Provo a risponderti. 
 1)La cassazione che citi nella prima mail:
>Attenzione su "falso e menzognero" ...

>siano rispettati i canoni dell'interesse pubblico della notizia e/o
>vicenda criticata, che i presupposti di fatto esposti a critica siano
>veri
e che vi sia continenza espositiva"
>CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. V PENALE - SENTENZA 3 ottobre 2012, n.38437

fa riferimento alla "verità" NON come bene giuridico protetto, nel senso che se c'è falsità allora sanziono la critica perchè falsa!  ma come uno dei parametri necessari (insieme a continenza e rilevanza) per escludere la diffamazione. Mi spiego:  in tutti i casi in cui troverai la "verità" come elemento di valutazione, troverai sempre un contenuto a monte  pacificamente diffamatorio, ovvero lesivo della reputazione altrui, e dunque illegale e sanzionabile (non coperto dalla libertà di espressione perchè lesivo), e che supera quel confine magmatico di cui parlo tra lecito ed illecito. Leggiti l'art. 596 c.p. che sancisce che non puoi dar del ladro al ladro anche se il ladro è un ladro!. La cassazione che citi non c'entra con il mio discorso, anzi ne è conferma: poichè la libertà di espressione declinata come diritto di critica, cronaca e informazione spesso è inevitabimente diffamatoria (la notizia di un arresto è per l'arrestato un disastro reputazionale sempre), la libertà di espressione, "a determinate condizioni" protegge la parola anche quando si fa pietra, anche oltre il confine già incerto tra legale e illegale: le condizioni di quella estensione che ti consente di dire anche cose che ledono altrui diritti (per cronaca/informazione) sono soloin quel caso "verità-pertinenza-continenza". Però mai in diritto verità e menzogna sono tutelate in quanto vere o false.

Non dissimile la tua seconda mail:
Le mille normative che regolano comportamenti comunicativi non possono mai limitare la libertà di espressione se non come effetto collaterale della tutela di beni specifici di terzi: è libertà di espressione anche l'opera del writer sul muro di casa tua ma a meno che non sia Bansky (nel qual caso ti conviene tenertelo) il danneggiamento della tua facciata lo porterà in galera (o a una multa), ma poco c'entra la libertà di espressione ...
Quanto al fatto che un privato (tu citi La Stampa) rifiuti cartelli brutti o osceni, beh, ci mancherebbe, è esattamente ciò che sostengo possa fare un SN.
Poi l'ho detto: è complicato.
Spero di esserti stato utile.
CB

Il giorno mer 20 gen 2021 alle ore 15:04 Antonio Iacono <antiac@gmail.com> ha scritto:
> https://www.ilpost.it/carloblengino/2021/01/18/il-paradosso-dei-social-parte-i/

"Una norma che imponesse a soggetti privati di non rimuovere contenuti
o che viceversa imponesse loro di cancellarne altri (al di là dei
contenuti riconosciuti illegali) costituirebbe una inammissibile
ingerenza dello Stato nella libertà di espressione degli utenti e in
quella, identica, degli stessi gestori delle piattaforme di
condivisione."

Scusate, mi ero dimenticato di aggiungere un altro piccolo commento
alla mail di poco fa.

Fermo restando che dal punto di vista giuridico l'articolo di Carlo
Blengino è ineccepibile, e non potrebbe essere altrimenti visto che è
scritto da un bravo avvocato, eppure, c'è qualcosa che continua a non
tornarmi.

Se vado all'ufficio affissioni del mio comune con dei manifesti
pubblicitari da affiggere (il cui contenuto ricade tra i divieti sotto
elencati), il responsabile mi fa notare che: "
il messaggio pubblicitario di qualsiasi natura, istituzionale,
culturale, sociale e commerciale, non deve ledere il comune buon
gusto, deve garantire il rispetto della dignità umana e dell’integrità
della persona, non deve comportare discriminazioni dirette o
indirette, né contenere alcun incitamento all’odio basato su sesso,
razza o origine etnica, religione o convinzioni personali, disabilità,
età o orientamento sessuale, non deve contenere elementi che valutati
nel loro contesto, approvino, esaltino o inducano alla violenza contro
le donne, come da risoluzione 2008/2038 (INI) del Parlamento Europeo".

Bene, se quel manifesto lo trasformo in banner e chiedo, ad esempio,
all'ufficio pubblicità online de "La Stampa", mi rispondono, più o
meno allo stesso modo, picche.
Se il banner lo metto su Facebook o altri social, o Google, il banner
viene pubblicato.

Perché?

Antonio
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https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa


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Avv. Carlo Blengino

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