Grazie molte, Marco.

In proposito agli attori e' molto istruttivo leggere l'articolo
di Marco Bardazzi che affianca il mio sul giornale:
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=8183&ID_sezione=&sezione=

juan carlos




On 09/12/10 09:42, Marco De Rossi wrote:

Chiarissimo, complimenti. Fondamentale il "problema degli attori", che è importante spiegare - come hai fatto - al sessantenne lettore medio de LaStampa. Grande! :)

Il giorno 09/dic/2010 09.31, "J.C. DE MARTIN" <demartin@polito.it> ha scritto:
> Dopo qualche giorno di ulteriori letture e riflessioni,
> ho provato a scrivere di nuovo sul caso Wikileaks
> su La Stampa di oggi.
>
> I vostri commenti (critiche incluse) sono i piu' graditi.
>
> ciao,
>
> juan carlos
>
>
> *Libertà di stampa oggi significa libera Rete*
>
> JUAN CARLOS DE MARTIN
>
> La discussione intorno al caso Wikileaks è stata finora sconcertante.
> Molti, infatti, sembrano aver dimenticato - spero solo momentaneamente -
> conquiste acquisite da decenni. Su tutte, i due pilastri che reggono la
> libertà di stampa dai «Pentagon Papers» (inizio Anni 70) a oggi: da una
> parte, lo Stato ha diritto di fare tutto quanto in suo potere per
> ostacolare la fuoriuscita di informazioni oggettivamente riservate;
> dall'altra, la stampa ha pieno diritto di pubblicare quanto le viene
> recapitato - basta che faccia notizia. Una discussione «senza
> inibizioni, robusta e la più aperta possibile» è, infatti, ritenuta da
> decenni essenziale all'emersione della verità e alla formazione di una
> pubblica opinione consapevole, anche a costo di qualche eccesso e anche
> a costo di divulgare segreti.
>
> Ma allora qual è il problema con Wikileaks? Wikileaks, infatti, non ha
> rubato, hackerato, sottratto alcuna informazione; ha semplicemente
> pubblicato documenti che ha ricevuto (Wikileaks offre una buca delle
> lettere online sicura), dopo averne verificato la veridicità e dopo aver
> ritenuto che facessero notizia. Esattamente come avrebbe fatto un
> qualsiasi giornale. E, infatti, nel caso specifico dei dispacci
> diplomatici americani, così hanno fatto alcuni tra i più rispettati e
> influenti giornali al mondo, come il New York Times, Le Monde e Der Spiegel.
>
> Dovrebbe, quindi, essere naturale concludere che Wikileaks si colloca
> pienamente nel solco della libertà di stampa così come intesa in tutte
> le democrazie avanzate e come tale venire apprezzata come qualsiasi
> altro mezzo di informazione.
>
> In questi confusi giorni, invece, molti riescono a sostenere che la
> medesima azione è contemporaneamente normale e criminale, a seconda se a
> farla sia il New York Times o piuttosto un gruppo di cittadini guidati
> da un australiano anticonformista. Come si dice in questi casi, aut aut:
> o una cosa o l'altra.
>
>
> [...]
>
> Continua qui:
>
> http://lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=8182&ID_sezione=&sezione=
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