Discutendo di digitale (come di qualsiasi altra cosa) si riesce
a fare dei passi in avanti solo se tutti prendiamo atto dei
risultati
della ricerca, archiviando una volta per tutte le posizioni
precedenti
risultate errate.
Esempio: che esattamente 20 anni (era il 2001) Cass Sunstein
ipotizzasse un possibile rischio di polarizzazione per effetto della
diffusione dei social media ci poteva stare (anche se solo lui
poteva dedicare un intero libro ad una mera ipotesi...).
Oggi però la ricerca ha parlato: come riassume Bruno Saetta
qui sotto (tratto fa post pubblico su Facebook), infatti,
non c'è differenza significativa tra la "polarizzazione" online e
offline.
Anzi, semmai l'online è un po' meno polarizzante.
Quindi non sprechiamo più tempo a parlare dell'ipotesi-Sunstein,
che - fino ad eventuali nuovi risultati di altro segno - è
da considerarsi cassata.
juan carlos
P.S. Naturalmente se qualche lettore di questa lista ha evidenza
scientifica
di segno diverso la condivida, per favore, siamo qui per capire e
imparare!
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Perché su Internet si è meno esposti alla polarizzazione
Secondo molti commentatori internet sta spaccando il mondo,
inducendo una artificiale frammentazione e polarizzazione. Cass
Sustein sostenne che le persone tendono a restringere le loro
letture online alle sole che confermino i loro punti di vista
(politici), con ciò determinando appunto la loro polarizzazione.
Purtroppo i dati ricavate dalle ricerche online non confermano
questa teoria. Lo studio di Matthew Gentzkow e Jesse M. Shapiro
(Ideological Segregation Online and Offline, 2011
https://www.nber.org/papers/w15916) evidenzia come la segregazione
ideologica nel consumo delle notizie è assolutamente comparabile tra
l’online e l’offline, nonostante alcuni dicano il contrario. Gli
autori hanno raccolto dati sulla navigazione degli utenti e delle
loro ideologie, giungendo ad inaspettate conclusioni.
Supponendo che la perfetta segregazione, cioè liberali e
conservatori non si incontrano online (non leggono gli stessi siti o
giornali) sia pari a 0, e che la perfetta desegregazione sia pari a
50, il risultato è che online le possibilità che liberali e
conservatori si incontrino è pari al 45,2% (cioè molto più vicino
alla perfetta desegregazione). La cosa interessante è che tale
studio è stato fatto anche con realtà offline, ottenendo questi
risultati:
- ambiente di lavoro : 41,6%
- vicini: 40,3%
- membri della famiglia: 37%
- amici: 34,7%
In breve è più facile essere esposti ad punti di vista opposti ai
propri online che offline, da cui la conclusione che internet è
probabilmente il “luogo” dove si ha meno “segregazione”.
I motivi sono principalmente due: internet è sostanzialmente
dominato da pochi attori che veicolano le notizie, e quindi i siti
principali devono essere in grado di attirare la generalità delle
persone, con ciò limitando i punti di vista più estremi; inoltre
molte persone tendono a visitare siti con ideologie opposte al solo
fine di criticare e discutere quelle posizioni.
Lo studio utilizza dati non molto recenti, ma la situazione non
appare affatto modificata ad oggi. Uno studio di Eytan Bakshy,
Solomon Messing e Lada Adamic del 2015 (Exposure to ideologically
diverse news and opinion on Facebook
https://science.sciencemag.org/content/348/6239/1130.abstract)
evidenzia come la maggior parte delle informazioni viene da persone
su Facebook con opposti punti di vista. Questo perché in genere sui
social sono privilegiati le “connessioni sociali deboli”, cioè
persone che non inviteremmo a casa nostra ma con le quali
condividiamo pensieri e parole (e discussioni). Quindi se nella vita
reale abbiamo a noi vicini generalmente persone che condividono i
nostri punti di vista, evitando quelli che non li condividono, sui
social e in genere online la situazione è molto differente.
Tratto da: Everybody lies, what the internet can tell us about who
we really are, di Seth Stephens-Davidowitz
PS. Ne abbiamo parlato anche su Valigiablu:
https://www.valigiablu.it/polarizzazione-bolle-informazione-digitale/