On April 19, 2019 8:18:51 AM UTC, "M. Fioretti" <mfioretti@nexaima.net> wrote:
On Fri, Apr 19, 2019 07:02:00 AM +0000, Alberto Cammozzo wrote:
Come accade che 346 persone muoiano di software.
<[1]https://spectrum.ieee.org/aerospace/aviation/how-the-boeing-737-max-disaster-looks-to-a-software-developer>
[...]
So Boeing produced a dynamically unstable airframe, the 737 Max. That is
big strike No. 1. Boeing then tried to mask the 737’s dynamic instability
with a software system. Big strike No. 2. Finally, the software [is]
Big strike No. 3.
Hmm... un po' per completezza, un po' per fare l'avvocato del diavolo:
sul punto 3 non discuto. Mi pare ci siano pochi dubbi sul fatto che
questa **realizzazione** di quel software, e il conseguente
ri-addestramento dei piloti che sarebbe stato necessario, non sono
stati fatti come si deve. Sui punti 1 e 2, forse almeno in principio
non sono di per sè degli errori. Progettare APPOSTA gli aerei in modo
che siano instabili a meno che del software non li controlli più
velocemente di quanto potrebbe mai fare un essere umano è lo standard
nell'aviazione militare da decenni, mica una favola che si sono
inventati i manager di Boeing:
https://aviation.stackexchange.com/questions/8049/are-fighter-jets-designed-to-be-so-inherently-unstable-that-a-human-cant-fly-on
https://www.quora.com/Why-are-some-fighter-jets-designed-as-unstable
https://en.wikipedia.org/wiki/Relaxed_stability#Intentional_instability
E se fosse un problema a prescindere, di aerei militari caduti per
quello specifico motivo ce ne sarebbero a mucchi ormai.
In altre parole: sembra estremamente probabile che Boeing abbia
lasciato morire tante persone semplicemente per risparmiare due lire
su stipendi di programmatori realmente esperti, e tempi di sviluppo e
poi aggiornamento piloti. Cosa inaccettabile per cui deve pagare
seriamente. Ma i punti 1 e 2 forse sono semplicemente qualcosa che,
come tante altre tecnologie portate dal militare al civile, è
inevitabile per rendere il trasporto aereo più economico, meno
inquinante eccetera... di oggi.
Marco