Eccoci.
Quindi il decreto Pisanu è del tutto funzionale a questa
strategia: "La legge attuale aumenta le difficoltà e i costi di
installazione del Wi-Fi, quindi scoraggia molto coloro che non
hanno alle spalle una grossa azienda o un'istituzione", spiega
Francesco Loriga,
E siamo d'accordo.
responsabile progetto Provincia Wi-Fi della Provincia di Roma.
"Il bar, l'hotel, il concessionario di una spiaggia attrezzata
dovrebbe spendere circa 4 mila euro tra hardware e software per
soddisfare i requisiti della legge attuale.
Buh. Noi (Trampoline), sempre €1 euro al giorno + €50 di
hardware una tantum. E, come dicevo, noi siamo i soli.
In più dovrebbe occuparsi della gestione tecnica del tutto,
fotocopiare documenti, tenerli in archivio e così via. Chi
glielo fa fare?".
In giro è *pieno* di sistemi a "zero manutenzione"...
As usual, il solito articolo male informato...
Io rimango convinto che il Decreto Pisanu con il problema del
Wi-Fi in Italia ci entri veramente ben poco. Quando più di un
giovane barista risponde: "In questo posto la gente deve
mangiare in un quarto d'ora. Se rimangono seduti al tavolo a
cazzaggiare su Feisbucc io perdo un cliente. Il Wi-Fi non mi
interessa." secondo voi c'è qualche legge che può o non può fare
qualche cosa per migliorare la situazione? (Senza contare quelli
che quando dici "Wi-Fi" non ti fanno neanche iniziare a
parlare).
Vogliamo fare qualche cosa di concreto per il Wi-Fi in
Italia? Io ho una proposta.
Facciamo un survey "social": lo chiamiamo "Adotta il tuo
barista".
Domani mattina al caffè, chiediamo al barista se ha il Wi-Fi
e, in caso di risposta negativa, perché non ce l'ha. Ci state?
A presto,
Giampaolo (da Grenoble, dove il 100% delle tante reti Wi-Fi
in giro sono o protette o hanno il captive portal. Come a
Londra).
--
Giampaolo Mancini
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