nardelli Dipartimento di Matematica - Universita' di Roma "Tor Vergata" Via della Ricerca Scientifica snc - 00133 Roma tel: +39 06 7259.4204 fax: +39 06 7259.4699 mobile: +39 335 590.2331 e-mail: nardelli@mat.uniroma2.it home page: http://www.mat.uniroma2.it/~nardelli blog: http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/enardelli/ ===================================================================== --
Pienamente daccordo, SAREBBE L'UNICA STRADA e sarebbe un dovere delle Istituzioni Europee. Purtroppo è poco probabile che la Commissione Europea lanci spontaneamente iniziative in tal senso. L'unico modo sarebbe riuscire ad attivare un un dibattito partecipato sui media dei vari paesi dell'Unione, e un network trasversale di Europarlamentari che chiedano alla Commissione di agire in tal senso (con un forte sostegno dei cittadini che li voteranno nella prossima legislatura). Ovviamente la Commissione, a causa delle lobby, ha sempre vari modi per ssviare da quanto richiesto dal Parlamento. Andrebbe ricreata la situazione eccezionale, che con il lavoro congiunto di Jan Philipp Albrecht e Viviane Reding, ha portato miracolosamente all'approvazione del GDPR (da vedere il film/documentario del 2015 di David Bernet DEMOCRACY - IM RAUSCH DER DATEN). Francesco Nachira On 06/05/17 20:57, Enrico Nardelli wrote:
Il 06/05/2017 18:00, Alberto Cammozzo ha scritto:
La mia risposta fu che occorre smettere di concentrarsi sulle applicazioni e agire sull'architettura delle infrastrutture, offrendo piattaforme aperte, interoperabili, decentralizzate che siano robuste alternative a quelle verticali proprietarie [2]. ....
Non è un intervento alternativo a quello legislativo, ma complementare, attraverso la promozione di una alternativa architetturale competitiva. Nessun attore commerciale si lancerà mai in una tale impresa, ma è un progetto ambizioso alla portata dell'UE, avvalendosi delle competenze europee, con rilevanti ricadute territoriali.
Secondo me questa È L'UNICA STRADA, e l'unica che dà senso ad un organo di governo europeo.
Se l'Europa tiene ai suoi cittadini, deve fare quello che fa uno stato per essi. Guardare sul lungo periodo e realizzare quelle iniziative infrastrutturali che garantiscono allo stesso tempo diritti fondamentali e sviluppo economico.
Piattaforme aperte ed interoperabili tipo quelle sopra accennate permetterebbero a molti attori (e non solo a quelli con le spalle larghe) di sviluppare grazie ai dati digitali ed alle tecnologie informatiche servizi a valore aggiunto. Ma avrebbero "by design" le garanzie di privacy necessarie e sarebbe molto più difficile mercificare le esistenze umane.
Ciao, Enrico
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Alberto Cammozzo -
Alessandro Mantelero -
armeo@mail.nexacenter.org -
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Marco Ciurcina -
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Stefano Quintarelli -
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