Cara Giovanna, care nexiane, sono un ecologista digitale olistico :-) Grazie di avere scritto perché la tua risposta è stata preziosissima per me: avevo visto solo il video di questo Dataroom (nello spazio al TG di La7) e non mi aveva fatto una buona impressione ma la tua risposta mi ha convinto definitivamente a leggere l'articolo nella sua interezza. Secondo me i "riassunti video" di tre minuti non rendono giustizia alle inchieste giornalistiche, anche l'infografica è distraente: lo so, lo so: i tempi televisivi, il defici di attenzione, bla bla... non ditemi più niente plz. :-) Meno male che hai scritto perché alla luce di quanto ho letto negli altri commenti (alcuni invero ingenerosi) stavo decidendo di risparmiarmi di leggere l'articolo. Tra gli innegabili meriti dell'articolo c'è quello di aver evidenziato (c'è ancora bisogno?!?) il rovescio FISICO della medaglia del digitale, che NON è fatto solo di spostamento di elettroni e fotoni ma anche di "ferro" e tutto quello che concorre al ciclo di vita di un bit. A volte noi informatici tendiamo a pensare che sia tutto smaterializzato :-O Anche graffio nella sua risposta https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2021-January/019866.html ci ha esortato a considerare la "materialità del digitale". L'articolo dice (sul mitologico Cloud): --8<---------------cut here---------------start------------->8--- E’ una infrastruttura fisica allocata altrove, composta da fibre ottiche, routers, satelliti, cavi sul fondo dell’oceano, sterminati centri di elaborazione pieni di computer, che necessita di colossali quantità di energia e sistemi di raffreddamento. Questi consumi non sono né noti né visibili dall’utente finale --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- E sul ciclo di vita dei dispositivi digitali: --8<---------------cut here---------------start------------->8--- [...] Il consumo di energia del ciclo di vita di questi oggetti, ovvero dall’ estrazione dei minerali rari, alla produzione, al trasporto, allo smaltimento, si aggirano rispettivamente attorno all’83% del consumo totale per lo smartphone, dell’80% per un laptop, del 60% per un televisore connesso. [...] --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- ...chissà per la produzione di un router, un server rack o un metro di fibra ottica: mi informerò. Giovanna Sissa <sissa.giovanna@gmail.com> writes: [...]
2) Non esistano oggi dati globali, basati su misurazioni, del consumo energetico indotto dagli usi digitali. Esistono solo stime. Le stime disponibili sono ottenute o proiettando misure effettuate su campioni (ad esempio un insieme di data center) oppure utilizzando modelli più o meno sofisticati, ma raramente includendo descrizioni di tutte le ipotesi adottate. Dunque stime parziali e non confrontabili.
Questo è IL problema: nell'era dei Big Data mancano *una enormità* di dati che potrebbero aiutarci a comprendere meglio la realtà che ci circonda... ohibò! Possiamo fare solo *stime*: e le misurazioni?!? La domanda quindi NON è "abbiamo davvero bisogno di tanti dati" MA "abbiamo davvero bisogno di QUESTI dati"? Quindi ci sono aziende che hanno i dati per (tentare di) profilare gli utenti fin nei comportamenti più intimi e perfino riconoscendone la voce o le espressioni facciali - consumando una quantità significativa e NON GIUSTIFICATA di energia ;-) - e non abbiamo dati sul consumo di energia elettrica dei loro datacenter? Di quanto "ferro" hanno smaltito in un anno? Mumble... ma non eravamo la società dell'informazione?!? Ci vuole trasparenza, e per avere trasparenza servono DATI GREZZI liberamente accessibili. [...]
7) La conclusione assurda che tu riporti come “smette di usare i dispositivi digitali” nell’articolo non c’è, nè esplicitamente nè implicitamente.
Confermo :-D
Riporto di seguito per esteso le conclusioni dell'articolo, sperando così di far venire voglia a qualcuno di leggerlo:
Mi permetto di aggiungere questo ulteriore estratto: --8<---------------cut here---------------start------------->8--- Aumenta anche il consumo di energia durante la fase di riciclo, poiché l’energia necessaria per separare i metalli cresce in funzione della complessità e della scala di miniaturizzazione. Sappiamo inoltre che l’attività di riciclo dei materiali a norma non è diffusa come dovrebbe, e lo smaltimento a fine vita dei dispositivi è inquinante e pericoloso, se non avviene in impianti di trattamento innovativi. Oggi, nel mondo, solo le norme europee sono all’avanguardia. --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- Già, i costi di smaltimento: sì perché è facile azzerarli spedendo all'estero vagonate di spazzatura tecnologica facendo finta che non esistono: esagero?!? [...]
esigendo trasparenza da parte dei fornitori nel dichiarare da quali fonti di energia elettrica si riforniscono, e presuppone la capacità di riconoscere un lavoro serio da un banale green washing.
Trasparenza e green washing: quì è partita la ola! :-D [...]
Mi sento in dovere di risponderti perchè ho segnalato io i dati alla Gabanelli. Non la conoscevo, ma quando mi ha chiesto di aiutarla mi è sembrato giusto e doveroso supportarla scientificamente in uno sforzo divulgativo arduo e particolarmente insidioso su un tema complesso come l’interazione fra il digitale e l’ambiente. E’ un tema che mi sta a cuore e di cui cerco di occuparmi di tempo.
Vedo che Giovanna si occupa da alcuni anni di questo tema e queste sono le sue pubblicazioni in merito: https://iris.unige.it/cris/rp/rp11151?open=all Alcuni dei suoi recenti articoli su AgendaDigitale: https://www.agendadigitale.eu/giornalista/giovanna-sissa-2/ Cordiali saluti, Giovanni. -- Giovanni Biscuolo