Thomas Kuhn, nel suo libro "La struttura delle rivoluzioni scientifiche" (1962) sosteneva che il progresso scientifico non è un'evoluzione continua, ma piuttosto una "serie di pacifici interludi interrotti da violente rivoluzioni intellettuali". La rivoluzione industriale prima e quella informatica dopo lo sono state. In queste rivoluzioni una visione concettuale del mondo è stata sostituita da un'altra. Fino a che un paradigma funziona, non c'è motivo di cambiarlo. Quando però cambiano cose, scenari, persone, tecnologie, conoscenze e condizioni ambientali, restare legati ai vecchi paradigmi può essere dannoso, perfino distruttivo. La pandemia è uno di quegli eventi che ha la forza scatenante di avviare il cambiamento. Tuttavia, esistono diversi livelli di sensibilità ai segnali di cambiamento: alcuni colgono subito i primi segnali deboli, tutti gli altri invece reagiscono solo quando i segnali sono diventati fortissimi, addirittura catastrofici. Le persone più sensibili non vengono capite e apprezzate, perché la loro voce è troppo debole di fronte all'ottuso brusio delle maggioranze, alla silenziosa pervicacia dei privilegi cristallizzati, al "tutto tornerà come prima". Mi appello alle persone sensibili di questa lista, che so che ci sono, pur in modalità "lurker". Fate sentire la vostra voce, anche con brevi commenti una-tantum. Antonio