Proviamo ad immaginare come l'informatica potrà servire i nostri figli?
Mi aggancio a questa tua ultima frase per rafforzarla e a questa vorrei aggiungere alcune riflessioni personali sul software libero. Intanto premetto di aver letto con attenzione i vostri interventi e li condivido in pieno. Ho apprezzato, tra l'altro, le tue parole sulle reti, da ex sistemista non declarerò mai abbastanza l'importanza della loro conoscenza. Purtroppo, "annebbiati" dalla Nuvola, se ne parla sempre meno, Mi è piaciuto l'intervento di Davide su Open Stack, e poi quelli di Giovanni e di tutti gli altri. Sono assolutamente in linea con il mio pensiero. A distanza di oltre ventanni dalle mie prime righe di codice rilasciate con licenza libera, c'è qualcosa che non mi torna. Prendiamo il caso del progetto di software libero che conosco meglio, OpenSSL (altri scritti su OpenSSL li trovate qui blia.it/blog). Con l'uso massiccio della crittografia (il più classico, l'https), una libreria SSL deve necessariamente essere presente in ogni dispositivo che si connetta in rete. Non solo pc e server ovviamente, ma smartphone, tablet, router casalinghi e qualsiasi altro "oggetto" della IoT. Parliamo di miliardi di dispositivi e, considerato che OpenSSL, è la libreria più diffusa si fa presto ad immaginarne la pervasività. Bene, immaginiamoci per un istante che il software libero non esista. Il costruttore del routerino X dovrebbe scriversi il codice SSL da solo o comprarne la licenza, il costo sarebbe ovviamente più alto. Se Tommaso Campanella tornasse in vita, nella sua "Città del Sole" aggiornata al 2020, lui che disprezzava il commercio e la proprietà privata, avrebbe scritto che nella sua città ideale tutto il software doveva necessariamente essere libero. Nella realtà, l'economia del dono (ottimamente descritta nel libro "Informatica solidale" del "nostro" Raffaele e di Mariella Berra) non ha mai funzionato se non tra le menti socialmente più portate all'altruismo. Nella mia lunghissima esperienza, raramente mi è capitato di discutere con gente che si sia mai posto il problema di chi finanzia il software libero, di chi, ad esempio paga gli sviluppatori di OpenSSL. Perchè non vogliono sentirsi in colpa, non vogliono sentirsi dire che tu stai rubando loro tempo e denaro, perchè stai appofittando del loro impegno, dello studio, dell'abnegazione, perchè hai fatto man bassa di software (per te solamente gratuito) senza minimamente contribuire in alcun modo e senza esserti nemmeno posto il dubbio di chi ricompensa quelle persone. Magari sei convinto che queste persone siano ottimamente stipendiate da qualche fondazione, o che siano dei nobili, come Don Fabrizio del Gattopardo che si dedicava all'astronomia, qui invece si dedicano al software. Qualche tempo fa, ad un giovane sviluppatore che voleva "convincermi" a tutti i costi che il futuro fosse Javascript dicendomi che in Rete si trova una innumerevole quantità di software gratutito per realizzare in pochissimo tempo qualsiasi cosa, lato client e lato server, ho risposto, ma tu hai mai pubblicato niente su Github o piattaforme simili? E' rimasto senza parole. Io non ho proposte, non so il modo di ricompensare chi scrive software libero. So solo che c'è un'enorme ingiustizia in atto. Da un lato milioni di individui che per vari motivi realizza qualcosa senza chiederne, materialmente, nulla in cambio, dall'altro altrettante entità, siano essi Big Tech o piccole software house, aziende statali o liberi professionisti che prendono "voracemente" e non restituiscono nulla se non, per lavarsi la coscienza, qualche contributo sporadico. Antonio