dilettanti di tutto il mondo unitevi!
buongiorno
scorrendo i recenti thread della ml mi è sovvenuto di Feyerabend,
intendo il filosofo della scienza. appena editata questa breve raccolta
di saggi
https://www.eleuthera.it/scheda_libro.php?idlib=603
non nascondo la mia ammirazione per Feyerabend. trovo magnifico il fatto
che... fa ridere, è molto divertente. una delle argomentazioni, da cui
l'oggetto della mail, riguarda la capacità della pratica dell'avvocatura
(quando esercitata nel senso anarco-dadaista propugnato da Feyerabend)
di smontare il "sapere degli esperti". Non solo il re è nudo, ma
l'esperto è nudo, come diceva un vecchio amico australiano; e chiunque
può vederlo.
personalmente avverso gli esperti: non le persone di grande esperienza
(ci sono ancora, ma non si presentano come esperti), ma le persone che
fanno calare dall'alto il loro (presunto) sapere, e che per rimanere
esperti devono essere riconosciuti dai loro pari, ovvero da un qualche
sistema dominante che anche grazie a loro si auto-legittima. E chi non
si conforma viene come minimo dileggiato (si può anche finire sul rogo,
o lapidati, perché no, è già successo e succede tuttora). Poi ci sono le
idiosincrasie comportamentali, certo: e non mi piacciono gli
atteggiamenti di chi viene a spiegarmi come funziona il mondo, per
quanta "ragione" possa avere.
le scienze, auspica Feyerabend, devono essere sottoposte al controllo
delle persone, del popolo, della democrazia. altrimenti sono come le
religioni. Ma così non è. Nemmeno per le tecnologie è così: vengono
spesso imposte, come ineluttabili e ovvie, tanto più quelle attuali che
non sono utensili ma trascinano con sé cambiamenti psico-sociali a
catena (solita argomentazione, diciamo simondoniana per far presto: non
sono utensili perché non si possono portare con sé: ogni paragone con il
sempiterno martello è fuori luogo: lo smartphone con annessa "IA"
richiede concatenazioni di macchine in rete per "funzionare").
Eppure persone abili nell'avvocatura possono smontare tutte le
argomentazioni degli esperti. Queste persone potrebbero insegnarci a
vedere le cose da altre prospettive, senza farsi portatrici degli
interessi del più forte.
Esempio a cui ricorro spesso: energia nucleare. Sì o no? O forse?
Vogliamo lasciare la questione in mano agli esperti di nucleare? O
peggio ai politici che si basano su tali esperti? Spero di no, ma
purtroppo così avviene.
Perché un fisico teorico dovrebbe avere un'opinione migliore della mia
su come gestire dei fondi per la ricerca accademica, se non per il
principio d'autorità in un settore esteso ad altri campi?
Oggi sulla fantomatica IA sta avvenendo lo stesso. Si ammantano di
spiegazioni "scientifiche" interessi altri, ricorrendo a tutto
l'armamentario tipico della tradizione magico-alchemica, es.
l'esperienza. Che F. ricorda è tipica della caccia alle streghe (si
dimostra che una strega confessa di essere strega in seguito a
specifiche torture. come volevasi dimostrare: è l'esperienza che lo
dice!). Nella comunicazione "scientifica" odierna è assai peggiorata in
senso autoritario: F. mette a confronto il Malleus maleficarum e una
lettera di famosi e certificati scienziati contro l'astrologia, e gli
scienziati ne escono molto male: protervi, ignoranti dell'argomento,
saccenti, prevenuti, forti con i deboli e deboli con i forti...
A chi tocca decidere come procedere con la ricerca spaziale?
antibiotici? biotecnologie? armi automatiche "chirurgiche"? sostanze per
"potenziare" gli umani, ormoni per trasformarli? ecc ecc ecc
disgraziatamente si moltiplicano i panel di esperti
Non sono gli esperti che mancano, tanto meno quelli prezzolati che
concorrono per nuove linee di finanziamento. sono i dilettanti, i buoni
dilettanti. Gli esempi di F. sono chiaramente Galileo e Copernico
(Contro il metodo), ma anche Einstein ecc.
La mia convinzione (indimostrabile) è che ogni persona può diventare un
buon dilettante di un argomento qualsiasi, non importa quanto complesso.
Se è volutamente complicato (il caso della "IA" è lampante), ci sono in
ballo altre questioni. E non ci vuole certo un titolo accademico, o
un'istruzione "superiore", bensì persone attorno accoglienti e disposte
a condividere ciò che sanno. Gli umani "primitivi" erano in grado di
sopravvivere in ambienti nei quali qualunque "moderno armato di
razionalità scientifica" soccomberebbe rapidamente; e di tramandare le
loro culture! Non mi pare che le nostre culture che si spacciano per
superiori ed evolute stiano messe così bene: l'infrastruttura di
Internet è ridicolmente fragile, il cemento armato dura pochissimo, e
tutto il resto va di conseguenza.
Non si tratta di semplificare i messaggi, ma di non perdersi nelle
dispute secondarie.
meno sicumera, più scetticismo; meno fede nella tecnoscienza, più
fiducia nelle capacità delle persone
più le persone intorno a noi saranno forti, capaci di non farsi
abbindolare, disposte a mettersi in gioco contro ogni supposta evidenza
scientifica tipo "le leggi del mercato" (scienza economica?), "il
diritto degli Stati" (scienza giuridica?), "la tecnologia migliore"
(mito del progresso che è regresso sociale), più avremo qualche
possibilità di limitare le catastrofi che ci attendono.
servono tutte le capacità, e mescolarle fra loro, con la letizia del
dilettantismo, senza rigidità identitaria. e che ciascuno smetta di fare
come se nessun altro fosse in grado di capire e agire in maniera informata.
buona giornata
k.
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