Però Beppe, come vedi anche dal titolo di questo thread, la tecnologia gronda di filosofia (il realismo, in questo caso), soprattutto quando fa irruzione in problemi ‘hard’ come quelli del significato o della coscienza (due temi, tra l’altro, connessi in modo
interessante). Non credo che, quando si arriva al nocciolo di certe questioni aperte, si possa dire “di questo si occupino i filosofi” (sottotesto: inutilmente), perché di fatto in questa apertura ‘intersezionale' ci troviamo tutti a vivere e operare.
La vicenda di questo appello mostra bene la questione. I proponenti sottoscrivono una posizione filosofica, quella del realismo aristotelico (la realtà è la stessa per tutti e alle parole non resta che nominare le cose) mentre chi vi si oppone, consapevolmente
o meno, apre all’idea che il linguaggio sia (anche? solo?) imitazione e ripetizione (una linea che da Hume porta a Deleuze, dove troviamo a modo suo anche Wittgenstein).
Anche gli informatici, a mio avviso, dovrebbero avere un atteggiamento filosofico, cioè problematico, che accetta di sostare nella domanda piuttosto che limitarsi a rispondere. Gli sviluppi recenti dell'AI dicono sicuramente qualcosa sul problema del significato
(cioè: come fa la parola a uscire nel mondo?), deponendo, almeno in una certa lettura, a favore di quello che è stato chiamato ’espressivismo’, però non giustificano l’idea che il problema del segno (aliquid stat pro aliquo) sia stato risolto per dissoluzione
(gli automi riescono a parlare senza segno, dunque il segno non esiste).
La critica realistica ai ‘pappagalli stocastici’ è filosoficamente ingenua e tecnicamente discutibile (almeno nella formulazione dell’appello) ma rivela che il problema del ‘fondamento’ esiste e non può essere ignorato. Il linguaggio è tante cose (qui
ancora torna alla mente Wittgenstein) e ci sono molti usi (uno per tutti: giuridico) in cui è necessario che il significato sia non solo spiegato
ex-post, ma garantito ex-ante. Si tratta di una questione che la performance neurale non tocca, perché riguarda il titolo del
significare, non il suo fatto.
Buona domenica,
Guido
Il giorno 9 mag 2026, alle ore 22:24, Giuseppe Attardi via nexa <nexa@server-nexa.polito.it> ha scritto:
Questo è un tema che lascerei ai filosofi. Come informatici abbiamo
cose più concrete a cui pensare.