ho dei dubbi sulla lista dei benefici:
- procedure più semplici e meno ambigue, nel momento che devono essere svolte da algoritmi gli algoritmi non aumentano la trasparenza, nè l'assenza di errori o discriminazioni (Frank Pasquale 2015)
- versioni temporalmente aggiornate delle procedure, senza che il cittadino debba andarsi a ricostruire le norme in vigore sulla >base di modiche ai commi di leggi precedenti ci sono soluzioni (e.g. http://www.normattiva.it/ ) per conoscere le norme vigenti. Mi pare che poi un conto sia l'adozione di metodologie errate ed altro l'errata implementazione di metodologie corrette. Per essere chiari, se il modulo non è aggiornato il problema non è se cartaceo o digitale (perchè anche la versione automatizzata va aggiornata), ma il problema è l'aggiornamento omesso
- minore discrezionalità nello svolgimento delle pratiche in che senso? facciamo decidere all'algoritmo al posto della discrezionalità umana?
- accelerazione nella dotazione di infrastrutture di elaborazioni (magari in cloud condivise tra amministrazioni) già ci sono progetti in corso, ma anche qui qualche domanda bisogna porsela e non guardare solo alla tecnologia: quali rischi di un accentramento dei dati? Quali implicazione per servizi offerti da terze parti basate in stati stranieri? Quali implicazioni per servizi commerciali che implicano lock-in economici, tecnologici o contrattuali?
- ricaduta occupazionale degli investimenti pubblici per la realizzazione dei servizi informatici - ricaduta sullo sviluppo digitale del paese - riduzione dei costi e tempi delle pratiche per imprese e cittadini - aumento del PIL di almeno 1%
occorre analizzare i dati, i criteri di stima e poi valutare anche gli effetti negativi (perchè se sopprimo posti di lavoro in virtù di nuove tecnologie e ne creo di nuovi non è detto che necessariamente le persone che vengono meno da un lato riappaiono dall'altro). In sintesi, certamente la digitalizzazione della PA è una grande opportunità e sfida. Come tutte le sfide, non si risolve con un approccio unitario e semplicistico. Avendo condotto ricerche sul cloud nella PA e su altri aspetti dell'e-gov, ho notato che vi sono esigenze, contesti e modalità operative necessariamente differenti. Per questo prevedere per legge che si debba conseguire "lo svolgimento di tutti gli adempimenti richiesti tramite una procedura online" non mi pare applicabile in maniera così generale ed indistinta. Non a caso le norme in materia prevedono un approccio differenziato. Dire poi che "È fatto divieto alle PA di emettere norme e regolamenti che non prevedano lo svolgimento di tutti gli adempimenti richiesti tramite una procedura online" mi pare non realistico. Norme e regolamenti coprono un'infinità di situazioni distinte, non possiamo avere in mente solo la semplice richiesta di un permesso/autorizzazione alla PA. Sono adempimenti anche il rilascio di documenti di identità, i giudizi di valutazione in ambito concorsuale, etc. Facciamo tutto online e con algoritmi??
L’obiezione sull’alfabetizzazione digitale la respingo al mittente come obsoleta e oscurantista:
il punto 1 della risposta confonde di nuovo inefficienza dell'esistente ed esigenza di una digitalizzazione generalizzata sui punti 2 e 3: http://noi-italia.istat.it/index.php?id=7&L=0&user_100ind_pi1[id_pagina]=7&cHash=5bc64b8e6db0cec1fa1aeb231b61c312
dotati: si trova qualcuno che aiuta gratis o come servizio professionale ...ma il problema è che molti non hanno l'infrastruttura per godere di servizi avanzati http://noi-italia.istat.it/index.php?id=7&L=0&user_100ind_pi1[id_pagina]=8&cHash=dc69aa1cbb24bf5300031692799ff489
In sintesi. Gli studi su e-gov, digital divide etc. mostrano da anni che servono strategie complesse ed articolate per fare investimenti sensati e produttivi. Voler semplificare tutto prevedendo la norma che in tre righe magicamente risolve tutto o la tecnologia che risolve tutto (v. tablet nelle scuole) è un miraggio. Come tutti i miraggi illude che tutto sia a portata di mano e facile. La realtà invece passa da una ristrutturazione della PA (De Petra parlava un giorno a Nexa di amministrazioni native digitali), un cambiamento di logiche operative ed una ri-formazione del personale. Serve poi investire in strutture (perchè se a 30 km da Torino la banda ti salta tre volte al giorno per problemi di rete, può capitarti di inviare un documento solo se sei fortunato), nonché investimenti in alfabetizzazione dei cittadini (perchè usare Facebook o un portale di e-gov non sono la stessa cosa). Non è poi vero che gli anziani siano così digitali, le statistiche mostrano il contrario... Un'ultima osservazione, la PA eroga servizi che in molti casi sono diversi da quelli di un bancomat. L'interazione con il cittadino è un valore, perderla può vuol dire aumentare l'oscurità dei procedimenti e la difficoltà di esercizio dei diritti. Pensate a quando avevate gli uffici della Sip in città ed ai call center di oggi, a volte il cambio non è stato un miglioramento. Sintesi estrema: est modus in rebus, tanto per il digitale, quanto per il non digitale AM On Sat, 3 Oct 2015 15:48:14 +0200 Giuseppe Attardi <attardi@di.unipi.it> wrote:
Mi aspettavo obiezioni del genere. Ma sarei più interessato a raccogliere indicazioni sugli effetti benefici, ad esempio:
- procedure più semplici e meno ambigue, nel momento che devono essere svolte da algoritmi - versioni temporalmente aggiornate delle procedure, senza che il cittadino debba andarsi a ricostruire le norme in vigore sulla base di modiche ai commi di leggi precedenti - minore discrezionalità nello svolgimento delle pratiche - accelerazione nella dotazione di infrastrutture di elaborazioni (magari in cloud condivise tra amministrazioni) - ricaduta occupazionale degli investimenti pubblici per la realizzazione dei servizi informatici - ricaduta sullo sviluppo digitale del paese - riduzione dei costi e tempi delle pratiche per imprese e cittadini - aumento del PIL di almeno 1% - ecc.
Invito tutti ad aggiungerne altri.
L’obiezione sull’alfabetizzazione digitale la respingo al mittente come obsoleta e oscurantista:
1. il fatto di avere servizi digitali non è un peggioramento rispetto alla situazione attuale: l’articolo proposto non dice che le procedure debbono essere erogate SOLO in forma digitale. Gli sportelli potrebbero comunque essere ridotti sostituendoli con assistenza informatica. Oggi avviene il contrario: vado allo sportello dell’Agenzia delle Entrate e non sanno dirmi perché la procedura online non ha funzionato. Se segnalo errori o difetti, non le sanno raccogliere. Le comunicazioni scritte e quindi ufficiali dell’Agenzia riportano istruzioni sull’uso dei servizi online non aggiornate. Sportelli e servizi online sono due mondi non comunicanti. Persino nel mondo dell’editoria hanno cominciato a capirlo, con il motto: “Digital first”. L’edizione digitale ha la precedenza su quella cartacea e non viceversa. 2. l’offerta segue la domanda: se i servizi digitali comportano vantaggi, la gente si adopererà per avvantaggiarsene. Lo abbiamo visto in mille situazioni, dai cellulari a Facebook. Persino i nonni (che orai sono persone come me che coi computer ci smanetta da 40 anni) si sono attrezzati e hanno imparato a usare queste tecnologie perché erano convenienti e consentiva loro libertà e possibilità di fare cose che altrimenti non potevano fare 3. anche oggi vengono chiesti adempimenti, quale invio di fax, invio di fotocopie, raccomandate, invio di PEC, ecc. che richiedono apparati di cui non tutti sono dotati: si trova qualcuno che aiuta gratis o come servizio professionale (avvocati, commercialisti a cui spesso è necessario rivolgersi data la farraginosità delle norme)
Mentre ci si attarda su obiezioni del genere, città come S. Francisco hanno dotato tutti i parchimetri di connessione per sapere dove ci son posti liberi, gran parte dei negozi è dotata di casse RFID, che consentono il pagamento coi cellulari. Quando proposi che l’Europa si facesse promotrice dell’abolizione del contante adottando l’Euro elettronico, ho sentito le stesse obiezioni. Così non si è fatto nulla e in questi giorni i sistemi di pagamento con cellulare sono diventati terreno di scontro tra Apple e Samsung mentre noi europei restiamo a guardare e saremo ancora una volta retroguardia e terreno di conquista.
Signori sveglia!!!!!
— Beppe
On 03 ott 2015, at 14:07, Alessandro Mantelero <alessandro.mantelero@polito.it> wrote:
la PA è una macchina complessa, occorre fare distinzioni. Non si può livellare tutto in nome del dogma digitale. Poi bisognerebbe dare uno sguardo alla posizione dell'Italia nelle classifiche di alfabetizzazione digitale, accesso ai servizi online etc.
AM
On Sat, 3 Oct 2015 13:40:52 +0200 Giuseppe Attardi <attardi@di.unipi.it> wrote:
Articolo 1. 1. È fatto divieto alle PA di emettere norme e regolamenti che non prevedano lo svolgimento di tutti gli adempimenti richiesti tramite una procedura online, che includa ogni acquisizione di dati e l’esecuzione dei calcoli necessari in modo automatico. 2. Le procedure di cui al comma 1 devono essere accessibili 24h e devono garantire tempi di risposta inferiori a 20 secondi per ogni singolo passo.
-- Prof. Avv. Alessandro Mantelero Politecnico di Torino
Nexa Center for Internet and Society | Director of Privacy Politecnico di Torino–Tongji University| Coordinator, Double Degree program in Management and IP Law Nanjing University of Information Science and Technology | Part-time Expert, School of Public Administration
http://staff.polito.it/alessandro.mantelero @mantelero
EMAIL POLICY: twice a day (Mon-Fri)
-- Prof. Avv. Alessandro Mantelero Politecnico di Torino Nexa Center for Internet and Society | Director of Privacy Politecnico di Torino–Tongji University| Coordinator, Double Degree program in Management and IP Law Nanjing University of Information Science and Technology | Part-time Expert, School of Public Administration http://staff.polito.it/alessandro.mantelero @mantelero EMAIL POLICY: twice a day (Mon-Fri)