L'intelligibilità del mondo è stato etichettato irragionevole (inaspettato) da molti, a partire da Eugene Wigner in un suo articolo del 1960
Viviamo in quegli interstizi della realtà che, in maniera tautologica, siamo non solo in grado di comprendere, ma a cui ci siamo adattati, dal punto di vista biologico senz'altro, ma forse anche dal punto di vista della fisica fondamentale e delle leggi della natura.
La nostra capacità di percepire la realtà e di interpretarla, in senso platonico, non è fissa, ma dipende dagli strumenti tecnologici che abbiamo a disposizione e dall'abilità e desiderio che abbiamo di impiegarli. In questo senso, il rifiuto dei risultati della scienza è un rifiuto dello sforzo che è necessario per la padronanza degli strumenti dialettici, epistemologici e concretamente di laboratorio o informatici.
L'intelligenza artificiale è una componente della realtà: il nostro compito è di plasmarla affinché possa essere impiegata in modo da risultare utile. L'Unione Europea ha stanziato fondi importanti per le iniziative di Explainable AI. (Esempio italiano:
https://xai-project.eu/) L'ipotesi della singolarità tecnologica si fonda sull'assunto che ci siano limiti fondamentali alla nostra capacità di spiegare l'AGI (intelligenza artificiale generale) e quindi ultimamente la realtà.
Un trattamento narrativo bellissimo di queste dinamiche si trova in
David Orban
"What is the question that I should be asking?"