Mi scuso in anticipo se ho capito male.
Se l’informatica è tecnica destinata alle persone, i vecchi come me, quasi tutti necessariamente illetterati digitali, sono una popolazione utile per sperimentare la comprensione.
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Domando: Giovanni, qui conosciuto come 380°, chiedendo < che il software …  sia «free software by default»> pensa ad una caratteristica di “apertura” affinché il maggior numero di persone (non tutti, ahi noi) capisca come funziona, quali conseguenze ha ogni comando?
Se è questa l’intenzione di Giovanni, il software che auspica ha quasi tutte le caratteristiche essenziali dell’alfabeto e dovrebbe evitare molti difetti dell’IA, ammesso che sia applicabile all’IA, cosa che ignoro totalmente.
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Ma … Giovanni ha anche istillato un dubbio, oppure ha dato una certezza: < ah quante cose si possono fare potendo analizzare gli algoritmi! >.
Quanti possono analizzare gli algoritmi?
Nel contesto alfabetico, alla sola condizione di essere alfabetizzata ogni persona si rende conto che “a” è a, che “b” è b e così via.
Il contesto digitale è post-alfabetico, ed è molto più problematica la verifica che “a” è a, che “b” è b e così via.
Torniamo ad una condizione analoga a quella degli scriba dell'antico Egitto? Credo che i problemi nascano da qui: nel contesto alfabetico la persona (diventata “agente umano”) può verificare direttamente senza mediazioni, questo non accade nel contesto digitale nel quale ogni persona “NECESSARIAMENTE” deve accettare una delega di conoscibilità.
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Se interessa continuare, la transizione digitale potrebbe anche portare alla scomparsa del genere umano quale lo conosciamo - LIBERO -, quasi un ritorno alla materia. Ovviamente spero che prevalga l’impegno di questa lista ma molti segnali indicano difficoltà enormi.
? … automaticamente servi … ?
Serena domenica, a dispetto di quanto sopra.
Duccio (Alessandro Marzocchi)