Ciao Enrico, quello che riporti è effettivamente il passaggio più critico dell'articolo di Blengino On January 22, 2021 7:05:45 PM UTC, Enrico Nardelli <nardelli@mat.uniroma2.it> wrote:
« I social network sono e restano meri intermediari della parola e dei contenuti altrui, e nella fisiologica complessità della comunicazione globale (siamo tutti noi, Trump compreso, a riempire di schifezze il web, non dimentichiamocelo), sono solo loro che possono e debbono compiere scelte editoriali a difesa delle piattaforme che utilizziamo. Ma tali scelte non ne fanno degli editori: il campo di gioco, Internet, è inedito e diverso e richiede regole nuove e diverse. Smettiamola di applicare vecchie categorie concettuali: se ne facciano una ragione i media tradizionali. »
Concordo sull'esigenza di nuove categorie ed aspetto il prossimo pezzo per comprendere cosa esattamente abbia in mente Carlo. Ma vedo anche un enorme rischio in questo discorso, anzi direi quasi una certezza: qualsiasi legislazione che affronti un vuoto di potere tende a cristallizzare i rapporti di potere esistenti. Se fosse poi prodotta da legislatori in crisi (di credibilità, di fiducia, di leadership..) nonché francamente incompetenti e supportati da lobbisti più o meno credibili (per guidare un cieco può bastare anche solo un orbo), una regolamentazione della circolazione delle idee potrebbe essere estremamente pericolosa. Tuttavia SE letto nel contesto dell'intero articolo, quel passaggio genera... suspence :-) Giacomo