On Wed, Feb 27, 2019 at 06:06:28PM +0100, Giacomo Tesio wrote:
La cosa che ho apprezzato di più, leggendo il testo, è il riconoscimento di TUTTO il codice sorgente quale patrimonio dell'umanità da tutelare, indipendentemente dalla licenza.
Yep, quella è effettivamente la nostra posizione su cosa "meriti" di essere archiviato, i.e., tutto ciò che è disponibile in formato sorgente ed è permesso perlomeno *leggere*, perché quella è la condizione necessaria e sufficiente per estrarre la conoscenza contenuta nel software. C'è poi un aspetto di lungo termine interessante dal punto di vista software libero. Personalmente, ovviamente, preferirei che tutto ciò che archiviamo fosse software libero. Ma anche se del codice sorgente che archiviamo è libero *oggi*, se prendiamo un orizzonte temporale sufficientemente lungo, *diventerà* libero ad un certo punto nel futuro, allo scadere dei termini del copyright. (OK, sto facendo qui l'ipotesi che ad un certo un punto la smetteremo di estendere la durata del copyright... :-))
21. Ensure necessary exceptions to copyright and limitations on intermediary liability related to software for archival, preservation, accessibility, education and research purposes;
E' una affermazione chiara, forte... e saggiamente cauta.
Personalmente non sono un copyright abolitionist: penso che ne serva un minimo, il tanto che basta per far funzionare il copyleft. Ma nel contesto della call il motivo della cautela è semplicemente il fatto che nel solco della missione dell'UNESCO c'è la preservazione di conoscenza, non necessariamente l'uso del copyleft per aumentare la diffusione del software libero. (Strategia che personalmente sottoscrivo, ma che sarebbe stata off-topic per la call.) A presto -- Stefano Zacchiroli . zack@upsilon.cc . upsilon.cc/zack . . o . . . o . o Computer Science Professor . CTO Software Heritage . . . . . o . . . o o Former Debian Project Leader & OSI Board Director . . . o o o . . . o . « the first rule of tautology club is the first rule of tautology club »