Buongiorno Giovanni, temo di non poterla smentire del tutto purtroppo :) ma...
2. quel metodo di distribuzione non è "Open Access" in particolare ribadisco che per accedere alla musica pubblicata nel repo è possibile: 1. acquistarla, anche in formato digitale 2. ascoltarla via Spotify o iTunes
Diciamo che la public library dei Radiohead è ibrida, e l'open access è red/hybrid open access poiché ci sono contenuti di varia natura e accessibili con modalità differenziate. C'è materiale a pagamento, materiale ad accesso completamente libero (per esempio video su youtube, BBC e altri canali) e materiale fruibile via streaming su una piattaforma che richiede normalmente una registrazione (spotify, itunes) ma che offre anche alcuni contenuti completamente open senza necessità di registrarsi. La mia sui repositories era ovviamente una battuta, ma in ogni caso è quanto accade in maniera analoga nei repositories delle pubblicazioni, nell'account degli autori in cui mediamente c'è materiale open access, ad accesso chiuso, con embargo, a seconda delle policies degli editori. Come accade per le policies delle etichette discografiche e dei distributori.
"i Radiohead _non_ decidono come viene distribuita la propria musica perché hanno ceduto *tutti* i diritti di sfruttamento delle loro opere, punto."
Un po' come avviene nell'editoria e per le pubblicazioni in cui gli autori non decidono come viene distribuita la loro musica. Ciononostante si cerca di portare nei repositories o nei propri siti personali quanto più materiale possibile in accesso aperto o ibrido, come hanno fatto i Radiohead.
da quello che so, invece, sia Spotify che iTunes distribuiscono musica solo con DRM: è davvero "Open Access"? non so se la musica acquistata dal loro canale ufficiale abbia i DRM oppure no, ma anche in questo caso dubito si possa parlare di "Open Access"
No, ovviamente no, la parte con accesso a pagamento non è OA come molte pubblicazioni che non sono accessibili in OA ma solo a fronte del pagamento di quote (altissime) di sottoscrizione delle licenze d'uso da parte degli atenei o di altre istituzioni.
non vedo come questo articolo aggiunga cose nuove rispetto a quello segnalato all'inizio del thread: mia svista?
Era solo per contestualizzare la loro scelta di creare una "public library".
quindi se la musica dei Radiohead deve essere "Open Access" oppure no lo decide l'industria discografica, non i Radiohead :-O
Già, proprio come l'industria editoriale decide il modo in cui devono essere accessibili le pubblicazioni, se OA oppure no :)
capisco il suo nervosismo, però lui dovrebbe anche capire i contratti che firma :-O
a volte non è così facile... Nemmeno io conosco tutti i dettagli della lunga vicenda Radiohead vs. industria discografica ma agli inizi una band ha bisogno di pubblicare dischi e di farsi conoscere e magari non può permettersi di contrattare condizioni particolarmente favorevoli, proprio come i giovani ricercatori che cedono tutti i diritti pur di pubblicare articoli e libri (publish or perish). E dopo, pur se si capiscono bene i contratti, a volte la soluzione alternativa non è così facile da percorrere e magari non tutti hanno voglia di percorrerla, per pigrizia o per scarsa conoscenza delle possibilità alternative o per esigenze di carriera o per varie altre ragioni. Per continuare il parallelo, però, non è che se un autore è costretto a firmare contratti che lo privano dei diritti con un grosso editore commerciale (senza fare nomi :) ), per esempio perché deve ottenere alti indicatori bibliometrici ai fini della carriera, non possa poi protestare e agire per cercare di cambiare il sistema :)
temo proprio che davvero il concetto "public library" abbia assunto tutti i connotati di buzzword, quando connesso al digitale
Se si riferisce a questo caso Radiohead, posso essere d'accordo, se si riferisce in generale alla connessione tra public library e digitale, da bibliotecaria devo dissentire, almeno in parte :) Un saluto cordiale e grazie per sue sollecitazioni Rossana Morriello