In data giovedì 14 gennaio 2021 14:58:17 CET, Giovanni Biscuolo ha scritto:
Buongiorno Marco,
perdonami se insisto, me lo hanno detto mille volte che sono "capa tosta"...
Marco Ciurcina <ciurcina@studiolegale.it> writes:
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La formulazione delle proposte di DGA, DSA e DMA è sufficiente? Sarebbe utile obbligare i TAGAF (tenuti come tutti alla portabilità dei dati personali ex art. 20 GDPR) a fornire servizi interoperabili e a un architettura distribuita e federata dei servizi?
E chi glielo imporrebbe? La Commissione EU? Biden o prossimo residente USA? L'ONU? Una norma UE (Regolamento o Direttiva).
Non vorrei dire ma già abbiamo dei serissimi problemi ad applicare il GDPR, anche tecnico/architetturali, e non mi pare che il WTO abbia in agenda la riorganizzazione democratica planetaria del ciberspazio.
A volte le norme funzionano, anche nei confronti di soggetti extra-UE. Per esempio, IMHO grazie all'art. 28 del GDPR, oggi si può sapere quali sub- responsabili del trattamento usano i TAGAF che forniscono servizi ad altri titolari del trattamento. Che (e perché) certi obblighi normativi producono cambiamenti nella realtà ed altri no è un tema da avere presente, ma attiene alla fase di disegno ed adozione delle norme.
Altro?
Architetture costituzionalmente rispettose.
Noi (plurale majestatis) vorremmo:
1. hardware libero, cioè che possiamo usare come ci pare perché i produttori sono obbligati a dirci come farli funzionare; il software libero per usarli ce lo scriviamo noi;
2. software libero: problema (quasi [1]) risolto;
3. rete libera, vogliamo fibra a banda ultralarga in ogni casa (la paghiamo volentieri quando il prezzo è equo e non discriminatorio) e protocolli progettati per poter comunicare in modo anonimo [1] e con la garanzia che i nostri dati non vengano raccolti a valanghe da chi ha sufficiente potere per praticare la sorveglianza globale o ci usa come merce di scambio sul mercato azionario.
É certo che "il mercato" da solo NON sia in grado di fornire a Noi queste tre cose indispensabili (seppur non sufficienti) per lo sviluppo di una sana cittadinanza informatica (che è anche più bello di cittadinanza digitale), gli Stati devono assolvere al loro compito di tutela dei cittadini e applicazione delle rispettive costituzioni.
Il resto, poi, lasciamolo fare alle regole di mercato: a quel punto le regole sarebbero talmente semplici da progettare e semplicissime da far applicare che sarebbe Troppo Imbarazzante se non venisse fatto. :-D
OK (mi pare che qui non ti stai riferendo soli ai TAGAF). m.c.
Saluti, Giovanni.
[1] per favore levateci di mezzo una volta per tutte i DRM e il brevetti, almeno quelli software... e già che ci siamo magari anche il diritto a vita (90 anni?!?!?!) di sfruttamento economico dei diritti d'autore.
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