Una manciata di editori si spartisce il mercato delle
pubblicazioni scientifiche. Un giro d’affari enorme, basato
sullo sfruttamento di risorse pubbliche, denuncia George Monbiot.
L’associazione degli scrittori statunitensi ha annunciato
che denuncerà l’università del Michigan per impedire che siano digitalizzati e
resi disponibili gratuitamente i vecchi libri di autori non più rintracciabili.
Solo nella biblioteca dell’università del Michigan sono cinque milioni i volumi
“orfani”. L’associazione degli scrittori sostiene che, se andasse avanti, il
progetto porterebbe a una “larghissima diffusione di questi libri, con effetti
potenzialmente catastrofici”. Seth Godin, esperto di internet e di marketing, si
chiede giustamente cosa possa esserci di così catastrofico nel prendere un libro
impolverato e dimenticato e farlo tornare a vivere su internet, soprattutto se
l’autore è morto da così tanto tempo che perfino gli eredi sono
irrintracciabili. Per capire quanto stia cambiando il mondo dei libri,
l’Economist consiglia di andare all’Ikea: nei prossimi mesi sarà lanciata una
nuova versione della libreria Billy. Gli scaffali saranno più profondi, perché
nelle case le librerie si usano sempre meno per i libri e sempre più per i
soprammobili e le cianfrusaglie varie. Negli Stati Uniti un quinto dei libri
venduti sono ebook e nei primi cinque mesi di quest’anno le vendite dei libri
digitali hanno superato per la prima volta quelle dei libri di carta (appena un
anno fa si vendevano tre libri di carta ogni libro digitale). Insomma, non solo
il cambiamento è in corso, ma è più rapido del previsto. È chiaro che per gli
editori grandi e piccoli, per le catene nazionali e le librerie di quartiere,
per gli scrittori affermati e per i giovani esordienti le difficoltà dei
prossimi anni saranno molte. Anche la musica e il cinema hanno dovuto
affrontarle. Ma resistere al cambiamento è inutile e controproducente, molto
meglio cercare di sfruttarne tutte le opportunità: per sperimentare idee nuove e
abbandonare le vecchie abitudini.