Re: [nexa] Pirateria digitale, l'imbarazzante rapporto del Parlamento italiano. Proposte cancellazioni automatiche di siti web e rimozioni ad istanza di privati dei link sui motori di ricerca.
è possibile pubblicarla? nel sito della Camera ancora latita (almeno qui: http://www.camera.it/965?shadow_organo_parlamentare=1968) Essendomene occupato per la tesi in penale, sono in t(i)repida attesa della conclusiva e di quella moda+tessile... Il 07 febbraio 2013 14:06, Fulvio Sarzana <fulvio.sarzana@lidis.it> ha scritto:
La Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria commerciale del Parlamento Italiano, presieduta dall’On. Gianni Fava, leghista, già balzato agli onori della cronaca per alcune proposte normative alquanto criticate dal mondo del web, ha presentato la relazione conclusiva al Parlamento. Il 22 gennaio scorso la Commissione ha approvato la relazione sulla pirateria digitale in rete. Senza entrare nel merito del fenomeno della contraffazione (che non ha nulla a che vedere con la violazione del copyright digitale), appare utile verificare le affermazioni della stessa Commissione per le implicazioni che tale relazione conclusiva ha sul web. Chi scrive ha letto, ovviamente, il Provvedimento integrale. La Commissione spende più di 60 pagine nel delineare lo scenario della pirateria digitale nel nostro paese riservando al lettore notevoli sorprese, alcune delle quali riguardano i numeri forniti dalla stessa commissione a sostegno della necessità di reprimere quella che la stessa commissione ritiene essere la pirateria multimediale. Tutte le informazioni ed i numeri forniti, sono infatti- ed è precisato nelle note in calce al rapporto- mutuate da chi è stato audito, le cui identità sono riportate con nome e cognome. Si tratta nella stragrande maggioranza dei rappresentanti delle associazioni di tutela del diritto d’autore, ovvero di coloro che sono interessati a fornire una immagine precisa del fenomeno. ……… Afferma incredibilmente la Commissione, “ in occasione di alcuni recenti tentativi legislativi di modifica della normativa nazionale sul tema, si è assistito ad una vera e propria levata di scudi da parte di soggetti e gruppi di interesse legati al mantenimento dello status quo. Gli intermediari della rete hanno quindi dimostrato di possedere un enorme potere di lobbying, che sembra-finora-avere prevalso sulle ragioni politiche che spingevano, invece, per un cambiamento di rotta in tal senso, avendo, di fatto, impedito qualsiasi decisione al riguardo” Secondo la Commissione, che dimentica l’esistenza delle potentissime lobby dell’intrattenimento internazionale, che sono arrivate a minacciare il presidente americano Obama in occasione del veto posto dallo stesso presidente all’entrata in vigore della contestata proposta normativa denominata SOPa negli states http://rt.com/usa/news/hollywood-obama-sopa-support-229/, quindi esisterebbe una potentissima “spectre” composta dagli intermediari di rete.
Ma attenzione ce ne è per tutti: la colpa per la Commissione è infatti del “movimento d’opinione che a livello globale rigetta l’idea che per la fruizione della cultura e dell’informazione in rete si debba pagare un prezzo, ha dimostrato tutto il suo peso politico in occasione della proposta di accordo ACTA, che è stata respinta del Parlamento Europeo”.
E vediamo gli auspici della Commissione “ In realtà anche alla luce delle indicazioni pervenute alla Commissione nel corso delle numerose audizioni svolte. Sarebbe auspicabile un vero e proprio blocco del sito internet da parte degli utenti interessati” che dovrebbe essere adottato tramite gli internet service provider.
In assenza di qualsivoglia provvedimento della magistratura i provider dovrebbero quindi bloccare, a richiesta dell’interessato un sito web.
Ma neanche questo basta.
E allora la Commissione prevede che la rimozione di contenuti sgraditi debba essere direttamente effettuata nei confronti del motore di ricerca ( quindi Google per intenderci n.d.r.).
Dice la Commissione “L’unico soggetto veramente in grado di non indicare le strade per arrivare al file illegale sia il motore di ricerca”. “potrà essere quindi il motore di ricerca a non restituire, fra i risultati della ricerca per qule file, gli indirizzi attraverso i quali sia possibile arrivarvi.”
Continua su www.fulviosarzana.it
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Avv. Fulvio Sarzana di Sant'Ippolito
Studio Legale Sarzana e Associati
Via Velletri, 10 - 00198 Roma
Tel. +39 06 3211553
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bastava cercare meglio: http://leg16.camera.it/_dati/leg16/lavori/stenbic/64/2012/1212/s050.htm#13n1 Il 07 febbraio 2013 16:06, Pierpaolo Franco <pierpaolo.franco@gmail.com> ha scritto:
è possibile pubblicarla? nel sito della Camera ancora latita (almeno qui: http://www.camera.it/965?shadow_organo_parlamentare=1968)
Essendomene occupato per la tesi in penale, sono in t(i)repida attesa della conclusiva e di quella moda+tessile...
Il 07 febbraio 2013 14:06, Fulvio Sarzana <fulvio.sarzana@lidis.it> ha scritto:
La Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria commerciale del Parlamento Italiano, presieduta dall’On. Gianni Fava, leghista, già balzato agli onori della cronaca per alcune proposte normative alquanto criticate dal mondo del web, ha presentato la relazione conclusiva al Parlamento. Il 22 gennaio scorso la Commissione ha approvato la relazione sulla pirateria digitale in rete. Senza entrare nel merito del fenomeno della contraffazione (che non ha nulla a che vedere con la violazione del copyright digitale), appare utile verificare le affermazioni della stessa Commissione per le implicazioni che tale relazione conclusiva ha sul web. Chi scrive ha letto, ovviamente, il Provvedimento integrale. La Commissione spende più di 60 pagine nel delineare lo scenario della pirateria digitale nel nostro paese riservando al lettore notevoli sorprese, alcune delle quali riguardano i numeri forniti dalla stessa commissione a sostegno della necessità di reprimere quella che la stessa commissione ritiene essere la pirateria multimediale. Tutte le informazioni ed i numeri forniti, sono infatti- ed è precisato nelle note in calce al rapporto- mutuate da chi è stato audito, le cui identità sono riportate con nome e cognome. Si tratta nella stragrande maggioranza dei rappresentanti delle associazioni di tutela del diritto d’autore, ovvero di coloro che sono interessati a fornire una immagine precisa del fenomeno. ……… Afferma incredibilmente la Commissione, “ in occasione di alcuni recenti tentativi legislativi di modifica della normativa nazionale sul tema, si è assistito ad una vera e propria levata di scudi da parte di soggetti e gruppi di interesse legati al mantenimento dello status quo. Gli intermediari della rete hanno quindi dimostrato di possedere un enorme potere di lobbying, che sembra-finora-avere prevalso sulle ragioni politiche che spingevano, invece, per un cambiamento di rotta in tal senso, avendo, di fatto, impedito qualsiasi decisione al riguardo” Secondo la Commissione, che dimentica l’esistenza delle potentissime lobby dell’intrattenimento internazionale, che sono arrivate a minacciare il presidente americano Obama in occasione del veto posto dallo stesso presidente all’entrata in vigore della contestata proposta normativa denominata SOPa negli states http://rt.com/usa/news/hollywood-obama-sopa-support-229/, quindi esisterebbe una potentissima “spectre” composta dagli intermediari di rete.
Ma attenzione ce ne è per tutti: la colpa per la Commissione è infatti del “movimento d’opinione che a livello globale rigetta l’idea che per la fruizione della cultura e dell’informazione in rete si debba pagare un prezzo, ha dimostrato tutto il suo peso politico in occasione della proposta di accordo ACTA, che è stata respinta del Parlamento Europeo”.
E vediamo gli auspici della Commissione “ In realtà anche alla luce delle indicazioni pervenute alla Commissione nel corso delle numerose audizioni svolte. Sarebbe auspicabile un vero e proprio blocco del sito internet da parte degli utenti interessati” che dovrebbe essere adottato tramite gli internet service provider.
In assenza di qualsivoglia provvedimento della magistratura i provider dovrebbero quindi bloccare, a richiesta dell’interessato un sito web.
Ma neanche questo basta.
E allora la Commissione prevede che la rimozione di contenuti sgraditi debba essere direttamente effettuata nei confronti del motore di ricerca ( quindi Google per intenderci n.d.r.).
Dice la Commissione “L’unico soggetto veramente in grado di non indicare le strade per arrivare al file illegale sia il motore di ricerca”. “potrà essere quindi il motore di ricerca a non restituire, fra i risultati della ricerca per qule file, gli indirizzi attraverso i quali sia possibile arrivarvi.”
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e pirateria: http://leg16.camera.it/_dati/leg16/lavori/stenbic/64/2013/0122/s040.htm#7n1 Il 08 febbraio 2013 10:20, Pierpaolo Franco <pierpaolo.franco@gmail.com> ha scritto:
bastava cercare meglio: http://leg16.camera.it/_dati/leg16/lavori/stenbic/64/2012/1212/s050.htm#13n1
Il 07 febbraio 2013 16:06, Pierpaolo Franco <pierpaolo.franco@gmail.com> ha scritto:
è possibile pubblicarla? nel sito della Camera ancora latita (almeno qui: http://www.camera.it/965?shadow_organo_parlamentare=1968)
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Il 07 febbraio 2013 14:06, Fulvio Sarzana <fulvio.sarzana@lidis.it> ha scritto:
La Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria commerciale del Parlamento Italiano, presieduta dall’On. Gianni Fava, leghista, già balzato agli onori della cronaca per alcune proposte normative alquanto criticate dal mondo del web, ha presentato la relazione conclusiva al Parlamento. Il 22 gennaio scorso la Commissione ha approvato la relazione sulla pirateria digitale in rete. Senza entrare nel merito del fenomeno della contraffazione (che non ha nulla a che vedere con la violazione del copyright digitale), appare utile verificare le affermazioni della stessa Commissione per le implicazioni che tale relazione conclusiva ha sul web. Chi scrive ha letto, ovviamente, il Provvedimento integrale. La Commissione spende più di 60 pagine nel delineare lo scenario della pirateria digitale nel nostro paese riservando al lettore notevoli sorprese, alcune delle quali riguardano i numeri forniti dalla stessa commissione a sostegno della necessità di reprimere quella che la stessa commissione ritiene essere la pirateria multimediale. Tutte le informazioni ed i numeri forniti, sono infatti- ed è precisato nelle note in calce al rapporto- mutuate da chi è stato audito, le cui identità sono riportate con nome e cognome. Si tratta nella stragrande maggioranza dei rappresentanti delle associazioni di tutela del diritto d’autore, ovvero di coloro che sono interessati a fornire una immagine precisa del fenomeno. ……… Afferma incredibilmente la Commissione, “ in occasione di alcuni recenti tentativi legislativi di modifica della normativa nazionale sul tema, si è assistito ad una vera e propria levata di scudi da parte di soggetti e gruppi di interesse legati al mantenimento dello status quo. Gli intermediari della rete hanno quindi dimostrato di possedere un enorme potere di lobbying, che sembra-finora-avere prevalso sulle ragioni politiche che spingevano, invece, per un cambiamento di rotta in tal senso, avendo, di fatto, impedito qualsiasi decisione al riguardo” Secondo la Commissione, che dimentica l’esistenza delle potentissime lobby dell’intrattenimento internazionale, che sono arrivate a minacciare il presidente americano Obama in occasione del veto posto dallo stesso presidente all’entrata in vigore della contestata proposta normativa denominata SOPa negli states http://rt.com/usa/news/hollywood-obama-sopa-support-229/, quindi esisterebbe una potentissima “spectre” composta dagli intermediari di rete.
Ma attenzione ce ne è per tutti: la colpa per la Commissione è infatti del “movimento d’opinione che a livello globale rigetta l’idea che per la fruizione della cultura e dell’informazione in rete si debba pagare un prezzo, ha dimostrato tutto il suo peso politico in occasione della proposta di accordo ACTA, che è stata respinta del Parlamento Europeo”.
E vediamo gli auspici della Commissione “ In realtà anche alla luce delle indicazioni pervenute alla Commissione nel corso delle numerose audizioni svolte. Sarebbe auspicabile un vero e proprio blocco del sito internet da parte degli utenti interessati” che dovrebbe essere adottato tramite gli internet service provider.
In assenza di qualsivoglia provvedimento della magistratura i provider dovrebbero quindi bloccare, a richiesta dell’interessato un sito web.
Ma neanche questo basta.
E allora la Commissione prevede che la rimozione di contenuti sgraditi debba essere direttamente effettuata nei confronti del motore di ricerca ( quindi Google per intenderci n.d.r.).
Dice la Commissione “L’unico soggetto veramente in grado di non indicare le strade per arrivare al file illegale sia il motore di ricerca”. “potrà essere quindi il motore di ricerca a non restituire, fra i risultati della ricerca per qule file, gli indirizzi attraverso i quali sia possibile arrivarvi.”
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e' meno peregrino di quanto mi aspettassi. ho scroso il testo e letto le conclusioni. alla fine dice che la questione e' sovranazionale, che le misure tecniche sono inefficaci e che bisogna andare a beccare chi ci guadagna illecitamente. (BTW, si dice in un paragrafo che e' facile con i proxy aggirare i blocchi e che il motore di ricerca puo' filtrare l'individuabilita', pero' non fanno il 1+1 che con i prxy si possono aggirare facilmente filtri nazionali sui motori idi ricerca...) ciao, s. Il 08/02/2013 10:21, Pierpaolo Franco ha scritto:
e pirateria: http://leg16.camera.it/_dati/leg16/lavori/stenbic/64/2013/0122/s040.htm#7n1
Il 08 febbraio 2013 10:20, Pierpaolo Franco <pierpaolo.franco@gmail.com> ha scritto:
bastava cercare meglio: http://leg16.camera.it/_dati/leg16/lavori/stenbic/64/2012/1212/s050.htm#13n1
Il 07 febbraio 2013 16:06, Pierpaolo Franco <pierpaolo.franco@gmail.com> ha scritto:
è possibile pubblicarla? nel sito della Camera ancora latita (almeno qui: http://www.camera.it/965?shadow_organo_parlamentare=1968)
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Il 07 febbraio 2013 14:06, Fulvio Sarzana <fulvio.sarzana@lidis.it> ha scritto:
La Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria commerciale del Parlamento Italiano, presieduta dall’On. Gianni Fava, leghista, già balzato agli onori della cronaca per alcune proposte normative alquanto criticate dal mondo del web, ha presentato la relazione conclusiva al Parlamento. Il 22 gennaio scorso la Commissione ha approvato la relazione sulla pirateria digitale in rete. Senza entrare nel merito del fenomeno della contraffazione (che non ha nulla a che vedere con la violazione del copyright digitale), appare utile verificare le affermazioni della stessa Commissione per le implicazioni che tale relazione conclusiva ha sul web. Chi scrive ha letto, ovviamente, il Provvedimento integrale. La Commissione spende più di 60 pagine nel delineare lo scenario della pirateria digitale nel nostro paese riservando al lettore notevoli sorprese, alcune delle quali riguardano i numeri forniti dalla stessa commissione a sostegno della necessità di reprimere quella che la stessa commissione ritiene essere la pirateria multimediale. Tutte le informazioni ed i numeri forniti, sono infatti- ed è precisato nelle note in calce al rapporto- mutuate da chi è stato audito, le cui identità sono riportate con nome e cognome. Si tratta nella stragrande maggioranza dei rappresentanti delle associazioni di tutela del diritto d’autore, ovvero di coloro che sono interessati a fornire una immagine precisa del fenomeno. ……… Afferma incredibilmente la Commissione, “ in occasione di alcuni recenti tentativi legislativi di modifica della normativa nazionale sul tema, si è assistito ad una vera e propria levata di scudi da parte di soggetti e gruppi di interesse legati al mantenimento dello status quo. Gli intermediari della rete hanno quindi dimostrato di possedere un enorme potere di lobbying, che sembra-finora-avere prevalso sulle ragioni politiche che spingevano, invece, per un cambiamento di rotta in tal senso, avendo, di fatto, impedito qualsiasi decisione al riguardo” Secondo la Commissione, che dimentica l’esistenza delle potentissime lobby dell’intrattenimento internazionale, che sono arrivate a minacciare il presidente americano Obama in occasione del veto posto dallo stesso presidente all’entrata in vigore della contestata proposta normativa denominata SOPa negli states http://rt.com/usa/news/hollywood-obama-sopa-support-229/, quindi esisterebbe una potentissima “spectre” composta dagli intermediari di rete.
Ma attenzione ce ne è per tutti: la colpa per la Commissione è infatti del “movimento d’opinione che a livello globale rigetta l’idea che per la fruizione della cultura e dell’informazione in rete si debba pagare un prezzo, ha dimostrato tutto il suo peso politico in occasione della proposta di accordo ACTA, che è stata respinta del Parlamento Europeo”.
E vediamo gli auspici della Commissione “ In realtà anche alla luce delle indicazioni pervenute alla Commissione nel corso delle numerose audizioni svolte. Sarebbe auspicabile un vero e proprio blocco del sito internet da parte degli utenti interessati” che dovrebbe essere adottato tramite gli internet service provider.
In assenza di qualsivoglia provvedimento della magistratura i provider dovrebbero quindi bloccare, a richiesta dell’interessato un sito web.
Ma neanche questo basta.
E allora la Commissione prevede che la rimozione di contenuti sgraditi debba essere direttamente effettuata nei confronti del motore di ricerca ( quindi Google per intenderci n.d.r.).
Dice la Commissione “L’unico soggetto veramente in grado di non indicare le strade per arrivare al file illegale sia il motore di ricerca”. “potrà essere quindi il motore di ricerca a non restituire, fra i risultati della ricerca per qule file, gli indirizzi attraverso i quali sia possibile arrivarvi.”
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