Model Metropolis (da SimCity alla SmartCity?)
Un brillante articolo da Kevin T. Baker, storico: https://logicmag.io/06-model-metropolis/ Ai miei occhi, pone questioni interessantissime. Di straordinaria attualità nel momento in cui vecchi giocatori di SimCity (come me) ragionano, discutono, votano o decidono sulle "Smart City". E di straordinario interesse non solo storico politico, ma informatico. Mostra come l'informatica e la programmazione siano mezzi di espressione capaci di diffondere un sistema di credenze e valori complesso (150 equazioni e 200 variabili) SENZA comunicazione verbale. Diffondendo veri e propri pregiudizi senza una singola rete neurale a nascondere / giustificare i bias. Giacomo ____ Almost as soon as SimCity came out, journalists, academics, and other critics began to speculate on the effects that the game might have on real-world planning and politics. Within a few years of its release, instructors at universities across the country began to integrate SimCity into their urban planning and political science curriculums. Commentators like the sociologist Paul Starr worried that the game’s underlying code was an “unreachable black box” which could “seduce” players into accepting its assumptions, like the fact that low taxes promoted growth in this virtual world. “I became a total Republican playing this game,” one SimCity fan told the Los Angeles Times in 1992. “All I wanted was for my city to grow, grow, grow.” Despite all this attention, few writers looked closely at the work which sparked Wright’s interest in urban simulation in the first place. Largely forgotten now, Jay Forrester’s Urban Dynamics put forth the controversial claim that the overwhelming majority of American urban policy was not only misguided but that these policies aggravated the very problems that they were intended to solve. In place of Great Society-style welfare programs, Forrester argued that cities should take a less interventionist approach to the problems of urban poverty and blight, and instead encourage revitalization indirectly through incentives for businesses and for the professional class. Forrester’s message proved popular among conservative and libertarian writers, Nixon Administration officials, and other critics of the Great Society for its hands-off approach to urban policy. This outlook, supposedly backed up by computer models, remains highly influential among establishment pundits and policymakers today. [...] When we consider the social effects of computers in political and social life, we usually think in terms of expanded power and new possibilities. This perspective on computation permeates even our critical visions of technology. But we should also be attentive to the power that computers and the accompanying language of “systems” and “complexity” have to narrow our conception of the politically possible. [...] Forrester argued that for most of human history, people have only needed to understand basic cause-and-effect relationships, but that our social systems are governed by complex processes that unfold over long periods of time. [...] In essence, anything we do to try to improve society will backfire and make things even worse. [...] Expert knowledge, of course, has an important place in democratic deliberation, but it can also cut people out of the policy process, dampen the urgency of moral claims, and program a sense of powerlessness into our public discourse. Appeals to a social system’s “complexity” and the potential for “perverse outcomes” can be enough to sink transformative social programs that are still on the drawing board.
On Thu, 7 Feb 2019 at 11:29, Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> wrote:
Mostra come l'informatica e la programmazione siano mezzi di espressione capaci di diffondere un sistema di credenze e valori complesso (150 equazioni e 200 variabili) SENZA comunicazione verbale.
Su questo, IMHO, si giocherà il nostro futuro politico, sociale, economico ed evolutivo. Qualche tempo fa, ragionando con il professor Meo sul mio approccio all'insegnamento dell'Informatica ai bambini, Raffaele l'aveva definito "Umanista". La cosa, sulle prime mi aveva sorpreso: in 6 ore, ero riuscito a far comprendere ai bambini concetti fondamentali come la distinzione fra informazione e dato, fra algoritmo e programma, fra errore e bug, fra pregiudizio e bug, fino a discutere il funzionamento dei protocolli di comunicazione, e a simulare per gioco DHCP e DNS, o il routing dei pacchetti IPv4. Come poteva essere un corso "umanista"? Eppure Raffaele ha ragione: - abbiamo parlato di autonomia, libertà e curiosità, definendo robot, cyborg e (sì lo so :-D) hackers. - abbiamo parlato di disinformazione e propaganda mostrando che un computer non può riconoscere la verità (l'ancora è stato il concetto di GIGO, ma se fossero stati più grandicelli forse si sarebbe potuto partire dai teoremi di incompletezza) - abbiamo parlato di identità e dialogo, analizzando i prerequisiti di un protocollo di comunicazione (identificabilità, differenza, intenzione di comunicare, canale di comunicazione e linguaggio condiviso) L'informatica tratta le Informazioni, che si "in-formano" nelle menti umane. I dati, su cui i calcolatori operano, sono mere rappresentazioni trasferibili di tali informazioni. Dunque l'Informatica non riguarda i computer, ma la mente dell'homo sapiens sapiens, la sua "sapienza". Questo la rende umanista? O forse rende l'umanesimo, informatico? :-D Non lo so. Ma di certo siamo ben lungi dal capire la portata di questa nuova materia. E molte contraddizioni del nostro tempo derivano dall'uso che ne facciamo, rozzo e primitivo. Giacomo
Il giorno gio 7 feb 2019 alle ore 12:32 Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> ha scritto:
La cosa, sulle prime mi aveva sorpreso: in 6 ore, ero riuscito a far comprendere ai bambini concetti fondamentali come la distinzione fra informazione e dato, fra algoritmo e programma, fra errore e bug, fra pregiudizio e bug, fino a discutere il funzionamento dei protocolli di comunicazione, e a simulare per gioco DHCP e DNS, o il routing dei pacchetti IPv4.
Caspita! Complimenti! Puo' mettere a disposizione del materiale per comprendere e riusare? Ha pubblicato qualcosa a riguardo? Grazie. luca
On Thu, 7 Feb 2019 at 12:56, luca menini <menini.luca@gmail.com> wrote:
Il giorno gio 7 feb 2019 alle ore 12:32 Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> ha scritto:
La cosa, sulle prime mi aveva sorpreso: in 6 ore, ero riuscito a far comprendere ai bambini concetti fondamentali come la distinzione fra informazione e dato, fra algoritmo e programma, fra errore e bug, fra pregiudizio e bug, fino a discutere il funzionamento dei protocolli di comunicazione, e a simulare per gioco DHCP e DNS, o il routing dei pacchetti IPv4.
Caspita! Complimenti!
Li girerò alla classe! Il merito è veramente dei bimbi. Per me è un gioco: qualunque sia il tema, se non riesco a spiegarlo in modo chiaro e comprensibile ad un bimbo, allora significa che non so di cosa parlo. Però l'ultima volta scherzavo con la maestra che dovrebbe essere l'esame predefinito all'università: spiegare la materia ad una classe di bambini, sottoporli ad un piccolo test dopo qualche giorno e dare il voto al candidato sulla base di quanto la classe ha recepito. Sono certo che ne uscirebbero laureati migliori, generazione dopo generazione.
Puo' mettere a disposizione del materiale per comprendere e riusare? Ha pubblicato qualcosa a riguardo?
Niente di specificatamente scritto per lo scopo. E non riesco a ideare un formato per rendere scalabile questo approccio. Nelle prime due lezioni siamo partiti dal titolo del corso "Informatica Elementare" e seguendo l'etimologia dei termini siamo giunti in modo interattivo e un po' maieutico a spiegare le definizioni che trovi qui: http://www.tesio.it/documents/vademecum.txt Il primo giorno ho regalato una piccola rubrica a ciascun bimbo sulle quali segnavano le definizioni (in Italiano) DOPO che era evidente avessero capito il concetto. Ma il metodo è estremamente interattivo, e non era possibile riprendere le lezioni senza riprendere i bambini. La traccia della terza lezione (l'unica che abbia avuto una vera traccia :-D) è qui: http://www.tesio.it/documents/Informatica_Elementare_lezione3.pdf Quando è suonata la campanella, stavamo per parlare dell'algoritmo di cifratura (un One Time Pad semplificato, in cui allo XOR ho sostituito le somme/sottrazioni in modulo) ed i bambini erano così delusi che la maestra mi ha concesso altre due ore (ancora da schedulare) in cui oltre all'algoritmo proverò magari a parlare di cyberbullismo. Giacomo
caro Giacomo, mi associo alla richiesta di Luca. Se mi mandi qualche "learning object" tuo - testo, immagini, filmato - lo pubblico su fare.polito.it . Raf Colgo l'occasione di questa mail per fare un'operazione di "marketing" giustificata dal fatto che vendo solo roba gratis. Sul portale FARE (fare.polito.it) all'indirizzo "materiali" e poi "corsi completi" trovate un libro "L'informatica per grandi e piccini" che era stato pensato per la scuola secondaria di primo grado ma che poi è stato utilizzato anche nella scuola primaria, dalla terza elementare in su. Raf Il 07/02/2019 12:56, luca menini ha scritto:
Il giorno gio 7 feb 2019 alle ore 12:32 Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> ha scritto:
La cosa, sulle prime mi aveva sorpreso: in 6 ore, ero riuscito a far comprendere ai bambini concetti fondamentali come la distinzione fra informazione e dato, fra algoritmo e programma, fra errore e bug, fra pregiudizio e bug, fino a discutere il funzionamento dei protocolli di comunicazione, e a simulare per gioco DHCP e DNS, o il routing dei pacchetti IPv4.
Caspita! Complimenti!
Puo' mettere a disposizione del materiale per comprendere e riusare? Ha pubblicato qualcosa a riguardo?
Grazie. luca
Cari tutti vi segnalo anche - data l'attinenza con gli argomenti di questa lista - la guida per le scuole primarie e secondarie inferiori che abbiamo realizzato all'interno del progetto Programma il Futuro adattando materiale di commonsense: - cittadinanza digitale consapevole (https://programmailfuturo.it/come/cittadinanza-digitale/introduzione) Sappiamo che nelle scuole è molto apprezzata. Ogni commento è benvenuto. Ciao, Enrico Il 07/02/2019 16:23, armeo@mail.nexacenter.org ha scritto:
caro Giacomo,
mi associo alla richiesta di Luca. Se mi mandi qualche "learning object" tuo - testo, immagini, filmato - lo pubblico su fare.polito.it .
Raf
Colgo l'occasione di questa mail per fare un'operazione di "marketing" giustificata dal fatto che vendo solo roba gratis.
Sul portale FARE (fare.polito.it) all'indirizzo "materiali" e poi "corsi completi" trovate un libro "L'informatica per grandi e piccini" che era stato pensato per la scuola secondaria di primo grado ma che poi è stato utilizzato anche nella scuola primaria, dalla terza elementare in su.
Raf
Il 07/02/2019 12:56, luca menini ha scritto:
Il giorno gio 7 feb 2019 alle ore 12:32 Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> ha scritto:
La cosa, sulle prime mi aveva sorpreso: in 6 ore, ero riuscito a far comprendere ai bambini concetti fondamentali come la distinzione fra informazione e dato, fra algoritmo e programma, fra errore e bug, fra pregiudizio e bug, fino a discutere il funzionamento dei protocolli di comunicazione, e a simulare per gioco DHCP e DNS, o il routing dei pacchetti IPv4.
Caspita! Complimenti!
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Grazie. luca
nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
-- EN ===================================================================== Prof. Enrico Nardelli Dipartimento di Matematica - Universita' di Roma "Tor Vergata" Via della Ricerca Scientifica snc - 00133 Roma tel: +39 06 7259.4204 fax: +39 06 7259.4699 mobile: +39 335 590.2331 e-mail: nardelli@mat.uniroma2.it home page: http://www.mat.uniroma2.it/~nardelli blog: http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/enardelli/ http://link-and-think.blogspot.it/ ===================================================================== --
Ciao Enrico, ho appena visto http://www.raiscuola.rai.it/articoli/alla-scoperta-dellinformatica/37846/def... Spero che realiziate altri video come questo: fantastico. Ottimo metodo, ottime riflessioni. Credo che la lezione sarebbe alla portata di un pubblico ben più giovane, e se c'è un seguito sono certo che diversi dei bimbi cui ho fatto lezione troverebbero un corso di questo genere assolutamente affascinante. Non concordiamo su una definizione fondamentale (ma io sono felice di essere corretto ed educato). L'informatica non è una scienza. E non è una tecnologia. (qui perché: http://www.tesio.it/2018/10/11/math-science-and-technology.html ) L'informatica studia l'informazione, che è un costrutto della mente umana che può essere precisamente comunicata ad altri esseri umani attraverso un linguaggio e rappresentata in vari modi (rappresentazioni che chiamiamo "dati" perché possiamo darli, trasferirli). "Pensiero computazionale" è _forse_ una buona definizione di ciò che l'informatica studia nella mente umana, ma non copre la distinzione fra dato e informazione, tratta l'algoritmo, ma non il programma (dato) ed il bug, mentre l'informatica riguarda anche (anzi soprattutto) la fallibilità umana. In un qualche modo, secondo me, l'Informatica studia quella parte della mente dell'uomo che dal cervello di un individuo può diventare Cultura collettiva e naturalmente da Cultura collettiva può penetrare nel cervello di un individuo. Analogamente alla Matematica. Anzi, esattamente come la Matematica, di cui l'Informatica è una evoluzione, non una specializzazione. Da questa confusione deriva, secondo me, il "computazionale". Stiamo semplicemente parlando del pensiero umano tipico della nostra specie, quello comunicabile in modo preciso attraverso un linguaggio. Cosa ne pensi? Non credo si tratti di filosofia dell'informatica, ma di proprio di informatica! Informatica che fatichiamo a definire chiaramente perché ancora ai primordi. Giacomo
Caro Giacomo grazie mille per l'apprezzamento del video. Sono interessato a sentire il feedback se lo fai vedere a bambini più piccoli. Mi sarebbe piaciuto enormemente sviluppare il tema, ma la RAI ha un budget limitato sulla cultura... Sulla definizione di informatica, da un lato ti rispondo con un'osservazione di Knuth del 1974 "the underlying concepts are much more important than the name", da un articolo che cito spesso (e che consiglio) Computer Science and Its Relation to Mathematics, The American Mathematical Monthly, 81(4):323-343, Apr. 1974. http://www.maa.org/programs/maa-awards/writing-awards/computer-science-and-i... Dall'altro, il dire è scienza/tecnologia/ingegneria o tutte queste cose insieme o una cosa ancora diversa ha un significato, per me, essenzialmente "politica". Io dico che è "disciplina scientica" perché in questo momento storico questo è l'approccio che ritengo migliore per far sì che venga insegnata a tutti nella scuola (http://www.informatics-europe.org/news/434-inf4all.html). Per fare politica, dobbiamo usare categorie che la gente capisce e comprende, e che sono utili al raggiungimento dell'obiettivo. Usare il termine "Pensiero computazionale" è interessante dialetticamente, ma va fatto con cautela. Ne ho parlato recentemente su Communications of ACM https://cacm.acm.org/magazines/2019/2/234348-do-we-really-need-computational... Ciao, Enrico Il 06/03/2019 01:06, Giacomo Tesio ha scritto:
Ciao Enrico, ho appena visto
http://www.raiscuola.rai.it/articoli/alla-scoperta-dellinformatica/37846/def...
Spero che realiziate altri video come questo: fantastico.
Ottimo metodo, ottime riflessioni. Credo che la lezione sarebbe alla portata di un pubblico ben più giovane, e se c'è un seguito sono certo che diversi dei bimbi cui ho fatto lezione troverebbero un corso di questo genere assolutamente affascinante.
Non concordiamo su una definizione fondamentale (ma io sono felice di essere corretto ed educato).
L'informatica non è una scienza. E non è una tecnologia. (qui perché: http://www.tesio.it/2018/10/11/math-science-and-technology.html )
L'informatica studia l'informazione, che è un costrutto della mente umana che può essere precisamente comunicata ad altri esseri umani attraverso un linguaggio e rappresentata in vari modi (rappresentazioni che chiamiamo "dati" perché possiamo darli, trasferirli).
"Pensiero computazionale" è _forse_ una buona definizione di ciò che l'informatica studia nella mente umana, ma non copre la distinzione fra dato e informazione, tratta l'algoritmo, ma non il programma (dato) ed il bug, mentre l'informatica riguarda anche (anzi soprattutto) la fallibilità umana.
In un qualche modo, secondo me, l'Informatica studia quella parte della mente dell'uomo che dal cervello di un individuo può diventare Cultura collettiva e naturalmente da Cultura collettiva può penetrare nel cervello di un individuo. Analogamente alla Matematica. Anzi, esattamente come la Matematica, di cui l'Informatica è una evoluzione, non una specializzazione. Da questa confusione deriva, secondo me, il "computazionale". Stiamo semplicemente parlando del pensiero umano tipico della nostra specie, quello comunicabile in modo preciso attraverso un linguaggio.
Cosa ne pensi?
Non credo si tratti di filosofia dell'informatica, ma di proprio di informatica!
Informatica che fatichiamo a definire chiaramente perché ancora ai primordi.
Giacomo
-- EN ===================================================================== Prof. Enrico Nardelli Dipartimento di Matematica - Universita' di Roma "Tor Vergata" Via della Ricerca Scientifica snc - 00133 Roma tel: +39 06 7259.4204 fax: +39 06 7259.4699 mobile: +39 335 590.2331 e-mail: nardelli@mat.uniroma2.it home page: http://www.mat.uniroma2.it/~nardelli blog: http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/enardelli/ http://link-and-think.blogspot.it/ ===================================================================== --
On March 6, 2019 8:44:59 AM UTC, Enrico Nardelli <nardelli@mat.uniroma2.it> wrote:
Caro Giacomo
grazie mille per l'apprezzamento del video. Sono interessato a sentire il feedback se lo fai vedere a bambini più piccoli. Mi sarebbe piaciuto enormemente sviluppare il tema, ma la RAI ha un budget limitato sulla cultura...
Appena ne avrà voglia, inizierò a mostrarlo alla mia maggiore (10 anni) e ti farò sapere cosa comprende e cosa no. Devo dire che io non avrei idea di come far simulare una macchina di Turing con cartoncino in modo ordinato a dei ragazzi. Probabilmente è semplicemente sintomo di ignoranza da parte mia. Ma mi sento veramente indignato a pensare che le mie tasse NON vengono spese dalla Rai per un progetto come questo. Viviamo certamente tempi oscuri, ma si può dimenticare così spudoratamente la propria missione di servizio pubblico? Se penso al vecchio progetto UniNettuno... ok veniva trasmesso in orari improponibili ed era certamente un formato più "carico"... ma almeno era Cultura.
Sulla definizione di informatica, da un lato ti rispondo con un'osservazione di Knuth del 1974 "the underlying concepts are much more important than the name", da un articolo che cito spesso (e che consiglio) Computer Science and Its Relation to Mathematics, The American Mathematical Monthly, 81(4):323-343, Apr. 1974. http://www.maa.org/programs/maa-awards/writing-awards/computer-science-and-i...
Bell'articolo. La prospettiva di Knuth appare molto pragmatica (ok, parliamo di Knuth, ma è pur sempre statunitense! :-D), ma non tiene conto di un aspetto fondamentale: le parole che usiamo per descrivere la realtà determinano la nostra comprensione della stessa. Una parola apre o chiude a relazioni con altre parole nelle nostre menti, individuali e collettive. Computer Science (o Computing Science o Datalogi o Databehandling) sono tutte estremamente riduttive in confronto al francese Informatique. Ed alcune delle apparenti difficoltà descritte da Knuth derivano da questa frettolosa limitazione, che non è solo di segno, ma di significato. Infatti Knuth parla di Informatica come studio degli algoritmi. Algoritmi che sono informazioni nella mente di chi li conosce o dati sui testi che li descrivono (codice sorgente fra questi). Algoritmi che sono certamente fondamentali. Ma altrettanto fondamentale è l'interfaccia utente. Altrettanto fondamentali sono le dinamiche di composizione del software. Altrettanto fondamentali sono gli aspetti legali. O i metodi di sviluppo. I paradigmi di programmazione. E sono tutti aspetti fortemente interconnessi, perché tutti lavorano nella mente e sulla mente del programmatore / utente.
Dall'altro, il dire è scienza/tecnologia/ingegneria o tutte queste cose insieme o una cosa ancora diversa ha un significato, per me, essenzialmente "politica". Io dico che è "disciplina scientica" perché in questo momento storico questo è l'approccio che ritengo migliore per far sì che venga insegnata a tutti nella scuola (http://www.informatics-europe.org/news/434-inf4all.html). Per fare politica, dobbiamo usare categorie che la gente capisce e comprende, e che sono utili al raggiungimento dell'obiettivo.
Caspita che bel goal di contropiede! :-D Beh hai probabilmente ragione. Credo sia un po' come andare a pesca... devi dare ai pesci qualcosa che piaccia loro se vuoi prenderli. Non so cosa rispondere. Vi intuisco un rischio, ma non riesco a focalizzarlo. Probabilmente mia inesperienza.
Usare il termine "Pensiero computazionale" è interessante dialetticamente, ma va fatto con cautela. Ne ho parlato recentemente su Communications of ACM https://cacm.acm.org/magazines/2019/2/234348-do-we-really-need-computational...
Grazie della segnalazione. Bel articolo con interessantissimi approfondimenti. Si direbbe che vi siano larghe sovrapposizioni fra le nostre intuizioni e intenzioni. Non concordiamo appieno sulla fondamentale e soverchiante importanza della Informatica come studio della Informazione (e dunque di tutto ciò che gli uomini possono condividere/comunicare/ricordare collettivamente), ma non sono in molti a concordare con me su questo... :-D
Ciao, Enrico
Ciao e grazie della chiaccherata. Giacomo
On 07/02/2019, armeo@mail.nexacenter.org <meo@polito.it> wrote:
caro Giacomo,
mi associo alla richiesta di Luca. Se mi mandi qualche "learning object" tuo - testo, immagini, filmato - lo pubblico su fare.polito.it .
Cari amici, non è un "learning object" perché a dire il vero non li so fare. Però sarei felice di conoscere la vostra autorevole opinione su queste riflessioni (che volenti o nolenti avete contribuito a produrre :-D) http://www.tesio.it/2019/06/03/what-is-informatics.html Mi fate sapere cosa ne pensate? Giacomo PS: mi scuso per la lunghezza. E' un lavoro di settimane... ma non sono riuscito ad essere più conciso.
Un altro testo, questo di Paolo Pedercini, su SimCity.
SimCity has been used and is being used as educational tool. Now, more than ever, is shaping the way a lot of people understand or misunderstand city planning. [...] SimCity games promise endless possibilities. “Build the city of your dreams”. But in reality you always end up with something that looks like Phoenix, Arizona.
The only type of city you can create is the modernist, car centered, grid based, North American city (Although in some recent versions they tried to allow for non grid based plans).
And it’s ideal modernist city. It’s car centered but there no need for parking. Parking is just not included in the models.
http://molleindustria.org/GamesForCities/ Giacomo PS: Non sono un gamer, mi annoio molto rapidamente, ma il primo SimCity è probabilmente il videogioco con cui ho giocato di più in assoluto. E mostra molto bene come la Tecnologia sia sempre stata Politica.
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