i gravi limiti del software libero (was: André Gorz, "L’ideologia sociale dell'automobile" (1973))
Ciao Andrea, On Fri, 25 Mar 2022 14:30:03 +0100 Andrea Trentini wrote:
Il software libero, sin dalla sua definizione, soffre dei limiti culturali del contesto in cui è nato.
questi limiti mi sfuggono...
Ahimé, non solo a te! Il limite più grave è stato l'inconsapevole confusione di RMS nell'identificare il valore alla base del movimento del software libero, che ne ha determinato il nome. Una bella intervista che ripropone quel processo è quella di Rob Lucas, del 2018 [1] ``` I was inspired by the attitude at the mitai Lab, where the hackers said: ‘We’re not going to let the administrators tell us how to do things; we’re going to work on what they need, but we will decide how; and we won’t let them implement computer security to restrict us with.’ This was a conscious decision of the hackers who had written the time-sharing system, which they’d started a couple of years before I got there. Their attitude was, yes, the administrators could fire us, but we were not going to suck up to them. [...] We were there because we were free to improve the system and do useful things, the way we wanted to, and not be treated like people who had to obey all the time. [...] Minsky, I was told, didn’t like having doors locked, because he had a tendency to lose his keys. So the doors to the Lab and all the offices inside it were always open. There were no passwords for the time-sharing system. There was no file protection—literally: anybody could sit down at any console and do anything. [...] The point is that when people share a computer, either they do so as a community, where they trust each other and resolve disputes, or it’s run like a police state, where there are a few who are the masters, who exercise total power over everyone else. [...] we developed a culture of welcoming everyone to come and work on everything, and share. So, we resisted security measures. Anyone could look at anyone else’s terminal through the system. But the kids, teenagers coming in over the internet—Arpanet, as it was then—they would watch, and they would learn things. ``` RMS descrive una comunità che condivideva l'accesso al PDP-10, in equilibrio dinamico su 3 valori: - libertà - comunione - curiosità RMS poi continua: ``` # So they could watch people programming? Yes, they could. Our way of dealing with kids coming in over Arpanet was to socialize them. We all participated in that. For example, there was a command you could type to tell the system to shut down in five minutes. The kids sometimes did that, and when they did we just cancelled the shutdown. They were amazed. They would read about this command and think, surely it’s not going to work, and would type it—and get an immediate notification: ‘The system is shutting down in five minutes because of . . . ’ # It sounds like chaos. Except it wasn’t, you see. There was always a real user, who would just cancel the shutdown and say to that person, ‘Why did you try to shut the machine down? You know we’re here using it. You only do that if there’s a good reason.’ And the thing is, a lot of those people felt outcast by society—they were geeks; their families and their fellow students didn’t understand them; they had nobody. And we welcomed them into the community and invited them to learn and start to do some useful work. It was amazing for them not to be treated as trash. ``` Nella sua formulazione del software libero, sin dalla scelta del nome valore fondamentale, RMS ha involontariamente infuso la propaganda politica USA di quegli anni di guerra fredda. E così comunità e curiosità sono sparite ed è rimasta solo la libertà, un valore importantissimo, ma purtroppo da un lato totalizzante dall'altro ambiguo, perché può essere limitato ad una prospettiva completamente individualista, mentre il software libero non può esistere senza una comunità. Ma il vero valore fondante dell'etica hacker è la curiosità, il desiderio di sperimentare, creare, acquisire nuove conoscenze. E' sempre la curiosità che spinge un hacker a creare qualcosa di nuovo. Inoltre la curiosità NON è un valore totalizzante, non si può giustificare una guerra con la curiosità, mentre innumerevoli carneficine sono state combattute sia in nome della libertà che in nome della comunione. E ce li ritroviamo a scontrarsi in vari modi ancora oggi, nelle loro banalizzazioni novecentesche: liberismo vs comunismo. Il primo fondamentale errore di RMS è stato fondare il software libero sulla libertà invece che sulla curiosità, sul desiderio di conoscere e creare cose nuove, da cui derivano sia il bisogno di libertà che quello di comunità/comunione. A sua discolpa c'è che era Americano, nato, cresciuto ed educato a pane e propaganda da guerra fredda. Questo peccato originale però ha reso il software libero vulnerabile e ne hanno approfittato rapidamente le aziende, con l'invenzione dell'open source e la diffusione delle licenze permissive. Negli anni innumerevoli tecniche sono state inventate per privatizzare il software libero, per sottrarre di fatto agli utenti le libertà che il software libero intendeva garantire loro. Le licenze permissive, in primis, che rendono banale l'embrace, extend, extinguish (vedi WhatsApp con XMMP, come esempio). Il SaaSS, che la AGPLv3 ha rinunciato a gestire [2]. E ultimo ma non meno importante, la violazione automatizzata delle licenze copyleft da parte di GitHub CopyALot^W Copilot (e future incarnazioni). E poi Tivoitization, DRM, patenti, incremento artificiale della complessità del software... Sulla privacy, che pure è precondizione della libertà degli utenti, il software libero non ha ricette. Ed infondo, le 4 libertà si stanno riducendo a privilegi DA ANNI! Quanti di noi sanno leggere il software libero che utilizzano? Quanti hanno il tempo di farlo? Il software libero perde terreno da anni. Perché? Vi sono molte ragioni naturalmente, ma tutte sono riconducibili a quel singolo peccato originale. La libertà senza comunione caratterizza l'individuo senza comunità. Ma gli individui, soli, soccombono ad un'industria forte, ben organizzata e soprattutto politicamente consapevole. Gli hacker vengono usati e poi marginalizzati. E quando alzano la testa dal pc, tutti a strapparsi le vesti. Questi sono i gravi limiti del software libero. Dobbiamo andare oltre, superarli. Eventualmente cambiare definizioni. O del software libero non resterà che una "F" in "OSS" Giacomo PS: comunque alla fine Andrea, non so se ho vinto o perso il caffé! :-) On Fri, 25 Mar 2022 14:30:03 +0100 Andrea Trentini wrote:
Scommetto un caffé che la tua risposta a questo quesito non sarebbe troppo diversa da quella di Gorz rispetto alla città a misura di auto.
Mi sbaglio?
sbagli nel senso che non vedo un parallelo, semmai un antiparallelo
ecco il tuo parallelo:
non devo essere obbligato a possederli per esercitare i miei diritti di cittadinanza
Gorz nel 1973 diceva, dell'auto, proprio questo. [1] https://newleftreview.org/issues/ii113/articles/richard-stallman-talking-to-... [2] https://www.gnu.org/licenses/why-affero-gpl.html
(rispondo solo all'ultima frase, il resto lo macino con calma) On 25/03/2022 16:02, Giacomo Tesio wrote:
Ciao Andrea, ... PS: comunque alla fine Andrea, non so se ho vinto o perso il caffé! :-)
On Fri, 25 Mar 2022 14:30:03 +0100 Andrea Trentini wrote:
Scommetto un caffé che la tua risposta a questo quesito non sarebbe troppo diversa da quella di Gorz rispetto alla città a misura di auto.
Mi sbaglio?
sbagli nel senso che non vedo un parallelo, semmai un antiparallelo
ecco il tuo parallelo:
non devo essere obbligato a possederli per esercitare i miei diritti di cittadinanza
ma non mi deve nemmeno essere vietato, e vedo tendenze in tal senso negli ultimi anni (rimozione parcheggi, ZTL, limiti di velocità sempre più bassi, colpevolizzazione del veicolo privato, guida autonoma eterodiretta, sharing, ecc.) -- |_|o|_| Andrea Trentini - http://atrent.it |_|_|o| Dipartimento di Informatica |o|o|o| Università degli Studi di Milano
...
La libertà senza comunione caratterizza l'individuo senza comunità.
leggevo oggi ... "Sia il comunitarismo, sia il liberalismo sono proiezioni della reale e grave contraddizione che inesorabilmente si annida nella condizione dell'individuo autonomo. Entrambe sono però proiezioni unilaterali, entrambe ignorano il fatto che nessuna virtù di un'esistenza libera può sopravvivere all'eliminazione dei suoi difetti. La comunità senza libertà è una prospettiva altrettanto pericolosa e ripugnante della libertà senza comunità. Nel bene o nel male, la vita dell'individuo autonomo deve esprimersi nel veleggiare tra due estremi altrettanto sgradevoli. Nel bene o nel male, l'evitare i due scogli sommersi è l'unica chance di quella vita sensata e dignitosa che gli uomini liberi hanno il diritto di desiderare" Il disagio della postmodernità - Zygmunt Bauman (2002) Che tristezza commentare che a vent'anni di distanza una parte dell'umanità sbatte in uno scoglio e la restante nell'altro. A. //
On Thu, 31 Mar 2022 20:01:44 +0200 Antonio Iacono wrote:
Che tristezza commentare che a vent'anni di distanza una parte dell'umanità sbatte in uno scoglio e la restante nell'altro.
E' mancata una sintesi, impensabile senza il riconoscimento del valore dell'antitesi. Senza differenze non ci può essere dialogo. Senza dialogo non ci può essere progresso. Nessun hacker potrebbe accettarlo. Siamo troppo curiosi! :-D Solo la curiosità potrà portarci fuori da questo pantano ideologico. La curiosità come valore fondante di una società nuova. Giacomo
Solo la curiosità potrà portarci fuori da questo pantano ideologico. La curiosità come valore fondante di una società nuova.
Non potrei essere più d'accordo :-D Parafrasando la "pedagogia hacker" di karlessi e dei suoi colleghi di C.I.R.C.E. [1], ci vorrebbe una "andragogia [2] hacker". Un bel corso di formazione e apprendimento per dirigenti (pubblici e privati), sai quante risorse si potrebbero liberare, quanti potrebbero essere sollevati dal non "doversi dedicare ad aride copertine di atti di convegni che nessuno leggerà mai". A. [1] https://circex.org/it/circenses/conferenze/pedagogia-hacker [2] https://it.wikipedia.org/wiki/Andragogia
Certo, ognuno sceglie i propri riferimenti fondativi. Io credo che nn sia la curiosità ma la comprensione della sofferenza ad essere la chiave che ci rende umani e che stimola anche la curiosità e la creatività. Il Ven 1 Apr 2022, 08:53 Antonio Iacono <antonio@piumarossa.it> ha scritto:
Solo la curiosità potrà portarci fuori da questo pantano ideologico. La curiosità come valore fondante di una società nuova.
Non potrei essere più d'accordo :-D
Parafrasando la "pedagogia hacker" di karlessi e dei suoi colleghi di C.I.R.C.E. [1], ci vorrebbe una "andragogia [2] hacker".
Un bel corso di formazione e apprendimento per dirigenti (pubblici e privati), sai quante risorse si potrebbero liberare, quanti potrebbero essere sollevati dal non "doversi dedicare ad aride copertine di atti di convegni che nessuno leggerà mai".
A.
[1] https://circex.org/it/circenses/conferenze/pedagogia-hacker
[2] https://it.wikipedia.org/wiki/Andragogia
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Il 01/04/22 09:09, Vincenzo Mario Bruno Giorgino ha scritto:
Certo, ognuno sceglie i propri riferimenti fondativi. Io credo che nn sia la curiosità ma la comprensione della sofferenza ad essere la chiave che ci rende umani e che stimola anche la curiosità e la creatività.
Grazie, volevo scrivere più o meno la stessa cosa. rob
Caro Vincenzo, questa è una splendida obbiezione! :-D On Fri, 1 Apr 2022 09:09:13 +0200 Vincenzo Mario Bruno Giorgino wrote:
Io credo che nn sia la curiosità ma la comprensione della sofferenza ad essere la chiave che ci rende umani e che stimola anche la curiosità e la creatività.
La compassione è più di un valore: è un meccanismo di funzionamento fondamentale del cervello umano. Ha certamente avuto una funzione evolutiva, facilitando le prime aggregazioni umane e funziona ancora egregiamente su una scala locale, ma non ci caratterizza come specie: anche altri primati dispongono di neuroni specchio. [1] Sia chiaro: lungi da me volerne sminuire l'importanza con così tante guerre fratricide in corso nel mondo! Ma mentre ogni essere umano _sano_ prova compassione per il prossimo, non siamo evidentemente molto bravi, come specie, a realizzare società estese che minimizzino la sofferenza sulla base di questo sentimento. 2000 anni di cristianesimo lo dimostrano in modo tristemente chiaro. [2] Comunione e Libertà invece hanno dimostrato di poter essere assunti (almeno superficialmente) come valori fondanti non solo per l'agire individuale, ma per vaste organizzazioni sociali e politiche, come stati e federazioni di stati. Certo, il comunismo non può produrre comunione ed il liberismo non può produrre libertà, ma ciascuno di questi modelli totalitari ha strumentalizzato questi valori per diffondersi, imporsi e giustificarsi. Da decenni questi totalitarismi si scontrano (la guerra fredda non è mai finita, ha solo cambiato forma e terreni di scontro) e nessuna pace o sintesi sarà davvero possibile finché vaste popolazioni fonderanno la propria identità su uno solo di questi valori. [3] D'altro canto, il comunismo resiste (come fondamento ideale) solo in China, mentre il liberismo sta andando in pezzi sotto il peso delle proprie palesi contraddizioni. Per decenni non hanno saputo fare altro che scontrarsi con varie armi, guerre presso terzi, corruzione, propaganda, spionaggio, etc... Incapaci di riconoscere legittimità all'avversario, incapaci di dialogo, incapaci di trovare sintesi e di pace, ormai lottano per sopravvivere al proprio collasso. In Europa la ricaduta di questo scontro è quello che vediamo tutti. Lo stato che permette la violazione palese delle proprie leggi ai più ricchi [3] perdendo la sua ragion d'essere di "Stato di Diritto". I partiti politici che sono barzellette, incapaci di produrre idee, allergici alla coerenza etc... L'ignoranza che non è un punto di partenza, ma una scusa, artificio retorico con cui escludere larghe fasce della popolazione dal dibattico politico. Ora, so che questa lunga mail mi farà forse catalogare come il più logorroico degli inutili "pensatori che mirano ad un'interpretazione onnicomprensiva dei processi sociali". Purtroppo sono un programmatore: il mio mestiere di giorno (ed il mio hobby di notte) è creare processi cibernetici (e dunque sociali) estremamente complessi. Non posso farlo senza una visione d'insieme. Per cui spero che mi perdonerai se provo a condividerla comunque. Dunque, dalla mia prospettiva, l'unica via di uscita da questo pantano è diffondere una nuova ideologia, che si fondi su un valore NON totalizzante e che permetta un equilibrio dinamico fra libertà e comunione. Fortunatamente la curiosità creativa degli hacker ha queste caratteristiche. La marginalizzazione sociale e talvolta la effettiva persecuzione cui sono stati sottoposti gli hacker in entrambi i regimi mostra quanto chi li controlla temi un'ideologia come questa. Il potere ci teme, perché non ci comprende ma non può fare a meno di noi. Chi persegue la propria curiosità, apre la propria mente, cerca il dialogo, ascolta, smonta le stronzate propagandistiche etc... La curiosità presuppone rispetto della libertà e la condivisione. E presuppone l'attribuzione di un valore enorme ad ogni vita ed ogni mente umana che può scoprire nuove prospettive e ricondividerle. Se ciò che desideri di più è massimizzare la conoscenza umana, non puoi accettare la sofferenza altrui perché quella sofferenza sottrae risorse alla ricerca di conoscenza. Così risolvere i problemi che causano quella sofferenza diventa sia razionale che prioritario ANCHE su vasta scala. Il valore fondamentale della coscienza hacker è la curiosità [4], ma su questo fondamento si innalzano tre pilastri portanti: comunione, libertà ed onestà intellettuale. Questi valori, mantenuti in equilibrio dinamico dalla curiosità, sono l'unica speranza di una sintesi ideologica che possa rendere la società cibernetica globale in cui viviamo, democratica. Giacomo [1] http://www.architalbiol.org/index.php/aib/article/download/13785/532 vedi in particolare "Resonance behaviour of the second type" [2] al contempo ha dimostrato che può funzionare su scala locale ma solo in comunità fondate letteralmente sulla comunione in Cristo, vedi oggi https://www.nomadelfia.it/i-nostri-valori/ e tante comunità simili che sono nate (e purtroppo morte o cambiate) nella storia [3] vedi Garante Privacy in Italia che finge da anni di non vedere Google nelle scuole, o Google Analytics e Google Font nelle PA [4] http://phrack.org/issues/7/3.html http://www.tesio.it/2020/09/03/not_all_hackers_are_americans.html
Sia chiaro: lungi da me volerne sminuire l'importanza con così tante guerre fratricide in corso nel mondo! Ma mentre ogni essere umano _sano_ prova compassione per il prossimo,
Che è evidentemente un ossimoro, un essere umano sano, che prova compassione per il prossimo NON UCCIDE, non provoca sofferenze. La triste realtà è che l'essere umano non è sano, deve essere curato, l'umanità deve essere curata. "Personalmente non ho rimorsi. Mi fu detto - come si ordina a un soldato - di fare una certa cosa. E non parlatemi del numero delle persone uccise. Non sono stato io a volere la morte di nessuno. Guardiamo in faccia alla realtà: quando si combatte, si combatte per vincere, usando tutti i metodi a disposizione. Non mi posi un problema morale: feci quello che mi avevano ordinato di fare. Nelle stesse condizioni lo rifarei." Chi ha pronunciato [1] queste parole è una persona "sana" ? Eppure nessuno ha mai pensato di condannarlo o a farlo internare. E' vissuto fino a 92 anni ricoprendo incarichi sempre più apicali. Oppure ... "Non mi sono mai pentito di aver buttato la bomba su Nagasaki. Solo un secondo prima di sganciarla ho pensato che stavamo per uccidere vecchi, donne, bambini. Poi mi sono venuti in mente quei bambini e quelle donne giapponesi che andavano incontro ai soldati americani con bastoncini avvelenati nascosti per ucciderli. No, non mi dispiace aver tirato la bomba" [2] Chi finì in manicomio fu invece Claude Eatherly che fece parte come ricognitore dell’equipaggio e la cui partecipazione gli provocò rimorsi e problemi psichici. Ad Eatherly, nel periodo del suo ricovero, scrisse delle lettere Gunther Anders [3]: "Lei ha la sventura di aver lasciato dietro di sé duecentomila morti. E come sarebbe possibile realizzare un dolore che abbracci 200 000 vite umane? Come sarebbe possibile pentirsi di 200 000 vittime? Non solo /Lei/ non lo può, non solo /noi/ non lo possiamo: non è possibile per nessuno. Per quanti sforzi disperati si facciano, dolore e pentimento restano inadeguati. ... siamo in grado di produrre piu’ di quanto siamo in grado di immaginare; e che gli effetti provocati dagli attrezzi che costruiamo sono cosi’ enormi che non siamo piu’ attrezzati per concepirli. Al di la’, cioe’, di cio’ che possiamo dominare interiormente, e di cui possiamo “venire a capo” ... il fatto che, indirettamente e senza saperlo, come le rotelle di una macchina, possiamo essere inseriti in azioni di cui non prevediamo gli effetti, e che, se ne prevedessimo gli effetti, non potremmo approvare – questo fatto ha trasformato la situazione morale di tutti noi. La tecnica ha fatto si’ che si possa diventare “incolpevolmente colpevoli”, in un modo che era ancora ignoto al mondo tecnicamente meno avanzato dei nostri padri." A. [1] https://it.wikipedia.org/wiki/Paul_Tibbets [2] https://it.wikipedia.org/wiki/Fred_Olivi [3] https://marcuse.faculty.history.ucsb.edu/projects/anders/Anders1962BurningCo...
Caro Antonio, il problema secondo me non siamo noi.. è Bauman, che ragiona secondo una logica binaria. Credo che se invece prestassimo più attenzione alla vita ed alla sofferenza umane, e non solo umane, probabilmente queste disquisizioni ci toccherebbero meno. Sono d'altra parte tipiche di pensatori che mirano ad un'interpretazione onnicomprensiva dei processi sociali. E ai nostri tempi, non sono compiti né di un solo individuo né di un solo gruppo, né di una disciplina. Meglio rinunciare e puntare a teorie generative. Sono meno ambiziose, ma possono funzionare davvero. E poi non sono oppositive: ma trascendenti, il che fa risparmiare un sacco di tempo, di funzioni cerebrali e di risorse in generale. Il giorno gio 31 mar 2022 alle ore 20:01 Antonio Iacono < antonio@piumarossa.it> ha scritto:
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La libertà senza comunione caratterizza l'individuo senza comunità.
leggevo oggi ...
"Sia il comunitarismo, sia il liberalismo sono proiezioni della reale e grave contraddizione che inesorabilmente si annida nella condizione dell'individuo autonomo. Entrambe sono però proiezioni unilaterali, entrambe ignorano il fatto che nessuna virtù di un'esistenza libera può sopravvivere all'eliminazione dei suoi difetti. La comunità senza libertà è una prospettiva altrettanto pericolosa e ripugnante della libertà senza comunità. Nel bene o nel male, la vita dell'individuo autonomo deve esprimersi nel veleggiare tra due estremi altrettanto sgradevoli. Nel bene o nel male, l'evitare i due scogli sommersi è l'unica chance di quella vita sensata e dignitosa che gli uomini liberi hanno il diritto di desiderare"
Il disagio della postmodernità - Zygmunt Bauman (2002)
Che tristezza commentare che a vent'anni di distanza una parte dell'umanità sbatte in uno scoglio e la restante nell'altro.
A. //
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On Fri, Apr 01, 2022 09:14:12 AM +0200, Vincenzo Mario Bruno Giorgino wrote:
Meglio rinunciare e puntare a teorie generative. Sono meno ambiziose, ma possono funzionare davvero. E poi non sono oppositive: ma trascendenti, il che fa risparmiare un sacco di tempo, di funzioni cerebrali e di risorse in generale.
Credo che questa sia una delle sintesi non solo piu' importanti ma ANCHE piu' in tema con questa lista che ci ho visto da quando sono iscritto. Grazie Marco -- Help me write my NEXT MILLION WORDS for digital awareness: https://stop.zona-m.net/2021/10/funding-2021-2022/
Il 01/04/22 09:14, Vincenzo Mario Bruno Giorgino ha scritto:
Credo che se invece prestassimo più attenzione alla vita ed alla sofferenza umane, e non solo umane, probabilmente queste disquisizioni ci toccherebbero meno.
La comprensione della sofferenza è un valore assoluto. Lo è, ovviamente, anche per me. E proprio perché assoluto, è "indiscutibile". Possiamo discutere sul "come" fare a mitigare, ad alleviare la sofferenza. Personalmente ogni mia azione è anteposta da un "questa cosa porterà più vantaggi o svantaggi (per le persone), più felicità o infelicità, più sofferenza o sollievo, più benessere o malessere, ecc.". Se fossi un medico curerei il corpo (o la psiche), un religioso l'anima, un educatore l'educazione, sempre con lo stesso spirito. Sono un informatico e, nel mio campo, ritengo che la "mentalità hacker" sia quella che porta benessere o, quanto meno, più vantaggi. Antonio
participants (6)
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Andrea Trentini -
Antonio Iacono -
Giacomo Tesio -
M. Fioretti -
Roberto Resoli -
Vincenzo Mario Bruno Giorgino