Il 16/07/2010 17:02, oreste.pollicino@unibocconi.it ha scritto:
Concordo poi con Andrea sul possibile dubbio che un blocco o una rimozione in cui siano rispettati i principi del due process costituiscano una violazione del principio di neutralità
Salve, provo a dissipare il possibile dubbio. Prima una domanda: ti riferisci ad un due process per l'hosting provider, per il proprietario della piattaforma o per i singoli proprietari dei 73000 blog? Qui non è avvenuto un processo per nessuno dei tre tipi di soggetti (su questo l'articolo è molto chiaro). Ora, in assenza di un due process, la rimozione è da considerarsi preventiva e indiscriminata, e (e qui mi rivolgo ad Andrea Glorioso) a mio avviso non cambia nulla se essa sia stata effettuata per "convenienza" dall'hosting provider o meno, anzi eventualmente enfatizza l'importanza di avere provider che siano mere conduit e ai quali si garantisca di esserlo, cosa che l'amministrazione Obama sta mostrando di non gradire più per i tanti fatti noti. A questo punto faccio un passo indietro, perché forse prima di procedere sarebbe bene chiarire cos'è la neutralità della rete, sospetto che in mancanza della definizione potrebbero sorgere degli equivoci. Infatti per me, come credo anche per tutti voi, la neutralità di una rete è quella condizione in cui il principio di connettività end-to-end è rispettato secondo un livello di accesso maggiore o uguale a quello minore delle due parti nella rete (Tim Berners-Lee). Questo implica che la neutralità è rispettata solo se non ci sono discriminazioni su contenuti, piattaforme, periferiche di collegamento, applicazioni, protocolli e metodi di collegamento. Qui siamo in presenza della rimozione di una piattaforma che ospitava 73000 siti, oltre tutto blog, senza discernimento: per definizione la neutralità della rete è violata e la libertà di espressione limitata (e qui lascio perdere l'antico discorso sul perché la neutralità della rete è importante per la libertà di espressione perché in questa lista sicuramente lo sanno tutti molto meglio di me). Che poi la neutralità della rete sia giusto o meno violarla, o che sia giusto o meno violarla in seguito ad un due process (che comunque in questo caso non c'è stato), e che la libertà di espressione sia un diritto fondamentale da difendere oppure no, è tutto un altro discorso. Ora, qui siamo di fronte ad un caso macroscopico: 73000 blog che spariscono da un giorno all'altro è un fatto sostanziale, non metto in dubbio che andrà approfondito nei prossimi giorni, ma dire che ci sono dubbi che esso rappresenti una palese violazione della neutralità della rete e una limitazione della libertà di espressione mi sembra difficilmente sostenibile, né mi sembra essenziale, per poter dire questo, chiarire se il provider avrebbe potuto discernere cosa cancellare e cosa no (dalle sue dichiarazioni appare che non avesse scelta ma mettiamole tranquillamente in dubbio). E visto, Oreste, che citi la parzialità di TF, che per me è positiva in quanto onesta e dichiarata e perché non esiste a mio avviso una fonte imparziale in questo mondo, ti cito uno dei motivi che mi disturba di più in questa storia e che rendono quindi parziale anche me (più di quanto non lo sia già, intendo, come portavoce di Scambioetico), ma ti premetto che secondo me non è questo il punto essenziale per cui l'avvenimento andrebbe considerato grave: quella piattaforma ospitava diversi (per lo meno quelli che conoscevo io, ma potete verificare finché stanno nella cache di Google) di blog di attivisti e attiviste americani, siriani, iraniani, cinesi, europei, che esprimevano la loro opinione su tanti temi legati alle libertà fondamentali e ai diritti civili e denunciavano quegli avvenimenti che ritenevano ingiusti, dentro e fuori dal loro paese. Per alcune di queste persone trovare metodi di aggiramento dei sistemi repressivi dei propri paesi e accesso a piattaforme come quella non è sempre immediato, soprattutto per coloro tecnicamente meno preparati, e una chiusura procura loro un danno a mio avviso completamente immotivato e immeritato e che può richiedere molto tempo per essere riparato. So benissimo che non possiamo delegare la libertà di espressione alle iniziative di privati, ma allo stesso modo ritengo sia lecito pretendere che autorità e service provider di stati storicamente democratici non prendano iniziative pro-attive per limitarla. Scusate ancora se sono stato prolisso. Ciao, Paolo