La Stampa, 1/11/2010
Il vero potere è calcolare velocemente
JUAN CARLOS DE MARTIN
Giovedì scorso a Tianjin, una metropoli di 12 milioni di abitanti
nel Nord-Est della Cina con non trascurabili tracce della
ottocentesca presenza italiana, Tianhe-1A è diventato il più veloce
calcolatore del mondo. Tianhe-1A, infatti, grazie a oltre ventimila
microprocessori connessi in maniera innovativa, ha iniziato a
effettuare più di due milioni di miliardi di operazioni al secondo,
circa il 40% in più del precedente campione, un calcolatore
americano ospitato in un laboratorio del governo Usa in Tennessee.
Non è la prima volta che la supremazia americana nel supercalcolo
viene sfidata. Era già successo nel 2002 quando i giapponesi avevano
inaspettatamente prodotto un supercalcolatore nettamente più veloce
del campione americano dell’epoca.
Il successo giapponese non era però durato a lungo: già nel 2004
cospicui finanziamenti governativi avevano riportato gli Usa in
prima posizione.
Ora la nuova sfida, questa volta da parte della cinese Università
Nazionale di Tecnologia per la Difesa. È probabile che anche questa
volta gli Usa, che ospitano più della metà dei 500 più veloci
supercalcolatori al mondo contro gli appena 24 della Cina,
recuperino rapidamente il titolo. Sia per motivi scientifici - le
sfide sono spesso utili per portare avanti ricerche che altrimenti
verrebbero condotte più lentamente, nonché per attrarre le migliori
menti - sia per motivi simbolici: nell’età della conoscenza,
infatti, possedere il più veloce elaboratore del mondo ha un valore
difficile da quantificare, ma comunque non trascurabile.
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