Microsoft Teams goes down as Europe starts working from home
https://www.grahamcluley.com/microsoft-teams-goes-down-as-europe-starts-work... As millions of people across Europe choose to work remotely rather than head into the office in the wake of the Coronavirus pandemic, a widely-used communication and collaboration tool that allows workers to have video meetings, chat, and share files has gone down. Microsoft Teams posted on its Twitter support account that it was aware that users were experiencing problems using the service: We’re investigating messaging-related functionality problems within Microsoft Teams. Please refer to TM206544 in your admin center for further details. Obviously this is hardly the ideal time for Microsoft Teams to go down. Tweets from Microsoft Teams users As more and more businesses tell their workers not to travel into the office, and more schools switch to teaching pupils online, we’re likely to see more internet services stumble as they attempt to handle the sudden increased usage. And don’t forget – the teams at those companies providing the internet services are likely to have their own workers logging in remotely, trying to fix systems via the laptop on their dining room table. Strange days indeed. Northern Line train at 08.00 this morning. Driver has just reminded us: “All passengers to keep 6 feet apart”. pic.twitter.com/4yuPfk5Qs8 — Robert Howard (@ProfRobHoward) March 16, 2020 Update: Some users are now reporting that Microsoft Teams services have returned to normal. ____ Ulteriore aggiornamento: io confermo che Microsoft Teams NON sta funzionando in questo momento per alcuni utenti. Per altri sì. Si tratta di una delle tante idiozie che il coronavirus sta smascherando: il cloud dei GAFAM è centralizzato, e NON scala all'infinito, checché ne dica il marketing (cui qualsiasi ingegnere competente non darebbe alcun credito... ma cosa volete... è merce rara). I sistemi distribuiti, invece, scalano quanto serve. Ricordiamocelo. Le scuole non hanno bisogno di Google Classroom, Edmodo, Teams, Zoom etc... Hanno bisogno di server in loco, in grado di supportare il carico necessario e non di più. (ed in grado di rappresentare un'infrastruttura informatica riconvertibile in casi di emergenza inattesi) Giacomo
Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> writes:
https://www.grahamcluley.com/microsoft-teams-goes-down-as-europe-starts-work...
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As more and more businesses tell their workers not to travel into the office, and more schools switch to teaching pupils online, we’re likely to see more internet services stumble as they attempt to handle the sudden increased usage.
Molto, molto interessante: va considerato che l'Italia in occidente è stata la prima ad adottare la misura della chiusura delle scuole e solo in questi giorni altre nazioni in Europa (dentro e fuori l'Unione) stanno adottando una misura simile e tra non molto negli USA faranno altrettanto com molta probabilità. In Italia, lo so dalla mia piccola esperienza familiare, credo che solo in _questa_ settimana stiano realmente partendo le attività didattiche a distanza, fino ad ora è stato "solo" un "giro di prova"; c'è ragionevolmente da aspettarsi che anche nel resto dell'occidente la dinamica sarà analoga. Nella sola Italia ci sono più o meno 800K docenti e 7 milioni di alunni: non tutti useranno gli stessi servizi e alcuni non ne useranno nessuno, ma quando arriveranno tutti gli altri nel giro di qualche settimana "il cloud" avrà un picco di utilizzo potenzialmente in grado di mettere in crisi Google, Amazon e Trencent (che comunque non sarà coinvolta da questo assalto) messi assieme... forse ne vedremo delle belle anche da questo punto di vista (oltre quello sociale e sanitario intendo) :-D [...]
Ulteriore aggiornamento: io confermo che Microsoft Teams NON sta funzionando in questo momento per alcuni utenti. Per altri sì.
Dipende molto dal fenomeno di "relatività della rete" e non è escluso che gli USA, dove stanno _fisicamente_ tutti 'sti servizi "in cloud", decidano di mettere mano anche a quello rallentando opportunamente se non segando del tutto alcune zone della rete... a proposito di "digital divide" :-O Detto in altre parole, non è detto che l'Italia tra due settimane sarà ancora in grado di fare lezioni online o riunioni di telelavoro (le connessioni ssh e le email forse ce le lasceranno ancora libere) :-D
Si tratta di una delle tante idiozie che il coronavirus sta smascherando: il cloud dei GAFAM è centralizzato, e NON scala all'infinito, checché ne dica il marketing (cui qualsiasi ingegnere competente non darebbe alcun credito... ma cosa volete... è merce rara).
I sistemi distribuiti, invece, scalano quanto serve. Ricordiamocelo.
Giacomo, scusa se mi permetto ma - sebbene i sistemi distribuiti (federati) siano senza dubbio meglio dei sili dei quali stiamo parlando - purtroppo nemmeno quelli sono una soluzione in grado di reggere perché _non_ forniscono sufficiente scalabilità nello scenario che abbiamo di fronte. Scusa se mi ripeto ma il problema è di tipo architetturale, a Internet (oltre ad altri seri difetti) _manca_ il "missing scalable distribution layer" disegnato in questo schema: https://secushare.org/img/stack-comparison.png https://secushare.org/broken-internet#scalability --8<---------------cut here---------------start------------->8--- The consequence of a missing generic scalability facility is that in practice only commercial content delivery networks and cloud systems can deliver this crucial property for popular adoption of any Internet service. --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- La cosa _estremamente_ interessante di quanto sta accadendo in questa emergenza è che *forse* nemmeno l'affermazione "only commercial [...] cloud systems can deliver" è corretta, nonostante loro abbiamo a disposizione ingenti risorse (soprattutto hardware ma anche di banda) per _sopperire_ alla mancanza di quel "missing layer" di Internet: questo significa che forse siamo per assistere alla più grossa crisi di Internet della storia. Comunque per adesso non se ne parla nemmeno di poter sostituire Internet con una nuova rete architetturalmente sana quindi _per_ora_:
Le scuole non hanno bisogno di Google Classroom, Edmodo, Teams, Zoom etc... Hanno bisogno di server in loco, in grado di supportare il carico necessario e non di più. (ed in grado di rappresentare un'infrastruttura informatica riconvertibile in casi di emergenza inattesi)
Sono d'accordo, questa dovrebbe essere la "fase 1" della guarigione da "Digital SARS-CoV-2": sistemi il più possibile distribuiti e quindi più resilienti, progettati con medio-basse esigenze di scalabilità (intendo scalabilità di trasmissione in rete, eh ;-) ) in modo da essere grado di svolgere dignitosamente il loro compito. La "fase 2" secondo me è già molto ben progettata da GNUnet (tutto poi può essere migliorabile): da quella si potrebbe costruire quello che manca, partendo dai prototipi che già ci sono... ma serve un piano e finanziamenti (con un ROI *privato* vicino allo zero). Poi ci sarebbe la "fase 3" (da portare avanti anche in parallelo) che riguarda l'affidabilità dei dispositivi... ma non voglio entrare troppo nel tecnico in questo contesto. Ciao, Giovanni [...] P.S.: non sono direttamente coinvolto in GNUnet, sono solo un appassionato :-D -- Giovanni Biscuolo Xelera IT Infrastructures
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Giovanni Biscuolo