Cara Daniela,
condivido, al 100%
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Benedetto Ponti, Ph.D.
Professore Associato di Diritto amministrativo
Dipartimento di Scienze Politiche
Università degli studi di Perugia, via Pascoli 33 - 06123 Perugia Italy
Tel 39-075-5852469
benedetto.ponti@unipg.it

Da: nexa <nexa-bounces@server-nexa.polito.it> per conto di Daniela Tafani <daniela.tafani@unipi.it>
Inviato: venerdì 1 agosto 2025 10:45
A: Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it>; nexa@server-nexa.polito.it <nexa@server-nexa.polito.it>
Oggetto: [nexa] R: R: "Stefano Rodotà (appositamente richiamato dall’Aldilà mentre giocava a scacchi)"
 
Ciao, Giacomo, buongiorno,

ci sono - e credo che ne condividiamo la valutazione - alcune questioni preliminari rispetto a un giudizio sulle scelte dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali, perché ne condizionano la possibilità reale. Ne ricordo qui solo due:

1. Ci troviamo in un contesto dominato da monopoli: per riprendere una metafora di Louis Brandeis*, è cioè come se avessimo il cancro
(la tendenza ad accrescersi indefinitamente è propria delle cellule tumorali, non di quelle sane); fuor di metafora, si tratta di monopoli costitutivi del complesso militare-digitale dell'impero in declino di cui siamo una provincia: la posizione del nostro paese rispetto a tali monopoli, e alla facoltà di sorveglianza, controllo e manipolazione loro concessa di fatto, coincide perciò automaticamente con la scelta geopolitica di fondo, a livello nazionale, tra sovranità e sudditanza coloniale.

2. Il GDPR ha alcuni difetti di fondo: far finta, ad esempio, che la necessità del consenso individuale possa proteggere il diritto alla privacy è come rendere lecito che io venda un rene per indigenza e disperazione, purché consenziente. La privacy è una questione pubblica, relativa alla forma di governo, non è mai una questione individuale.

Il già ristretto spazio di azione lasciato con ciò all'Autorità garante richiede di fatto, tra gli altri, come sempre l'applicazione del diritto, un elemento che essa non controlla: il consenso e il sostegno pubblici alla sua azione. E qui torniamo al peso dei monopoli e alla cattura culturale resa possibile dal controllo degli strumenti di comunicazione pubblica e intermediazione scientifica: se l'Autorità garante interviene sospendendo Replika o ChatGPT e tutti coloro che con tale intervento essa prova a difendere reagiscono come se fossero stati offesi, anziché difesi - e recitano in coro le filastrocche sulla tecnologia che non si può fermare e su quant'è noiosa la privacy - vedi che la questione dei monopoli non è aggirabile.

Per quel che può fare o può provare a fare, e considerato che chi l'attacca dall'alto ce l'ha in genere non con lei ma con i miei diritti,
io resto convinta che l'Autorità garante dovrebbe essere rafforzata e sostenuta (ad esempio, da ultimo, contro i responsi astrologici Invalsi).

Possibilmente, entro una concezione meno rinsecchita della privacy: senza il diritto a quella, come ha ricordato di recente Meredith Whittaker,
non abbiamo nemmeno il diritto a innamorarci o a imparare qualcosa.

Buona giornata,
Daniela


* Lo cito qui: <https://zenodo.org/records/15522002>


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Da: nexa  per conto di Giacomo Tesio
Inviato: mercoledì 30 luglio 2025 15:53
A: nexa@server-nexa.polito.it
Oggetto: Re: [nexa]  R:   "Stefano Rodotà (appositamente richiamato dall’Aldilà mentre giocava a scacchi)"

Hai ragione Daniela.


On Wed, 30 Jul 2025 09:27:22 +0000 Daniela Tafani wrote:

> Quando un diritto è sistematicamente violato, le norme e le
> istituzioni che almeno in parte lo tutelino dovrebbero forse essere
> prese più sul serio, non meno


Ma come prendere sul serio un'Autorità GARANTE per la PROTEZIONE dei
Dati Personali che chiude bellamente entrambi gli occhi davanti allo
scempio di dati personali speciali in corso da anni in ospedali, ASL
e scuole?

Un'autorità "forte con i deboli e zerbino coi potenti"?

L'unica opzione per prenderla sul serio che mi viene in mente è esigere
che risponda delle proprie azioni e delle proprie "dimenticanze".


Giacomo