Forse, piu' che a trattare uomini come oggetti, l'errore e' pensarli come sommatoria molto semplificata di una serie di attivita'.
Ecco l'errore con la guida autonoma: pensare che un autista vada da A a B col suo camion, e quindi possa essere sostituito. Ma quell'autista fa molto di piu': si occupa della sicurezza delle merci, partecipa attivamente al controllo qualita' dei pezzi, disbriga
una serie di requisiti contabili/fiscali/normativi, e posso continuare a lungo con un elenco mirato sulla professione "autista". Lascio perdere che la persona non e' solo autista ma molto piu', ovviamente.
Quando pensiamo ad una professione come sommatoria di attivita' standardizzabili, apriamo la strada al secondo errore, quello di pensare in termini sostitutivi invece che complementari.
Saluti
Rob
Grazie a voi per tutte queste considerazioni.
Concordo con te, Giacomo.
Credo però che la riduzione degli uomini a cose sia un gesto politico, più che un errore teorico.
Fattualmente, è sempre possibile trattare gli uomini come se fossero cose. Ne sono la prova i campi di concentramento nazisti.
Non a caso, Simon Baron-Cohen (La scienza del male: l’empatia e le origini della crudeltà, Milano, Cortina, 2012, pp. 1-5)
collegava la sua volontà di capire, da scienziato,
«i fattori che inducono le persone a trattare gli altri come oggetti»
a un episodio biografico: il racconto di una reale trasformazione di persone in oggetti
(quando aveva sette anni, il padre gli disse che i nazisti avevano trasformato gli ebrei in saponette).
E non sono sicura che una lezione teorica sia sufficiente a dissuadere un nazista.
Quanto alle auto a guida autonoma, cercavo di mettere in discussione il minor numero possibile di concetti impegnativi, come la libertà,
considerato che, al momento, la tecnologia si ferma decisamente molto prima.
Intendevo perciò "senso comune" nel suo significato più ristretto, essendo fuori dalla portata delle macchine già quello, oggi.
Tra l'altro, per restare di nuovo a Kant, solo gli esseri umani sono in grado di agire non solo secondo leggi,
ma altresì secondo la rappresentazione di leggi, da rispettare o violare.
Concordo anche sull'insensatezza dell'etica dell'IA, ma ritengo,
come ho provato ad argomentare nell'articolo che vi ho sottoposto, che la narrazione sull'etica dell'IA
assecondi sì alcune tendenze umane spontanee,
ma sia deliberatamente costruita e diffusa per interesse.
Scusate, ho già scritto troppo e malamente. Spero che avremo modo di parlarne di persona.
Un saluto,
Daniela