Damnatio Mamoriae Digitale: c'è bisogno di normare una redenzione digitale?
Una riflessione con voi, se le la consentite... Come forse qualcuno di voi fa, complice una scommessa (persa) da un anno a questa parto pubblico un video al giorno sui temi del Digitale. Il video di qualche giorno fa parlava della Gogna mediatica e la discussione che si è generata mi spinge a cercare il confronto. Se vi interessa la versione "video" di questa mail la trovate nel video di oggi: https://youtu.be/umOttXIJkFE Se la Damnatio Memoriae storica era la condanna a "sparire" dalla storia, ieri parlavo della Damnatio Memoriae Digitale, la condanna moderna "ad essere ricordati", ad imperitura memoria, per qualcosa abbia fatto. La rete non dimentica e non può dimenticare. No, non parlo di "oblio" come un generico approccio, ma di un approccio strutturato alla notorietà di una pena ed al processo di riabilitazione, che senza una controparte digitale non può avere alcun senso in un mondo interconnesso e basato sulla "ricerca online". La Damnatio Memoriae digitale è una condanna perpetua ed eterna che, forse, merita una riflessione: dovrebbe in qualche modo essere commisurata alla gravità del reato? Dovrebbe essere in qualche modo normata? Se è possibile, per legge, riabilitare un cittadino che ha scontato la sua pena (addirittura riconsegnando in alcuni casi una fedina penale intonsa), allora non è necessario normare una "redenzione digitale"? Amici guristi, vi va di ragionarne un po' con me su questo argomento che mi frulla in testa da più di un anno? Quali limiti? Quali applicazioni? Cosa ne pensa il diritto "tradizionale"? Ogni commento è, come sempre, bene accetto e spero interessi qualcuno di voi tanto quanto interessa me. Personalmente credo che come società potremmo organizzare un convegno verso fine anno. Nel frattempo mi piacerebbe molto avere le vostre riflessioni. Grazie ed è sempre un piacere leggervi! M. -- *Matteo G.P. Flora* *Founder @ The Fool - CEO @ Samadhi Investments* *VIDEO RUBRICA - Guarda il video di oggi! <http://mgpf.it/ultimovideo>* Via Merano, 16 | 20127 Milano | http://thefool.it off. +39.02-00613665 <02%200061%203665> | mob. +39.347.9676430 <347%20967%206430> PGP and Encrypted Messages: https://keybase.io/mgpf
Il diritto a essere dimenticati e a dimenticare va al di là della sfera giuridica. Fa parte di una ecologia mentale naturale nella quale la perdita del passato è un processo di crescita personale, una elaborazione del se che mantiene e perde pezzi della propria, ma anche della altrui storia. Il giorno 19 luglio 2017 07:58, Matteo G.P. Flora <mf@thefool.it> ha scritto:
Una riflessione con voi, se le la consentite...
Come forse qualcuno di voi fa, complice una scommessa (persa) da un anno a questa parto pubblico un video al giorno sui temi del Digitale. Il video di qualche giorno fa parlava della Gogna mediatica e la discussione che si è generata mi spinge a cercare il confronto.
Se vi interessa la versione "video" di questa mail la trovate nel video di oggi: https://youtu.be/umOttXIJkFE <https://vocus.io/link?id=33f758e7-0f7d-4307-909f-8f5124ee6c0a>
Se la Damnatio Memoriae storica era la condanna a "sparire" dalla storia, ieri parlavo della Damnatio Memoriae Digitale, la condanna moderna "ad essere ricordati", ad imperitura memoria, per qualcosa abbia fatto. La rete non dimentica e non può dimenticare.
No, non parlo di "oblio" come un generico approccio, ma di un approccio strutturato alla notorietà di una pena ed al processo di riabilitazione, che senza una controparte digitale non può avere alcun senso in un mondo interconnesso e basato sulla "ricerca online". La Damnatio Memoriae digitale è una condanna perpetua ed eterna che, forse, merita una riflessione: dovrebbe in qualche modo essere commisurata alla gravità del reato? Dovrebbe essere in qualche modo normata? Se è possibile, per legge, riabilitare un cittadino che ha scontato la sua pena (addirittura riconsegnando in alcuni casi una fedina penale intonsa), allora non è necessario normare una "redenzione digitale"?
Amici guristi, vi va di ragionarne un po' con me su questo argomento che mi frulla in testa da più di un anno? Quali limiti? Quali applicazioni? Cosa ne pensa il diritto "tradizionale"?
Ogni commento è, come sempre, bene accetto e spero interessi qualcuno di voi tanto quanto interessa me.
Personalmente credo che come società potremmo organizzare un convegno verso fine anno. Nel frattempo mi piacerebbe molto avere le vostre riflessioni.
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M.
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Buongiorno a tutti, esco dal lurking perenne e mi permetto un piccolissimo contributo, per lo più de relato (il tema è normalmente indagato più dai penalisti, gli amici Carlo Blengino e Monica Senor ad esempio, presenti in lista, potranno circostanziare certamente meglio di me). E’ vero che siamo "al di là della sfera giuridica”, ma il diritto ha un ruolo regolatorio fondamentale giacché il punto cardine, storicamente, sta nel bilanciamento tra diritto della persona a che siano presenti in rete contenuti a lui relativi corretti, veritieri e aggiornati “from time to time” e il diritto di cronaca/informazione. L’ultimo arresto in materia è come noto l’art. 17 del GDPR, che (come autorevolmente osservato, v. tra un attimo) appare voler portare “più vicino alla persona” il fulcro del bilanciamento [slide del Prof. Massimo Durante - anche lui qui presente - illustrate ad un convegno tenutosi qualche mese fa a Torino (http://www.ordineavvocatitorino.it/node/139582, “Atti del convegno” - Prof. Durante]. E’ anche noto che intorno all’ “enforcement” della web reputation sono nati anche dei business (arrivato da poco in Italia è Eliminalia: https://eliminalia.com/chi-siamo/?lang=it), più e meno “solidi”. Vedo estremamente arduo, allo stato, immaginare atti normativi (che per la loro portata sarebbe insensato avessero mero carattere nazionale) che dettino regole *generali* ed *astratte* su un punto tanto delicato, il cui apprezzamento in concreto è in fondo dirimente. Dal canto mio, pur essendo avvocato, mi piace ragionare da informatico: che bello sarebbe se tutte le notizie, di qui in avanti, fossero dotate di un “tag” o qualche altro meccanismo che renda a posteriori più facile all’interessato (o all’autorità) intervenire con la cancellazione (lo so, l’ho detta grezzissima). Una notizia/un dato non mi rappresenta più all’attualità? “Sparo” uno script, avendone diritto, e ottengo la cancellazione (quantomeno dal surface web… non mi addentro in altri lidi). Oppure pensare a qualcosa di ancor più evoluto, con base blockchain (in qualche modo il progetto DECODE - https://nexa.polito.it/DECODE - si muove, mi sembra, in quest’ottica). My two (fractions of) cents, spero non troppo fumosi... Pietro -- Avv. Pietro Calorio it.linkedin.com/in/pietrocalorio slideshare.net/PietroCalorio/presentations Studio Legale Calorio De Marcus http://www.avvocaticaloriodemarcus.com Via Ettore Perrone, 4 - 10122 TORINO Tel. (+39) 0115629940 - Fax 0110433844 - Mobile 3319144613
Il giorno 19 lug 2017, alle ore 08:28, Giorgio Fontana <g.fontana@kelios.it> ha scritto:
Il diritto a essere dimenticati e a dimenticare va al di là della sfera giuridica. Fa parte di una ecologia mentale naturale nella quale la perdita del passato è un processo di crescita personale, una elaborazione del se che mantiene e perde pezzi della propria, ma anche della altrui storia.
Il giorno 19 luglio 2017 07:58, Matteo G.P. Flora <mf@thefool.it> ha scritto: Una riflessione con voi, se le la consentite...
Come forse qualcuno di voi fa, complice una scommessa (persa) da un anno a questa parto pubblico un video al giorno sui temi del Digitale. Il video di qualche giorno fa parlava della Gogna mediatica e la discussione che si è generata mi spinge a cercare il confronto.
Se vi interessa la versione "video" di questa mail la trovate nel video di oggi: https://youtu.be/umOttXIJkFE
Se la Damnatio Memoriae storica era la condanna a "sparire" dalla storia, ieri parlavo della Damnatio Memoriae Digitale, la condanna moderna "ad essere ricordati", ad imperitura memoria, per qualcosa abbia fatto. La rete non dimentica e non può dimenticare.
No, non parlo di "oblio" come un generico approccio, ma di un approccio strutturato alla notorietà di una pena ed al processo di riabilitazione, che senza una controparte digitale non può avere alcun senso in un mondo interconnesso e basato sulla "ricerca online". La Damnatio Memoriae digitale è una condanna perpetua ed eterna che, forse, merita una riflessione: dovrebbe in qualche modo essere commisurata alla gravità del reato? Dovrebbe essere in qualche modo normata? Se è possibile, per legge, riabilitare un cittadino che ha scontato la sua pena (addirittura riconsegnando in alcuni casi una fedina penale intonsa), allora non è necessario normare una "redenzione digitale"?
Amici guristi, vi va di ragionarne un po' con me su questo argomento che mi frulla in testa da più di un anno? Quali limiti? Quali applicazioni? Cosa ne pensa il diritto "tradizionale"?
Ogni commento è, come sempre, bene accetto e spero interessi qualcuno di voi tanto quanto interessa me.
Personalmente credo che come società potremmo organizzare un convegno verso fine anno. Nel frattempo mi piacerebbe molto avere le vostre riflessioni.
Grazie ed è sempre un piacere leggervi!
M.
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