No Maurizio, anche le mie ridotte conoscenze di prossemica la rivelano come una semplificazione eccessiva che nasconde differenze fondamentali. On Mon, 25 Aug 2025 23:56:28 +0200 maurizio lana wrote:
immaginiamo che ogni studente a lezione abbia accanto un amico/a: la sola presenza della persona implica ed esige un'attenzione che non è tutta per la lezione. lo smartphone in quanto canale sempre aperto con tutti gli spazi di vita della/o studente opera allo stesso modo.
Fisicamente in aula, nella migliore delle ipotesi uno studente può ritrovarsi con - 2 amici nei banchi a fianco - fino a 3 amici nei banchi davanti (che gli danno le spalle) - fino a 3 amici nei banchi dietro (a cui il nostro studente da le spalle) Certamente la loro mera presenza richiede un'attenzione potenziale che non è dedicata alla lezione, ma ciascuno di questi studenti/amici, per il solo fatto di trovarsi in un'aula scolastica, con un insegnante davanti e una lezione su cui dovrà studiare etc... condivide almeno parzialmente un obiettivo (alla peggio, quello di non farsi beccare dal prof mentre si cazzeggia). E la rispettiva dislocazione fisica degli amici gioca un ruolo importante nell'amplificare o ridurre la probabilità di distrazioni (cosa che sa bene qualsiasi docente): è più facile (e dunque più probabile) distrarre un compagno seduto a destra o a sinistra che un compagno cui si da la schiena o che ci da la schiena. Al contrario lo smartphone è progettato per attrarre su di sé (canale) l'attenzione utilizzando le persone che, da fuori dell'aula, possono inviare messaggi interessanti allo studente in aula. Come minimo, la numerosità delle persone che potrebbero distrarre lo studente con lo smartphone è dell'ordine delle decine (amici, parenti etc...) contro le 8 che lo circondano in classe. E ciascuna di queste persone non condivide con lo studente la collocazione fisica e il contesto cognitivo, per cui, contrariamente ai compagni, non può immaginare se in quel momento lo studente stia rispondendo all'insegnante o meno. Lo smartphone dunque richiede molta più attenzione di un singolo amico fra i vicini di banco, perché in qualunque momento (e non solo nei momenti morti della lezione) può veicolare i messaggi di decine/centinaia di persone, secondo l'interesse di chi controlla i diversi agenti cibernetici in esecuzione sullo smartphone. Giacomo