Grazie per queste domande stimolanti. più che risposte, propongo alcune riflessioni, frutto delle formazioni di autodifesa digitale, pedagogia hacker ecc. che portiamo avanti da un paio di decadi con vari gruppi informali di ricerca. nel corpo del messaggio:
Message: 1 Date: Wed, 19 Apr 2023 23:51:15 +0200 From: alessandro marzocchi <alemarzoc@gmail.com> To: nexa@server-nexa.polito.it, giuseppe.attardi@unipi.it, daniela.tafani@unipi.it, Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it>, vetere.guido@gmail.com Subject: [nexa] Oscurità digitale Message-ID: <CAG5xczd0ombVjFnSzCSFk_6a5UYGxftn4HbY4Vj0pn7nZE9rxA@mail.gmail.com> Content-Type: text/plain; charset="utf-8"
Mi riferisco alle opinioni manifestate soprattutto da Beppe Attardi e Giacomo Tesio, in qualche modo portabandiera di valutazioni opposte. Qualche domanda sull'argomento. * 1 * il digitale incide oppure no in modo significativo sul nostro modo di essere umani? Ci fornisce oppure no "informazioni" che influenzano scelte finora autonome? A volte "decide" oppure no al nostro posto?
sì, "decide". ma come non esiste l'autonomia umana assoluta (sarebbe solipsismo psicotico), così "il digitale" non decide "al posto" nostro: decide "insieme" a noi, re-agendo insieme. "decide" nel senso che promuove attivamente determinate visioni del mondo perché re-agisce (ciberneticamente, retroattivamente) con vulnerabilità umane, zone sensibili personali e collettive di cui è importante avere consapevolezza, e di cui prendersi cura (bias cognitivi sfruttati dalle interfacce, sensibilità personali, abitudini culturali, ecc.). In termini poetici e filosofici, i sistemi tecnici contemporanei hanno delle "voci", cioè dei demoni socratici che le muovono, e che evolvono. queste voci "spingono" (nudge, gamification) gli umani a reagire in un certo modo. OVVIAMENTE si può: resistere; imparare; smontare e rimontare; rifiutare; limitare la manipolazione; usare in maniera difforme (ma implica maggior sforzo); evolvere diversamente; ecc ecc però è importante ricordare che "(NON) dipende (SOLO) da noi", cioè non dipende solo dall'uso. I sistemi tecnici hanno affordances, che sono ideologicamente sviluppate. "Ideologico" nel senso di "portatore di una certa visione del mondo, con certe idee-cardine" (che possono cambiare nel tempo) un esempio, da una presentazione-laboratorio tenuta l'altro ieri sera a Roma: Youtube ora spinge a VEDERE video, NON A CARICARE video. Infatti l'interfaccia dell'altro ieri NON E' come quella degli inizi: https://web.archive.org/web/20230418000009/https://www.youtube.com/ https://web.archive.org/web/20050614234128/http://www.youtube.com/ nella seconda, del 2005, "UPLOAD YOUR VIDEO" è molto evidente... nella prima, del 2023, è scomparsa. ciò mostra che la voce del demone di Youtube si è evoluta, saperlo e notarlo ci aiuta a relazionarci in maniera accorta a questo sistema, a ridurre l'alienazione tecnica, a limitare gli stati di flusso in cui si interagisce "senza decidere" :D
* 2 * la possibilità di "leggere il programma" è opportuna / necessaria?
IMHO è importante poter comprendere a grandi linee come funziona il programma e poter intervenire in quello svolgimento. se non direttamente, attraverso gli occhi e le competenze di qualcuno di cui ci fidiamo. esempio assai istituzionale: https://nextcloud.eucommeet.eu è un H2020 di cui curiamo la parte tecnica. perché far la fatica di utilizzare una VM su OpenStack del GARR invece che un AWS o Azure public cloud? perché avvalersi di un accrocchio nextcloud + jitsi invece che M$ Teams, Google Suite, ecc.? si fa fatica, anche perché poi gli utenti si lamentano che "è più difficile da usare di Zoom, di google docs!" (qualcuno direbbe: perché è GDPR compliant... ma tanto a quanto pare non è la preoccupazione principale dei progetti europei!) personalmente non ho tempo, né voglia, né competenze per leggere TUTTO il programma. e nemmeno penso che Openstack o nextcloud o jitsi siano la panacea (anche perché il codice, soprattutto dell'ultimo... che caos!); però continuo a pensare che sia meglio del software proprietario. soprattutto perché è possibile sviluppare una relazione alla pari con chi sviluppa e manutiene; forkare; fare altro sulla base dell'operato di chi è venuto prima di noi. così come è possibile sviluppare una relazione alla pari, istituzionalmente e umanamente parlando, con le persone che stanno dietro alle macchine del GARR, e, in caso di problemi e necessità, chiedere a loro. Non è lo stesso tipo di relazione che si può sviluppare con Amazon, Google o Microsoft. è una questione di scalabilità federata umani-macchine, non di completa leggibilità/controllo del programma, IMHO. inoltre, questa fatica ha un senso perché i denari pubblici dovrebbero come minimo tornare a favore del digitale pubblico e non di quello privato. Anche questa è, evidentemente, una ragione ideologica. Il mainstream attuale, governi compresi, fa esattamente l'inverso: con denari pubblici si finanzia il digitale privato perché "funziona meglio" alias "lo usano già tutt* certo nulla è perfetto, ma ci sono cose davvero peggio di altre.
* 3 * aiuterebbe un eventuale obbligo di "nessuna profilazione di default"?
"nessuna profilazione di default" sarebbe bello, ma, forse, molte persone lo troverebbero scomodo, proprio come trovano scomodo che il browser non abbia lo storico della navigazione in sessione anonima... l'automazione è una questione rilevante, capire chi, come e perché promuove certe automazioni invece di altre è forse ancora più rilevante. buona giornata k.
Specifici servizi andrebbero richiesti di volta in volta, ribaltando l'attuale abitudine. Off topic mi viene in mente l'esperienza bancaria: man mano che aumenta l'importo di contante chiesto al cassiere, automaticamente il sistema aumenta i tempi di attesa.
Il digitale non è facile ma non è soltanto un artefatto tecnologico complesso e potente, sempre più spesso e di fatto svolge funzioni analoghe al sistema parola, al sistema lingua. Mi rendo conto che la sintesi "il digitale" non è perfetta ed affido la mia semplificazione alla vostra comprensione. Grazie e cordialità. Duccio (Alessandro Marzocchi)