Repubblica (Simone): "Se a scuola Internet rende stupidi"
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/01/12/se-sc... L'articolo di Raffaele Simone soffre di due seri limiti, a mio avviso. Il primo è il titolo: non è colpa dell'autore, lo so, ma è veramente scandaloso (Repubblica, please take note). Il secondo limite è che la sua riflessione è pacata e ragionevole, ma totalmente unilaterale, ovvero non sembra aver alcun interesse a chiedersi davvero se le tecnologie digitali possano avere aspetti positivi per la formazione. Scrive " Risorsa formidabile in alcuni impieghi" ma non dici quali e non sviluppa la direzione, mentre invece sviluppa il tema dei rischi. Si concentra, insomma, solo sui potenziali aspetti negativi. E questo sì che è un limite che è giusto far presente all'autore, tanto più che è un accademico, invitandolo a espandere le sue letture oltre a Carr. La letteratura in materia è ormai molto ampia. Potrebbe per esempio seguire il filone "Wired Campus" del Chronicle of Higher Education: http://chronicle.com/blogs/wiredcampus/ per trovare miriadi di spunti. In conclusione, è chiaro che gli interessi commerciali in materia sono forti. Ed è altrettanto chiaro che una posizione tecno-entusiasta a priori è sciocca (lo è per definizione). Ma è a mio avviso altrettanto chiaro che è molto miope escludere a priori possibili benefici da un uso appropriato delle nuove tecnologie in ambito formativo. Ciò detto, commento che i proponenti di lavagne digitali, tablet, eccetera devono dare uno sforzo ben maggiore di quanto fatto finora (per quanto a mia consocenza) per inserire tali tecnologie in una visione più ampia dell'istruzione italiana. In questo Simone ha ragione: la mera introduzione nelle aule di parallelepipedi digitali - grandi (le lavagne) o piccoli (tablet) che siano - di per se' rischia di fare ben poco, ovvero, di essere principalmente un favore ai relativi produttori. juan carlos
sei il mio autore ufficiale di Manifesti. :-) On 13/01/2012 17:53, J.C. DE MARTIN wrote:
In conclusione, è chiaro che gli interessi commerciali in materia sono forti. Ed è altrettanto chiaro che una posizione tecno-entusiasta a priori è sciocca (lo è per definizione).
Ma è a mio avviso altrettanto chiaro che è molto miope escludere a priori possibili benefici da un uso appropriato delle nuove tecnologie in ambito formativo.
Ciò detto, commento che i proponenti di lavagne digitali, tablet, eccetera devono dare uno sforzo ben maggiore di quanto fatto finora (per quanto a mia consocenza) per inserire tali tecnologie in una visione più ampia dell'istruzione italiana. In questo Simone ha ragione: la mera introduzione nelle aule di parallelepipedi digitali - grandi (le lavagne) o piccoli (tablet) che siano - di per se' rischia di fare ben poco, ovvero, di essere principalmente un favore ai relativi produttori.
-- blog.quintarelli.it www.ilsole24ore.com
Caro Jaun Carlos, condivido pienamente le tue osservazioni, aggiungerei che nella scuola c'è stato per anni un metodo di selezione della classe insegnate assai carente e che il digitale non può da solo sopperire a tali errori. Il rischio è di concentrarsi sugli strumenti e meno sui contenuti e sulle modalità didattiche, magari con l'idea di delegare alla macchina parte delle attività di insegnamento. Siano dunque benvenuti i (relativamente) nuovi strumenti, ma preoccupiamoci anche di cosa si insegna, poiché a volte in Italia si affermano stani assiomi: un insegnamento è fatto bene perché è in lingua straniera o perché usa una certa tecnologia. Proprio oggi nel corso di un colloquio pareva che le università "telematiche", in quanto tali, fossero segno di innovazione rispetto agli altri "preistorici" atenei! Le soluzioni di sistema sono più onerose e lunghe da attuarsi, ma alla fine pagano. Alessandro http://staff.polito.it/alessandro.mantelero On Fri, 13 Jan 2012 18:01:22 +0100 Stefano Quintarelli <stefano@quintarelli.it> wrote:
sei il mio autore ufficiale di Manifesti. :-)
On 13/01/2012 17:53, J.C. DE MARTIN wrote:
In conclusione, è chiaro che gli interessi commerciali in materia sono forti. Ed è altrettanto chiaro che una posizione tecno-entusiasta a priori è sciocca (lo è per definizione).
Ma è a mio avviso altrettanto chiaro che è molto miope escludere a priori possibili benefici da un uso appropriato delle nuove tecnologie in ambito formativo.
Ciò detto, commento che i proponenti di lavagne digitali, tablet, eccetera devono dare uno sforzo ben maggiore di quanto fatto finora (per quanto a mia consocenza) per inserire tali tecnologie in una visione più ampia dell'istruzione italiana. In questo Simone ha ragione: la mera introduzione nelle aule di parallelepipedi digitali - grandi (le lavagne) o piccoli (tablet) che siano - di per se' rischia di fare ben poco, ovvero, di essere principalmente un favore ai relativi produttori.
-- blog.quintarelli.it www.ilsole24ore.com _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
-- Avv. Alessandro Mantelero, PhD Confirmed Assistant Professor http://staff.polito.it/alessandro.mantelero Department of Production Systems and Business Economics Politecnico di Torino Corso Duca degli Abruzzi, 24 10129 Torino - Italy
Anche il mio!-)) Il problema è che da noi vige la regola che per fare qualche cosa di nuovo occorre innanzitutto comprare tanta bella ferraglia nuova nuova e tutto fila liscio. Nella scuola ovviamente questo discorso fallisce miseramente. Prendiamo per esempio i corsi di laurea di Scienze della Formazione Primaria e dell'Educazione ed analizziamo in che modo sono considerati questi strumenti e queste metodologie di supporto alla didattica. Io credo che prima di comprare hw e sw a caso, sarebbe opportuno iniettare nei futuri docenti le competenze necessarie ad usare in maniera decente queste tecnologie. Giorgio -----Messaggio originale----- Da: nexa-bounces@server-nexa.polito.it [mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it] Per conto di Stefano Quintarelli Inviato: venerdì 13 gennaio 2012 18.01 A: J.C. DE MARTIN; nexa Oggetto: Re: [nexa] Repubblica (Simone): "Se a scuola Internet rende stupidi" sei il mio autore ufficiale di Manifesti. :-) On 13/01/2012 17:53, J.C. DE MARTIN wrote:
In conclusione, è chiaro che gli interessi commerciali in materia sono forti. Ed è altrettanto chiaro che una posizione tecno-entusiasta a priori è sciocca (lo è per definizione).
Ma è a mio avviso altrettanto chiaro che è molto miope escludere a priori possibili benefici da un uso appropriato delle nuove tecnologie in ambito formativo.
Ciò detto, commento che i proponenti di lavagne digitali, tablet, eccetera devono dare uno sforzo ben maggiore di quanto fatto finora (per quanto a mia consocenza) per inserire tali tecnologie in una visione più ampia dell'istruzione italiana. In questo Simone ha ragione: la mera introduzione nelle aule di parallelepipedi digitali - grandi (le lavagne) o piccoli (tablet) che siano - di per se' rischia di fare ben poco, ovvero, di essere principalmente un favore ai relativi produttori.
-- blog.quintarelli.it www.ilsole24ore.com _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
"Il secondo limite è che la sua riflessione è [..] totalmente unilaterale" Un classico. Esce un comunicato/input, e fai un pezzo tutto in una direzione. Poi due giorni dopo arriva al desk un comunicato/input opposto... e tu due giorni dopo scrivi un pezzo che in pompa magna, senza lasciar spazio a dubbi, dice il contrario. Quanto scommettiamo che quando il 19 gennaio Apple farà il suo annuncio Educational, usciranno un sacco di pezzi con "posizione tecno-entusiasta" (alla faccia di Morozov), qualsiasi sia l'annuncio? C'è solo da sperare che almeno i pezzi li facciano scrivere a persone diverse rispetto a chi ha scritto 3 giorni prima il pezzo tecno-distruttivo :) MDR 2012/1/13 J.C. DE MARTIN <demartin@polito.it>:
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/01/12/se-sc...
L'articolo di Raffaele Simone soffre di due seri limiti, a mio avviso.
Il primo è il titolo: non è colpa dell'autore, lo so, ma è veramente scandaloso (Repubblica, please take note).
Il secondo limite è che la sua riflessione è pacata e ragionevole, ma totalmente unilaterale, ovvero non sembra aver alcun interesse a chiedersi davvero se le tecnologie digitali possano avere aspetti positivi per la formazione. Scrive " Risorsa formidabile in alcuni impieghi" ma non dici quali e non sviluppa la direzione, mentre invece sviluppa il tema dei rischi.
Si concentra, insomma, solo sui potenziali aspetti negativi. E questo sì che è un limite che è giusto far presente all'autore, tanto più che è un accademico, invitandolo a espandere le sue letture oltre a Carr. La letteratura in materia è ormai molto ampia. Potrebbe per esempio seguire il filone "Wired Campus" del Chronicle of Higher Education: http://chronicle.com/blogs/wiredcampus/ per trovare miriadi di spunti.
In conclusione, è chiaro che gli interessi commerciali in materia sono forti. Ed è altrettanto chiaro che una posizione tecno-entusiasta a priori è sciocca (lo è per definizione).
Ma è a mio avviso altrettanto chiaro che è molto miope escludere a priori possibili benefici da un uso appropriato delle nuove tecnologie in ambito formativo.
Ciò detto, commento che i proponenti di lavagne digitali, tablet, eccetera devono dare uno sforzo ben maggiore di quanto fatto finora (per quanto a mia consocenza) per inserire tali tecnologie in una visione più ampia dell'istruzione italiana. In questo Simone ha ragione: la mera introduzione nelle aule di parallelepipedi digitali - grandi (le lavagne) o piccoli (tablet) che siano - di per se' rischia di fare ben poco, ovvero, di essere principalmente un favore ai relativi produttori.
juan carlos
_______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
-- Marco De Rossi Oilproject - Be Free To Learn ( http://www.oilproject.org/ ) Pangloss: Poteva andar peggio, poteva piovere ( http://pangloss.info/ )
participants (5)
-
Giorgio Ventre -
J.C. DE MARTIN -
MANTELERO ALESSANDRO -
Marco De Rossi -
Stefano Quintarelli