Grazie molte, Giampaolo, per le tue riflessioni.

A parte alcuni commenti specifici minori (vedi sotto 1 e 2), tu in sostanza
sostieni, sulla base della tua esperienza, una tesi potenzialmente
molto importante, ovvero che il vero problema e' una sorta di "divide culturale"
dei gestori dei locali e, immagino, di molti dei loro clienti.

Da cio' deduci che il decreto Pisanu in realta' non ha alcun impatto (o quasi)
sulla situazione wi-fi in Italia.

Trovo la prima parte della tua tesi convincente. Perche' mai infatti
lo stesso paese che ha un digital divide culturale tra i piu' pronunciati d'Europa
dovrebbe invece essere miracolosamente sensibile all'accesso
a Internet nei locali pubblici?

Quindi, a mio avviso, e' vero che se la Pisanu venisse abrogata domani
lo scenario wi-fi italiano non migliorerebbe drasticamente nello
spazio di un mattino.

Ma da qui a dire che allora Pisanu non conta, ce ne passa.
Su piu' livelli.

A livello politico e dei diritti civili la discussione su chi, come e quando identificare
le persone e' rilevante, eccome. Per la Pisanu si e' fatto una scelta, unica nei paesi
dell'Unione Europea (come ha quasi finito di documentare la nostra Silvia Bisi),
senza discussione dei pro e dei contro politici e civili, prima ancora di quelli
di altro tipo.

A livello pratico, ti concentri sui locali pubblici e ti dimentichi che esiste anche altro.
Per esempio, le universita'. Le biblioteche pubbliche. Gli enti pubblici in genere.
In questo ambito ogni adempimento burocratico puo' fare la differenza
tra fare e non fare. Come abbiamo sperimentato sulla nostra pelle ogni
volta che abbiamo organizzato una conferenza al Politecnico.

Sempre a livello pratico, mi ricordo di quanto tu, in una tua attivita' precedente,
mi spiegavi quanto la Pisanu ostacolasse l'emergere di tecnologie innovative
come le reti wirelles mesh.

Sempre a livello pratico, anche nella migliori delle ipotesi prevedi un
passo in piu', un costo in piu', un fornitore in piu' (Trampoline o similia),
laddove basterebbe una connessione ADSL e un access point Wi-Fi,
come facciamo in molti a casa nostra.

A livello di relazioni internazionali, invece, fa differenza, eccome, avere una regola
senza paralleli se non in paesi repressivi. Significa, come ha detto Bruce Sterling,
fare una straordinaria opera di propaganda negativa per l'Italia con le persone in genere
colte e benestanti che vengono alle nostre conferenze e con tutti i turisti che
affollano l'Italia. Scommetto che qualcuno potrebbe anche provare a quantificare
il danno d'immagine cumulato in questi cinque anni. E non mi venite a dire
che "presto anche tutto il resto del mondo adottera' versioni della Pisanu".
Puo' anche essere, ma fatto sta che sono cinque anni che lo sento dire e nessun
segno concreto che stia capitando davvero, anzi.

In conclusione: concordo con te che la Pisanu non e' l'unico problema.
Assolutamente vero, grazie molte per averci aiutato a metterlo a fuoco,
E', quindi, utile e importante pensare fin d'ora a come ridurre il digital divide,
in previsione di una auspicabile abolizione della Pisanu.

Ma non ti seguo invece quando concludi, tralasciando aspetti secondo me
molto importanti, che allora la Pisanu e' semplicemente irrelevante.

Grazie ancora per le tue riflessioni: la tua esperienza sul campo e' molto
preziosa, per cui spero che la conversazioni continui.


juan carlos

1. vada per il bar, ma voi coprite con 1 euro al giorno un intero hotel? un'intera spiaggia?
2. che cosa implichi col fatto che a Grenoble o a Londra le reti sono protette o col captive
portal? Che importanza ha ai fini della nostra discussione?

 

 
Giampaolo Mancini wrote (on 05/10/10 12:45):
Eccoci.

Quindi il decreto Pisanu è del tutto funzionale a questa strategia: "La legge attuale aumenta le difficoltà e i costi di installazione del Wi-Fi, quindi scoraggia molto coloro che non hanno alle spalle una grossa azienda o un'istituzione", spiega Francesco Loriga,

E siamo d'accordo.
 
responsabile progetto Provincia Wi-Fi della Provincia di Roma. "Il bar, l'hotel, il concessionario di una spiaggia attrezzata dovrebbe spendere circa 4 mila euro tra hardware e software per soddisfare i requisiti della legge attuale.

Buh. Noi (Trampoline), sempre €1 euro al giorno + €50 di hardware una tantum. E, come dicevo, noi siamo i soli.
 
In più dovrebbe occuparsi della gestione tecnica del tutto, fotocopiare documenti, tenerli in archivio e così via. Chi glielo fa fare?".

In giro è *pieno* di sistemi a "zero manutenzione"...

As usual, il solito articolo male informato...

Io rimango convinto che il Decreto Pisanu con il problema del Wi-Fi in Italia ci entri veramente ben poco. Quando più di un giovane barista risponde: "In questo posto la gente deve mangiare in un quarto d'ora. Se rimangono seduti al tavolo a cazzaggiare su Feisbucc io perdo un cliente. Il Wi-Fi non mi interessa." secondo voi c'è qualche legge che può o non può fare qualche cosa per migliorare la situazione? (Senza contare quelli che quando dici "Wi-Fi" non ti fanno neanche iniziare a parlare).

Vogliamo fare qualche cosa di concreto per il Wi-Fi in Italia? Io ho una proposta.

Facciamo un survey "social": lo chiamiamo "Adotta il tuo barista".

Domani mattina al caffè, chiediamo al barista se ha il Wi-Fi e, in caso di risposta negativa, perché non ce l'ha. Ci state?

A presto,
Giampaolo (da Grenoble, dove il 100% delle tante reti Wi-Fi in giro sono o protette o hanno il captive portal. Come a Londra).



2010/10/5 J.C. DE MARTIN <demartin@polito.it>
 Segnalo che sul numero dell'Espresso in edicola
c'e' un articlo di Alessandro Gilioli dedicato
al Wi-Fi in Italia (e alla Pisanu), pp. 44-47,
con anche una breve intervista all'AD di Telecom Italia.

juan carlos



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