Grazie Damiano, mi auguro che la tua puntuale testimonianza possa essere d'aiuto.
Tornando a livello generale, non ho alcuna esitazione a dire che GARR mette a disposizione della Comunita' Accademica tutto quello di cui un docente/ricercatore potrebbe aver mai bisogno --come piattaforma ICT-- per la sua attivita'. C'e' solo un problema: NESSUNO LO SA!
Solo un commento a latere sulla divulgazione. Quella del GARR, in astratto, può essere definita una "buona pratica" (best practice). Riporto la definizione da Wikipedia che mi sembra valida: "Sintagma usato nella direzione aziendale, nell'ingegneria del software, in medicina, nelle organizzazioni aziendali o governative, le migliori prassi possono essere definite, a seconda dell'àmbito, come raccolta di esempi, procedure, esperienze passate che vengono opportunamente formalizzati in regole o piani che possono essere seguiti e ripetuti." Circa un decennio fa (o più, non ricordo bene), un nuovo "managment" (già, era il periodo in cui anche nella P.A. il "direttore" era più "figo" chiamarlo "project manager"), evidentemente folgorato sulla via di Damasco si convertì al "credo" di Frederick Taylor (mi perdoni don Luca dell'uso di espressioni afferenti la religione cristiana), decise che era "buona pratica" divulgare le "buone pratiche". Fu un fallimento. Nessuna "best practice" venne condivisa, se non qualche sporadico "foglio excel". Ingenuamente chiesi ad un collega di un'altra regione che aveva sviluppato un'applicazione molto utile perché non la proponesse come "best practice". Non sto qui a scrivervi tutto quello che mi rispose ma una frase sì: "Così, invece di dare assistenza a 50 utenti dovrei darla a 500?". In questo episodio c'è tutto, c'è la presenza di soluzioni valide e, in alcuni casi, persino geniali. Ma c'è anche la diffidenza in una formazione spesso non al passo con l'innovazione. Rimanendo nella P.A. ma passando alla scuola, di recente Roberto Finelli ha, provocatoriamente, proposto di concedere ai docenti della scuola secondaria un anno sabbatico ogni cinque di lavoro, da dedicare alla formazione, possibilmente in una Università. Antonio