Il 07/04/2011 18:30, marco scialdone ha scritto:
Vi segnalo questo interessante post di Francesco Paolo Micozzi che
può essere di stimolo per la discussione http://www.micozzi.it/?p=312
Molto interessante, così come l'intervento di Stefano Quintarelli. A
margine, ricordo che Google in passato ha fatto dichiarazioni contro
la violazione del copyright ed ha introdotto precise scelte
editoriali censorie sull'autocompletamento e i suggerimenti (sulla
keyword "torrent"). Da punto di vista tecnico quindi Google ha già
espresso esplicitamente e pubblicamente sia la capacità sia la
volontà di influenzare secondo i propri parametri e secondo le
proprie opinioni politiche, e sottolineo politiche vista la
rilevanza per la cultura e per la libertà di espressione della
paroletta "torrent", i risultati di ricerca.
Pertanto, che un'ulteriore influenza in tal senso provenga da un
tribunale al fine di tutelare un cittadino secondo me attenta,
tecnicamente, in maniera nulla alla "libertà della rete", o per lo
meno in misura inapprezzabile rispetto alle macro-magagne introdotte
da Google stesso nel medesimo strumento. La situazione è altrettanto
seria in altri strumenti sempre controllati da Google, nei quali si
rileva la bizzarra applicazione unilaterale di alcune leggi
americane in tutto il mondo, applicazione che ha provocato e provoca
censure politiche estese.
Come considerazione personale più generale, questo tiro e molla sui
safe harbor, sullo stato di mere conduit, è stato gestito in maniera
a mio avviso incauta e mi ricorda molto l'incoerenza degli ISP che
quando si parla di responsabilità per i contenuti veicolati
dichiarano di essere mere conduit nel senso più assoluto e di non
voler avere nulla a che fare con il controllo e il monitoraggio del
traffico, ma quando si parla di Net Neutrality sostengono che le
discriminazioni sui servizi e le applicazioni le devono e le
vogliono fare.
Ciao,
Paolo