Caro Alfredo
ritengo che si tratti di aspetti complementari, che sono entrambi
necessari.
La comunicazione è una componente fondamentale della società, ma
per comunicare bene serve sapere bene la lingua italiana, la cui
padronanza non fa però, di per se stessa, un bravo comunicatore.
L'informatica, come disciplina scientifica, serve per capire il
mondo digitale intorno a noi, così come la matematica e le altre
scienze servono per capire la società industriale in cui siamo
immersi da circa 3 secoli. Se - con un ardito esperimento mentale
- si togliesse dalla scuola tutta la formazione
matematico-scientifica, si otterrebbero solo dei cittadini
incapaci di agire efficacemente nella società contemporanea.
Ma neanche le discipline matematico-scientifiche, singolarmente o
tutte insieme, bastano. Servono anche l'italiano e la letteratura
e la storia e la filosofia, e - aggiungo - anche l'economia, senza
la quale la storia è solo un bel racconto.
L'idea che una sola delle "due culture" umanistica o scientifica
(per usare l'espressione di Charles Snow che ricordavo nella mia
prima mail) sia o debba essere predominante sull'altra ci
impedisce di avere quel progresso che è alla nostra portata.
Io sto perseguendo il tema dell'informatica perché è quella che in
questo momento manca nelle nostre scuole, mentre sia negli USA sia
a Oriente si è capito che si tratta di una competenza fondamentale
da un punto di vista strategico.
Però sono necessarie tutte le discipline sopra elencate, sia
umanistiche che scientifiche, nella preparazione scolastica, e la
mancanza di una sola di esse genera incompetenza che rischia di
essere pericolosa, vedi ad esempio cosa ha creato in Europa negli
ultimi 40 anni l'incapacità di comprendere il ruolo
dell'informatica e delle tecnologie digitali: usiamo in
larghissima parte chip, infrastrutture, dispositivi e applicazioni
fatti o al di là dell'Atlantico o nel lontano Oriente. Non
avendoli governati, siamo a ricasco di chi li controlla. Le
conseguenze le stiamo subendo.
Adesso che l'ha detto anche Draghi forse qualcuno si sveglierà. Ma
molti dei miei colleghi l'avevano predicato ben prima di lui. Nel
mio piccolo, ne avevo scritto anche io, a marzo del 2021, qua
https://www.key4biz.it/litalia-e-quella-insostenibile-ricerca-delleccellenza/348893/
Ciao, Enrico
Salve.Ho passato cinque anni della mia vita (2008-13) cercando di diffondere -- ben bloccato da un bel muro di gomma... -- l'idea di un americano di anni prima (1996), ovvero quello della "Customer Ownership of the Local Loop", il tutto dedicato a:- In parte, rendere "diffuso" lo storico monopolio naturale dell'ultimo miglio;- In parte, vedere se i cittadini fossero in grado di mettersi a realizzare un progetto comune partendo dal basso (nonostante l'età, ero ingenuo);- In parte, lanciare un processo realmente democratico (e rivoluzionario), di cittadini che offrono servizi ai cittadini...Trovate materiale qui:Il punto è che NON ritengo affatto che serva tanto conoscere "l'informatica" da parte dei cittadini, per difendersi dai poteri forti / monopoli (la predazione / sfruttamento / manipolazione è la costante universale della storia, della quale la guerra è solo un esempio), quanto piuttosto "riappropriarsi del potere di comunicare", sul quale ricostruire una vera democrazia tramite un'economia di servizio reciproco.Un link a latere, più vecchio, più diagnostico e meno visionario, soprattutto molto meno concreto, è questo:L'informatica è qualcosa di tecnico, che può servire per mille scopi (con un coltello ci tagli la carne, o sbudelli qualcuno; con l'informatica fai tanti bei discorsi su Internet / web, e poi finisci con il costruire fake news, e persino AI-based fake porn).La comunicazione è qualcosa di sociale, ed è la prima cosa da disintermediare dal potere dei media (e relativi collegamenti con il potere).Ovviamente, la mia iniziativa è finita nel nulla...Però non possiamo continuare a discutere di "insegnare l'informatica" (...anche per evitare di far la figura del martello che vede tutti i problemi come dei chiodi).----- Original Message -----From: Giacomo TesioSent: Monday, November 25, 2024 1:39 PMSubject: Re: [nexa] "Tecnologia, Democrazia e controllo sociale: da Rodotà all'era dellAI"Ciao Enrico e Nexa,
Il 24 Novembre 2024 19:57:04 UTC, Enrico Nardelli <nardelli@mat.uniroma2.it> ha scritto:
> L'intervento di Charles Snow (autore del famoso libro "Le due culture") predisse
> un mondo in cui il software avrebbe regolato le nostre vite, ma mise
> in luce il rischio che chi avrebbe deciso cosa scrivere sarebbe stato al di
> fuori del processo democratico.
> Per questo, riteneva necessario che ognuno avrebbe dovuto imparare
> l'informatica, affinché si riuscisse ad avere un controllo dei cittadini su
> questo processo che altrimenti rischiava di compromettere la democrazia.
> Una visione ancora attualissima, ma ancora non realizzata fino al
> momento in cui non insegneremo l’informatica nella scuola a tutti gli studenti.
Più precisamente, fino al momento in cui ogni cittadino sarà in condizione
di leggere e scrivere il software con cui interagisce.
In una società cibernetica in cui il numero degli agenti automatici (software)
è soverchiante rispetto al numero degli agenti autonomi (esseri umani)
non ci può essere democrazia se pochi eletti controllano gli automatismi che ne
determinano l'evoluzione nel tempo.
Giacomo
-- EN
https://www.hoepli.it/libro/la-rivoluzione-informatica/9788896069516.html|
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Prof. Enrico Nardelli Past President di "Informatics Europe" Direttore del Laboratorio Nazionale "Informatica e Scuola" del CINI Dipartimento di Matematica - Università di Roma "Tor Vergata" Via della Ricerca Scientifica snc - 00133 Roma home page: https://www.mat.uniroma2.it/~nardelli blog: https://link-and-think.blogspot.it/ tel: +39 06 7259.4204 fax: +39 06 7259.4699 mobile: +39 335 590.2331 e-mail: nardelli@mat.uniroma2.it online meeting: https://blue.meet.garr.it/b/enr-y7f-t0q-ont ====================================================== |