Ciao Giacomo,
ovvio che districare online e offline è da tempo impossibile.
La mia domanda quindi ha senso se intesa in senso
DIAcronico.
Prima della diffusione dell'online, c'erano "bolle" e "filtri"
nella vita delle persone? I giornali che leggevano, le radio
che ascoltavano, i canali tv che guardavano, le associazioni
e i circoli che frequentavano, le amicizie, ecc. costituivano
l'equivalente di "bolle"?
Certamente.
Allora la domanda di ricerca diventa: con la progressiva diffusione
dell'online soprattutto in questi ultimi 25 anni che cosa succede
alle "bolle" in cui vivono le persone?
Ciao,
juan carlos
On 16/03/21 22:53, Giacomo Tesio wrote:
> Ciao Juan Carlos,
>
> On March 16, 2021 5:46:45 PM UTC, "J.C. DE MARTIN" wrote:
>> ma il punto decisivo (almemo per me) è se le dinamiche online sono sostanzialmente
>> diverse da quelle offline
> Quando ha senso distinguere fra online e offline in una società cibernetica?
>
>
> Certamente ha senso su scala individuale, per distinguere i fatti che percepiamo con i
> nostri sensi (cui possiamo attribuire un valore di verità, quanto meno nei limiti della
> consapevolezza che abbiamo rispetto alla nostra personale capacità di interpretarli)
> dai dati che riceviamo attraverso vari canali e di cui possiamo solo stimare la coerenza
> ma NON la veridicità.
>
> Ma anche se è vero che online cerchiamo (tipicamente) solo una specifica categoria di
> dati, i contenuti, espressioni consapevoli che possono essere scientemente false (ancor
> prima di poter essere fraintese), è altresì vero che i dati ci arrivano anche offline
> attraverso moltissimi canali.
>
> Ciò che NON possiamo trovare online sono i nostri sensi a fornirci fatti, ovvero percezioni
> soggettive che siamo costretti ad accettare ed integrare nella nostra mente.
> (Pena la psicosi, attraverso una costruzione delirante)
>
>
> Ma su scala collettiva?
>
> Su scala collettiva ha senso distinguere online e offline?
> È anche solo possibile?
>
> Le reti sono strumenti di comunicazione e la comunicazione presuppone una comunità.
>
> Immaginarci come individui solitari online è ridicolo ancor prima di considerare tutti
> coloro che ci osservano "nell'ombra": nel momento stesso in cui contattiamo un
> server (o un peer) entriamo volenti o nolenti in una relazione sociale con altri.
>
> Relazione che produce un'elaborazione culturale che attraverso di noi si diffonde anche offline ed ha effetti sociali e collettivi anche verso persone che non si connettono.
>
> L'elaborazione collettiva della cultura di una comunità è separabile in online-offline
> laddove anche un solo membro è connesso alla rete?
>
> Se la risposta è no, il confronto fra "polarizzazione" offline e online deve includere l'analisi di comunità interamente e continuativamente offline, ma sufficientemente eterogenee da evidenziare polarizzazioni su temi comparabili.
>
> Altrimenti è ovvio che le differenze saranno minime.
>
>
>> i filtri, le bolle, ecc. sono infatti sempre esistite.
> Vero.
>
> Ed è una fortuna: senza differenze non ci potrebbe essere dialettica, senza antitesi
> non possono nascere nuove sintesi e progresso sociale e culturale.
>
> Ma attenzione che le loro relazioni ed evoluzioni non sono mai state
> sotto il controllo di canali in grado di influenzarne automaticamente le interazioni, coordinandole.
>
>
> Nel marketing, si chiama segmentazione del mercato.
>
> Ma con l'AdTech si è passati ad una scala diversa nell'individuazione di segmenti
> comportamentali omogenei e nello sfruttamento delle loro reazioni a determinati stimoli.
>
> L'altro giorno leggevo da qualche parte che Google propone di sostituire i cookie con cohort mediamente grandi 1000 utenti.
>
> Questo significa che già oggi dispone di milioni di profili cognitivo-comportamentali diversi.
>
>
>
> Parlare di "polarizzazione" non è solo riduttivo, ma fuorviante: non si tratta di un
> fenomeno "naturale", ma di uno degli effetti di un processo di segmentazione perseguito consapevolmente.
>
> Segmentazione che non è costante nel tempo, ma fluida, variabile nel
> tempo e nello spazio (seppur probabilmente soggetta ad una certa inerzia).
>
> Dati ed analisi dei sistemi cibernetici (raccolti/effettuate dall'esterno) prima di Cambridge Analytica non sono comparabili con quelle successivi.
> Basarsi su quei dati per trarre conclusioni definitive sarebbe oltremodo ingenuo.
>
>
>
> Il punto decisivo (almeno per me) è se, quanto e come le dinamiche online siano
> manipolabili da chi controlla i canali utilizzati dai membri di comunità più o meno vaste ed interrelate.
>
> E questo perché so che la distinzione online / offline, è irrilevante a livello sociale.
> E politico.
>
> Essere in grado di orientare, anche lievemente la dialettica online su scala
> globale, significa disporre di un potere immenso, non bilanciato ed invisibile: una
> leadership senza leader visibili e senza responsabilità.
>
>
> Giacomo
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