l’impronta ambientale del digitale
Su un tema già affrontato in lista segnalo questo bel Data Room di Gabanelli in collaborazione con Giovanna Sissa. Mi sembra la prima volta che questo tema buca la gabbia della informazione specialistica. Giulio https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/emissioni-co2-ambiente-int...
*yawn* In aggiunta alle critiche nel merito di Beppe (che sottoscrivo in toto), ribadisco qui un controargomento già sollevato più volte in lista. La critica "X consuma molta energia elettrica, quindi produce molti gas serra, quindi inquina, ergo non dobbiamo fare X" è completamente fuori fuoco. La risposta politica dovrebbe essere migrare sempre maggiori quote della produzione elettrica verso soluzioni che non producono gas serra (con l'obiettivo di arrivare al 100%). Dire invece "non dobbiamo fare X" (con un qualche "X" nell'ambito tecnologico) è neoluddismo, peraltro completamente inutile. On Tue, Jan 12, 2021 at 04:16:09PM +0100, Giulio De Petra wrote:
Su un tema già affrontato in lista segnalo questo bel Data Room di Gabanelli in collaborazione con Giovanna Sissa. Mi sembra la prima volta che questo tema buca la gabbia della informazione specialistica. Giulio
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-- Stefano Zacchiroli . zack@upsilon.cc . upsilon.cc/zack . . o . . . o . o Computer Science Professor . CTO Software Heritage . . . . . o . . . o o Former Debian Project Leader & OSI Board Director . . . o o o . . . o . « the first rule of tautology club is the first rule of tautology club »
On 12/01/21 18:12, Stefano Zacchiroli wrote:
*yawn*
In aggiunta alle critiche nel merito di Beppe (che sottoscrivo in toto), ribadisco qui un controargomento già sollevato più volte in lista.
La critica "X consuma molta energia elettrica, quindi produce molti gas serra, quindi inquina, ergo non dobbiamo fare X" è completamente fuori fuoco. La risposta politica dovrebbe essere migrare sempre maggiori quote della produzione elettrica verso soluzioni che non producono gas serra (con l'obiettivo di arrivare al 100%).
non solo. tornare ai cataloghi postalmarket, alle gite in banca/posta per bonifici e lettere, ai viaggi in universita' per esiti di esami, a viaggi aerei per riunioni fisiche, ecc.. avrebbe un impatto minore ? sono critico di certe applicazioni di machine learning, ma in genere spostare elettroni e fotoni è più ecologico che spostare atomi. e spostare fotoni è molto meglio che spostare elettroni. la rete, una volta che ne accettiamo la opportunita' di esistenza per un uso (e quindi esiste), consuma a prescindere da quanti bit ci moduli su. quindi il comportamento piu' virtuoso e' trovare il maggior numero di applicazioni possibili per ridurre lo spostamento di atomi e aumentare lo spostamento di bit. ciao, s.
Ciao tuttei, che Gabanelli sia stata superficiale non mi stupisce visto che ogni volta che parla di digitale mostra la sua poca competenza. Le cose però vanno guardate nel complesso. Il digitale non è solo computazione all'interno dei data center, per capirne l'impatto va analizzato l'intero ciclo di vita. E' importante inserire nel computo dell'impronta ambientale anche i rifiuti (RAEE), l'inquinamento per la produzione dei dispositivi, e infine (ma sarebbe meglio dire l'inizio) il costo in termini ambientali e sociali dell'estrazione delle materie prime necessarie alla produzione degli apparati elettronici (oro, tantalio, coltan). Su questi argomenti consiglio un ciclo di trasmissioni radiofoniche di "Le Dita Nella Presa" ormai di 2 anni fa, ma che mi pare avessero centrato la complessità del problema. Potete trovarle qui: https://pillole.graffio.org/pillole/materialita-del-digitale-ciclo-di-trasmi... Infine sulla questione della produzione di gas serra ci sono degli studi in proposito. Sinceramente non sono riuscito a capire quanto siano attendibili, ma ci sono. Secondo "shift project" la tecnologia digitale nel 2019 era responsabile del 4% delle emissioni di gas serra (più che l’intero comparto dell'aviazione). Nel 2025 è previsto che arrivi al 8% (la previsione è fatta prima della pandemia) https://theshiftproject.org/en/article/lean-ict-our-new-report/ Tanto per avere dei dati di paragone, nel 2010 (fonte: http://www.tsp-data-portal.org/Breakdown-of-GHG-Emissions-by-Sector#tspQvCha...): Trasporti: 15% Manifattura, processi industriali: 19% Produzione di elettricià/riscaldamento: 37% Agricoltura: 14% Residential: 7% Anche in questo caso, consiglio una puntata de "Le Dita Nella Presa": https://pillole.graffio.org/pillole/global-warming-will-be-televised-on-dema... i miei 2 cents m Il 12/01/21 18:21, Stefano Quintarelli ha scritto:
On 12/01/21 18:12, Stefano Zacchiroli wrote:
*yawn*
In aggiunta alle critiche nel merito di Beppe (che sottoscrivo in toto), ribadisco qui un controargomento già sollevato più volte in lista.
La critica "X consuma molta energia elettrica, quindi produce molti gas serra, quindi inquina, ergo non dobbiamo fare X" è completamente fuori fuoco. La risposta politica dovrebbe essere migrare sempre maggiori quote della produzione elettrica verso soluzioni che non producono gas serra (con l'obiettivo di arrivare al 100%).
non solo. tornare ai cataloghi postalmarket, alle gite in banca/posta per bonifici e lettere, ai viaggi in universita' per esiti di esami, a viaggi aerei per riunioni fisiche, ecc.. avrebbe un impatto minore ?
sono critico di certe applicazioni di machine learning, ma in genere spostare elettroni e fotoni è più ecologico che spostare atomi.
e spostare fotoni è molto meglio che spostare elettroni.
la rete, una volta che ne accettiamo la opportunita' di esistenza per un uso (e quindi esiste), consuma a prescindere da quanti bit ci moduli su. quindi il comportamento piu' virtuoso e' trovare il maggior numero di applicazioni possibili per ridurre lo spostamento di atomi e aumentare lo spostamento di bit.
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