spero di non essere fuori tema e di non replicare e-mail eventualmente già postate, che però mi pare non ci siano state, in tema di innovazioni normative riguardanti la regolazione dei riders/gig workers/gig working, con la recente legge di conversione del 2 novembre 2019, n. 128,
qui una rapida presentazione dal sito della Camera e
qui il testo da Federalismi.it. Quindi un primo commento problematico in itinere (perché è del 30 ottobre) da
Il Sole 24 ore (anche riguardo alla questione del cottimo), su di una normativa che certo avrà i suoi tempi per entrare in vigore e però di fatto introduce degli elementi di garanzie e tutele che farebbero ben sperare nel senso di quello "statuto dei lavori" che un tempo chiamammo post-fordisti (penso anche agli scritti dei primi anni Novanta del compianto Massimo D'Antona) e che ora ora potremmo nominare come "statuto delle attività e dei lavori" al tempo dell'economia di piattaforma (digitale, logistica, comunicativa, etc.).
[Sperando di non eccedere in autoreferenzialità, mi permetto di segnalare un commento ai tentativi di innovazione normativa in tema e avviati nella precedente legislatura che provai a formulare qui sul
Menabò Etica Economia nel giugno 2016, tra - nuovo - lavoro autonomo/intermittente e lavori di piattaforma]
Insomma sembra tornare finalmente di attualità il crinale trasformazioni del lavoro e della produzione, necessario adeguamento di tutele e garanzie (e di nuovo Welfare) in senso più universalistico, innovazioni tecniche e normative ed eventuale neo-contrattazione collettiva. Potrebbe essere una sfida interessante e da seguire anche in questa sede.
Vi ringrazio e mi scuso qualora abbia abusato della nostra preziosa lista comune.