Il Sab 13 Ott 2018 08:21 Vincenzo Mario Bruno Giorgino <vincenzo.giorgino@unito.it> ha scritto:
un sistema serio di trusted timestamping aggiungendo senza spiegazioni "Non la blockchain".
Ciao Vincenzo, l'assenza di spiegazioni sulla blockchain era dovuta alla necessità di contenere un intervento già molto lungo. Ti allego di seguito il contenuto di una mail che ho scritto a giugno per Daniele Bettini e che tratta il tema da un punto di vista più vasto. Nel caso specifico del trusted timestamping la blockchain non può funzionare per le stesse ragioni di consistenza ivi descritte. A tali ragioni si aggiunge il fatto che a fronte di un accentramento del mining, o a fronte di barriere all'ingresso che permettano di conoscere l'insieme dei minatori in anticipo e fermare il sistema in caso di partizioni, tutto si riduce ad un enorme spreco di energia: se possiamo determinare a priori chi garantisce la consistenza, allora ci stiamo fidando di lui e a questo punto possiamo progettare molti sistemi più efficienti per offrire lo stesso servizio. Di seguito la mail che scrissi a Daniele
il mio parere sulla blockchain e sulle cryptocurrency nate dal successo di Bitcoin è principalmente tecnico.
Nel 2002 è stato dimostrata la congettura di Brewer (https://it.wikipedia.org/wiki/Teorema_CAP): è matematicamente impossibile avere un sistema distribuito in cui le informazioni disponibili a tutti i nodi siano conteporaneamente disponibili e coerenti. Ovvero, è stato matematicamente dimostrato che, o si ferma la computazione complessiva nel momento in cui anche un solo nodo viene disconnesso dalla rete (rinunciando alla disponibilità della computazione su scala globale), o si rinuncia alla coerenza delle informazioni. Quindi, il mining (che è una computazione distribuita) semplicemente non funziona per garantire un consenso (che implica coerenza) perché quando togliamo un nodo, non fermiamo tutto. Usarlo come moneta è dunque impossibile, perché intrinsecamente ed inevitabilmente il sistema apre a truffe (che in effetti avvengono periodicamente).
Questo dal punto di vista matematico (ma nota, io sono un programmatore, non un matematico... :-D).
Dal punto di vista ingegneristico invece, il sistema non può funzionare nel lungo periodo a causa del consumo energetico delle PoW. E no, nessuna delle alternative alla PoW di cui si fantastica fin ora sono credibili.
Dal punto di vista economico si pone poi il problema se sia fuffa o una truffa. Definire le cryptomonete schemi ponzi distribuiti non è sbagliato. In sostanza chi compra token immette denaro sistema e riceve...promesse. Chi vende token prende denaro e offre una promessa. Fin tanto che le persone CREDONO in queste promesse e continuano ad acquistarle, chi le vende può sottrarre loro denaro. Quando queste persone smettono di credere a tali promesse, devono venderle in cambio di denaro e sono di fatto costrette a convincere altre persone ad acquistarle. Uno schema Ponzi distribuito appunto.
Dal punto di vista legale, il parziale anonimato inoltre, unito alla liquidità del sistema, permette trasferimenti a basso rischio fra organizzazioni criminali con perdite minime.
Se tutto questo non ti sembrasse convincente, considera questo: perché Google, Amazon e Microsoft continuano a sbattersi su problemi complessi come la AI se potesser utilizzare la propria potenza di calcolo per minare cryptovalute? La risposta è semplicissima: dispongono di ingegneri competenti.
Una nota etica però: di tutte le cryptovalute, Bitcoin è l'unica che avesse in origine un vero intento etico: era un esperimento o più propriamente un hack, un atto creativo di curiosità. Un hack di successo direi: permette di identificare chiaramente ingegneri incompetenti e/o disonesti.
Tutte le altre cryptovalute non sono espressioni della curiosità di un hacker, solo tentativi più o meno maldestri di trasformare capitali altrui in calore.
A presto! Giacomo