Anche BEREC contrario alla proposta ETNO
Anche BEREC contrario alla proposta ETNO http://is.gd/sL1aAm ciao, s. -- blog.quintarelli.it
Grazie, Stefano. C'è però un lato della storia che mi sembra non sia ancora stata raccontata e che io stesso conosco ancora poco, ovvero le decine di paesi, tendenzialmente poveri, che sono parecchio arrabbiati perchè i loro introiti da roaming fees (regolate proprio da ITU nei decenni scorsi) sono, pare, calati drasticamente. Per loro in queste condizioni investire nella loro rete a vantaggio primario del mondo sviluppato (tesi tutta da discutere, ma degna di seria considerazione) sembra un insulto. Andranno quindi a Dubai intenzionati a ottenere qualcosa, con la possibilità molto concreta che i loro interessi (che pesano parecchio nel momento in cui si contano gli Stati) si saldino con quelli, assai diversi, rappresentati da ETNO. Se lo scenario che ho tratteggiato fosse più o meno corretto, l'unica soluzione sarebbe l'intervento della Politica con la "P" maiuscola. Ci vorrebbero infatti delegati in grado di trovare una soluzione (perchè una soluzione ci dovrà essere: Dubai non può concludersi con un nulla di fatto) che convinca la maggioranza degli Stati a non compromettere i principi fondamentali di Internet nell'interesse di tutti, loro incluso. Ciao, juan carlos On 14/11/12 13:59, Stefano Quintarelli wrote:
Anche BEREC contrario alla proposta ETNO http://is.gd/sL1aAm
ciao, s.
io la so cosi: alte tariffe di terminazione nei paesi poveri furono un modo per trasferire quattrini (non "moltissimi") dai paesi ricchi a quelli poveri (emigrati che telefononano a casa), nelle tasche degli operatori di quei paesi [e di chi li controlla (manager, funzionari, ecc.)] quando io stavo in sudamerica usavamo la radio, nottetempo (andando tutti a casa di radioamatori che facevano una cosa vietatissima, tipo mettere un vivavoce accanto alla radio per fare il ponte con la PSTN quando arrivo' internet usammo (mio fratello sta ancora la') prima internet phone della vocaltec e piu' di recente skype o altri. tassare il traffico voip in ingresso nel paese ? idea affascinante per estrarre quattrini che si orientano in modo piu' efficiente. seriamente, pensare alle tariffe di terminazione come uno strumento di sussidio della costruzione di reti e' a mio avviso una distorsione (che c'e' stata anche in italia da fisso verso mobile). non c'e' alcuna nessunissima garanzia che i quattrini che cosi' arrivano servano a potenziare le reti piuttosto che a comprare flotte di mercedes (o a distribuire dividenti o trasferire avanzi di gestione). anche perche' l'ammodernamento delle reti causerebbe la fine degli stessi flussi di sussidio e nessun tacchino e' contento di thanksgiving. se si deve sussidiare si sussidi, vincolando all'impiego. come avviene in altri settori. certamente alcuni interessi si salderanno con quelli di ETNO, per la ragione del tacchino, per il controllo governativo, per l'estrazione di valore a terzi per via regolamentare. tre cattive ragioni con tre interessi diversi che si salvano perche' introdurre una discrezionalita' di pochi avvantaggia quei pochi. imho, la soluzione e' tirare una riga su questa proposta. se e' sbagliata, e' sbagliata. punto. non e' che vada obbligatoriamente fatto qualcosa solo perche' qualcuno l'ha proposto. e non e' l'unica proposta balzana che e' stata fatta e poi accantonata (o meglio dimenticata) in sede ITU. penso che cosi' accadra'. al massimo rinvio della discussione, magari una commissione e via dilatando. non mi sono mai accalorato troppo sulla cosa. continuo a pensarla come scrissi il 16/7: Non ho commentato la proposta Etno all'ITU, mi scuso, lo faccio ora. Ha la stessa probabilità di passare che ha un cubetto di ghiaccio buttato in una tazza di the di raffreddarsi ulteriormente e che l'acqua si riscaldi. IMHO Il 14/11/2012 21:03, J.C. DE MARTIN ha scritto:
Grazie, Stefano.
C'è però un lato della storia che mi sembra non sia ancora stata raccontata e che io stesso conosco ancora poco, ovvero le decine di paesi, tendenzialmente poveri, che sono parecchio arrabbiati perchè i loro introiti da roaming fees (regolate proprio da ITU nei decenni scorsi) sono, pare, calati drasticamente. Per loro in queste condizioni investire nella loro rete a vantaggio primario del mondo sviluppato (tesi tutta da discutere, ma degna di seria considerazione) sembra un insulto.
Andranno quindi a Dubai intenzionati a ottenere qualcosa, con la possibilità molto concreta che i loro interessi (che pesano parecchio nel momento in cui si contano gli Stati) si saldino con quelli, assai diversi, rappresentati da ETNO.
Se lo scenario che ho tratteggiato fosse più o meno corretto, l'unica soluzione sarebbe l'intervento della Politica con la "P" maiuscola. Ci vorrebbero infatti delegati in grado di trovare una soluzione (perchè una soluzione ci dovrà essere: Dubai non può concludersi con un nulla di fatto) che convinca la maggioranza degli Stati a non compromettere i principi fondamentali di Internet nell'interesse di tutti, loro incluso.
Ciao, juan carlos
On 14/11/12 13:59, Stefano Quintarelli wrote:
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ciao, s.
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adesso e' arrivato un paper sul tema che dice che.. higher international calling rates are correlated with slower growth in the telecom sector, which suggests that countries are not primarily using higher charges to finance additional expansion. (se interessa lo trovate qui: http://is.gd/bTEuFm ) ciao, s. Il 15/11/2012 11:49, Stefano Quintarelli ha scritto:
io la so cosi: alte tariffe di terminazione nei paesi poveri furono un modo per trasferire quattrini (non "moltissimi") dai paesi ricchi a quelli poveri (emigrati che telefononano a casa), nelle tasche degli operatori di quei paesi [e di chi li controlla (manager, funzionari, ecc.)]
quando io stavo in sudamerica usavamo la radio, nottetempo (andando tutti a casa di radioamatori che facevano una cosa vietatissima, tipo mettere un vivavoce accanto alla radio per fare il ponte con la PSTN
quando arrivo' internet usammo (mio fratello sta ancora la') prima internet phone della vocaltec e piu' di recente skype o altri.
tassare il traffico voip in ingresso nel paese ? idea affascinante per estrarre quattrini che si orientano in modo piu' efficiente.
seriamente, pensare alle tariffe di terminazione come uno strumento di sussidio della costruzione di reti e' a mio avviso una distorsione (che c'e' stata anche in italia da fisso verso mobile).
non c'e' alcuna nessunissima garanzia che i quattrini che cosi' arrivano servano a potenziare le reti piuttosto che a comprare flotte di mercedes (o a distribuire dividenti o trasferire avanzi di gestione).
anche perche' l'ammodernamento delle reti causerebbe la fine degli stessi flussi di sussidio e nessun tacchino e' contento di thanksgiving.
se si deve sussidiare si sussidi, vincolando all'impiego. come avviene in altri settori.
certamente alcuni interessi si salderanno con quelli di ETNO, per la ragione del tacchino, per il controllo governativo, per l'estrazione di valore a terzi per via regolamentare. tre cattive ragioni con tre interessi diversi che si salvano perche' introdurre una discrezionalita' di pochi avvantaggia quei pochi.
imho, la soluzione e' tirare una riga su questa proposta. se e' sbagliata, e' sbagliata. punto. non e' che vada obbligatoriamente fatto qualcosa solo perche' qualcuno l'ha proposto. e non e' l'unica proposta balzana che e' stata fatta e poi accantonata (o meglio dimenticata) in sede ITU. penso che cosi' accadra'. al massimo rinvio della discussione, magari una commissione e via dilatando.
non mi sono mai accalorato troppo sulla cosa. continuo a pensarla come scrissi il 16/7: Non ho commentato la proposta Etno all'ITU, mi scuso, lo faccio ora. Ha la stessa probabilità di passare che ha un cubetto di ghiaccio buttato in una tazza di the di raffreddarsi ulteriormente e che l'acqua si riscaldi.
IMHO
Il 14/11/2012 21:03, J.C. DE MARTIN ha scritto:
Grazie, Stefano.
C'è però un lato della storia che mi sembra non sia ancora stata raccontata e che io stesso conosco ancora poco, ovvero le decine di paesi, tendenzialmente poveri, che sono parecchio arrabbiati perchè i loro introiti da roaming fees (regolate proprio da ITU nei decenni scorsi) sono, pare, calati drasticamente. Per loro in queste condizioni investire nella loro rete a vantaggio primario del mondo sviluppato (tesi tutta da discutere, ma degna di seria considerazione) sembra un insulto.
Andranno quindi a Dubai intenzionati a ottenere qualcosa, con la possibilità molto concreta che i loro interessi (che pesano parecchio nel momento in cui si contano gli Stati) si saldino con quelli, assai diversi, rappresentati da ETNO.
Se lo scenario che ho tratteggiato fosse più o meno corretto, l'unica soluzione sarebbe l'intervento della Politica con la "P" maiuscola. Ci vorrebbero infatti delegati in grado di trovare una soluzione (perchè una soluzione ci dovrà essere: Dubai non può concludersi con un nulla di fatto) che convinca la maggioranza degli Stati a non compromettere i principi fondamentali di Internet nell'interesse di tutti, loro incluso.
Ciao, juan carlos
On 14/11/12 13:59, Stefano Quintarelli wrote:
Anche BEREC contrario alla proposta ETNO http://is.gd/sL1aAm
ciao, s.
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