Re: [nexa] La lenta, incessante ritirata dei moderati
On Tue, Oct 19, 2021 08:33:11 AM +0200, don Luca Peyron wrote:
Parole che mi sembrano vere, buona lettura
dl
https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/ la-lenta-incessante-ritirata-dei-moderati?
2 reazioni istintive: 1) Dal titolo ero sicuro che il tema fosse l'astensionismo alle ultime amministrative, nel qual caso la risposta ugualmente istintiva sarebbe stata "piu' che di ritirata, parlerei di lento e incessante rimbambimento, di tutti quei moderati che, magari da decenni, non votano anche turandosi il naso, per non "sporcarsi", senza arrivare a capire che nei nostri sistemi di voto, alla lunga, e' una scelta perfettamente equivalente a votare per gli estremismi peggiori. Come infatti vediamo 2) Riguardo al contenuto effettivo dell'articolo, direi "parole vere, certo. Ma anche vecchie (che non significa meno giuste), no?" Togliendo le 2/3 frasi che citano specificamente la pandemia, potrebbe essere un ritratto sociale del 2009, subito dopo il meltdown, non 2021. Marco -- Help me to continue my digital awareness blogging: https://stop.zona-m.net/christmas-2020-fundraising/
2) Riguardo al contenuto effettivo dell'articolo, direi "parole vere, certo. Ma anche vecchie (che non significa meno giuste), no?"
Moderati, già ... moderarsi = contenersi nei limiti imposti dalla convenienza, dall'opportunità, dalla sicurezza, ecc. I moderati non ci sono più in politica perché sono spariti dalla società. Una pubblicità martellante degli anni '80 e '90 inneggiava al superamento dei limiti. Era una goccia ma quella goccia ha prodotto le stalattiti di oggi. Senza arrivare al movimento del transumanesimo, che si propone di superare i limiti biologici e cognitivi dell’essere umano, la possibilità di trascendere i limiti oggi è comunque diventata un'ossessione. Basta dare uno sguardo all'industria culturale e cosa ha prodotto in questi decenni. La letteratura, il cinema, ma soprattutto le serie televisive sono piene di storie di eroi (anche negativi, anche criminali ...) e l'eroe è chi, per antonomasia, supera i limiti. Assenza di limite che porta alle ludopatie di massa, al binge watching, agli hikikomori. Enzo Ferrari diceva "il secondo è il primo degli ultimi", ahimé questa affermazione è uscita dal mero linguaggio sportivo per entrare a pieno titolo nel campo lavorativo, relazionale, sociale, politico, E il mantra ha prodotto una società di "ultimi", di irrealizzati, di infelici. "In omnibus fere rebus mediocritatem esse optumam" diceva Cicerone ma già Aristotele, Orazio, Ovidio, sostenevano che la virtù è nel mezzo, nella misura, nella moderazione, nell'equilibrio. Peccato che sono "ideali" che non portano incassi al botteghino. A.
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