The Cost of Cloud, a Trillion Dollar Paradox
Enrico Venuto ha calcolato che il costo dell’hardware per i servizi di streaming di Polito è la metà di quello dei servizi cloud commerciali. Questo studio su scala più ampia lo conferma. https://a16z.com/2021/05/27/cost-of-cloud-paradox-market-cap-cloud-lifecycle...
Al di là dell'interessante studio, le cui conclusioni -come dalla testimonianza stessa di Enrico Venuto- sono abbastanza scontate, credo che la deriva anche "normativa" verso il Cloud sia dettata da altri fattori, non necessariamente economici (o, quantomeno, non da parte del fruitore). Fermo restando che possono esserci accordi politici per i quali lo stesso fattore economico potrebbe tendenzialmente essere voluto (se non proprio desiderato), dopo numerose discussioni in merito alla situazione delle PA italiane, a cui si aggiungono anche gli Atenei, credo che sia essenzialmente un problema politico. Mi spiego meglio. Nel conto dei servizi ICT va computato anche il RAL dei tecnici deputati a farli funzionare, non solo l'hardware e il software necessario. Probabilmente, quindi, se includiamo nel conto di Polito anche il RAL del personale, forse la bilancia potrebbe non essere così "sbilanciata". A cui va aggiunto il fattore squisitamente politico della vicenda: la PA ha tra i vari core business quello di offrire servizi ICT? Secondo me si, poiché ormai tutto viaggia su sistemi informatici, ma quando il dirigente di turno si trova a dover decidere tra un fornitore esterno (scarico responsabilità, bella figura con il Direttore e magari pure un panettone a natale....) o dipendere da 4 tecnici interni, che non possono garantire la sostenibilità di infrastrutture complesse come quelle di un cloud, è evidente che si tenderà verso la prima soluzione. Si viene pertanto alla domanda madre: quale futuro per l'ICT della PA italiana? Bella domanda, non ne ho idea. Temo che, complice anche una tendente ritrosia dei tecnici ICT di fare squadra, organizzarsi sindacalmente e, comunque, fare adeguata azione di lobbying, il futuro sia piuttosto nuvoloso. Con una PA sempre più stazione appaltante, servizi in outsourcing e via dicendo. Forse, ma le ultime uscite del Min. Colao non lasciano ben sperare, si poteva auspicare almeno a qualche polo nazionale di servizi ICT: penso che sarà più facile arrivare a qualcosa di proprietario a cui le varie PA dovranno affidare i propri servizi... Just my 2 cents. MP Il 31/05/21 14:36, Giuseppe Attardi ha scritto:
Enrico Venuto ha calcolato che il costo dell’hardware per i servizi di streaming di Polito è la metà di quello dei servizi cloud commerciali. Questo studio su scala più ampia lo conferma.
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-- Michele Pinassi - Responsabile Cybersecurity Università di Siena Ufficio Esercizio e Tecnologie - CSIRT irt@unisi.it
... ma quando il dirigente di turno si trova a dover decidere tra un fornitore esterno (scarico responsabilità, bella figura con il Direttore e magari pure un panettone a natale....) o dipendere da 4 tecnici interni, che non possono garantire la sostenibilità di infrastrutture complesse come quelle di un cloud, è evidente che si tenderà verso la prima soluzione.
Già, lo ripeto da decenni, il problema è sempre lo stesso, la "qualità" dei manager, sia pubblici che privati (vi ricordate il "tizio" manager con la "passione" del web di cui ho scritto qualche giorno fa?). E poi, aggiungo, non sempre sono *solo* quattro tecnici interni, in un sistema fortemente gerarchico come la PA, spesso, quando la PA è nazionale, "sotto" un Direttore dei sistemi informativi ci sono decine o centinaia di tecnici. Se a me, tecnico, danno un sw open source mi studio quello, se danno un sistema closed mi studio l'altro, poco cambia. Per il "sistema Italia", invece, le scelte dei "papaveri" decidono il futuro di un paese. E la cosa grave è che queste persone NON studiano, non approfondiscono (se approfondire significa andare oltre le brochure commerciali), non vogliono prendersi nessuna responsabilità (ma i "premi" quelli sì). E realtà virtuose come il Polito non sono altro che l'eccezione che conferma la regola.
ritrosia dei tecnici ICT di fare squadra
Qualche giorno fa ho letto una frase che mi ha fatto riflettere: "bisogna connettere solitudini virtuose". Ecco, i tecnici ICT, il cui dirimpettaio spesso non è un umano ma una macchina, vivono in solitudine, non parliamo poi con il LAD. Ma tra le solitudini ce ne sono tante di virtuose, la difficoltà è connetterle.
organizzarsi sindacalmente
Un sindacato, un'associazione, c'è ANIPA, qualcosa fa, ad esempio una recente lettera al min. Brunetta, di uno dei suoi delegati [1], in cui: "A fronte di c.a. 38.000 unità del C.N.VV.F. di cui 3.100 Ispettori, 1.600 Funzionari Direttivi e 220 Dirigenti, le unità informatiche effettive, ovvero il personale assunto con specifiche competenze e specifiche procedure concorsuali oggi ammonta a ZERO Dirigenti informatici con la irrisoria previsione di n.1 Unità, 15 Funzionari Direttivi informatici e 360 Ispettori informatici (molti dei quali con laurea in ingegneria informatica, telecomunicazioni e sicurezza) a volte impiegati, per scarsa organizzazione e riconoscimento, in funzioni diverse dall'ambito ICT. Il personale informatico è il meno formato dal Corpo. Per l'anno in corso la Direzione Centrale per la Formazione non ha previsto corsi di aggiornamento\formazione per gli Ispettori informatici e quasi nulla di specifico per i Direttivi informatici." E i Vigili del Fuoco, rispetto a tante altre PP.AA. sono un'eccellenza. Antonio [1] https://www.anipa.it/cms/images/allegati/Com_20210322_Lettera_al_MinPA.pdf
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Antonio Iacono -
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Michele Pinassi