Però il risparmio c'è, e nella PA di oggi questo conta, mentre concetti originali come privacy, disponibilità dei dati, continuità vengono molto, ma molto dopo.
Sulla localizzazione dei server, invece, non ho alcun dubbio che sia stato tenuto in debito conto il
DPCM 3 dicembre 2013, che prevede la conservazione dei dati sul territorio nazionale.
Non mi tornano però i conti: si dice che l'Università risparmierà 100,000 euro all'anno, e che il servizio era costato 100,000 euro: google lo offre a costo zero?
Saluti
Diego
> From: luciano.paccagnella@unito.it
> To: nexa@server-nexa.polito.it
> Date: Thu, 3 Jul 2014 15:12:39 +0200
> Subject: [nexa] migrazione ateni italiani su gmail
>
> Cari nexiani, come qualcuno di voi sicuramente già sa, diversi atenei
> italiani -- tra cui l'Università di Torino -- stanno dismettendo i
> propri sistemi di gestione della mail istituzionale, per aderire
> all'offerta educational di Gmail.
>
> Allego di seguito alcune mie considerazioni sulla questione espresse in
> sede di Consiglio del mio dipartimento, che ritengo possano interessare
> questa lista.
>
> grazie per eventuali commenti.
>
> Luciano
>
> Il giorno 19 giugno 2014 i membri del Dipartimento di Culture, Politica
> e Società dell'Università di Torino hanno ricevuto una strana mail, con
> subject "Migrazione Account Gmail", proveniente da un indirizzo finora
> sconosciuto. Il testo della mail informava brevemente che "il tuo
> account personale di posta elettronica a partire dalle ore 9 di
> mercoledì 25 giugno verrà migrato sul nuovo servizio di posta
> elettronica di Ateneo. Si precisa inoltre che al primo accesso nel nuovo
> account è necessario accettare le condizioni di contratto". Lo stesso
> messaggio sta giungendo, scaglionato nelle tempistiche a seconda dei
> dipartimenti di afferenza, a tutto il personale dell'ateneo torinese.
>
> La struttura del messaggio presenta alcuni elementi tipici del fishing
> (ovvero le mail-truffa), tra cui un singolo riferimento nel subject a
> Gmail (il noto servizio di mail dell'azienda americana Google) di cui
> però non si dice nulla nel testo del messaggio, un cenno a una
> fantomatica "migrazione", ma nessun dettaglio concreto che possa far
> pensare davvero alla modifica di un servizio essenziale come la posta
> elettronica istituzionale di ateneo. Ho quindi archiviato il messaggio
> come spazzatura, o come uno scherzo, o come qualcosa che se si fosse
> dimostrato autentico sarebbe stato dignitosamente ripreso, illustrato e
> discusso con mail successive.
>
> Alcuni giorni dopo ho scoperto che non si tratta di uno scherzo.
> L'Università di Torino, uno dei maggiori atenei italiani, sta davvero
> chiudendo il proprio servizio di posta elettronica istituzionale e,
> attraverso un accordo con Google, si affiderà d'ora in avanti a Gmail.
>
> A quanto pare, il servizio offerto gratuitamente da Google farà
> risparmiare 100.000 euro all'anno di gestione della posta elettronica
> per i 450.000 utenti del dominio unito.it e offrirà alcune funzionalità
> avanzate. Gli utenti vengono rassicurati che i vecchi messaggi non
> andranno persi e anzi aumenterà lo spazio a disposizione.
>
> Francamente, non sono queste le rassicurazioni che desidero. Piuttosto
> mi chiedo:
>
> * è possibile visionare preventivamente le "condizioni di contratto" che
> "è necessario accettare al primo accesso nel nuovo account"? o bisogna
> "accettare" a scatola chiusa?
>
> * è possibile rifiutare di accettare queste condizioni? o accettarne
> solo alcune e negoziarne altre?
>
> * dal momento che l'università di Torino non ha più un proprio servizio
> di mail, cosa succede se un docente (che ha bisogno della posta
> elettronica per svolgere il suo lavoro) non accetta il contratto con
> Google?
>
> * quali garanzie ci sono sul tipo di utilizzo che eventualmente Google
> potrà fare del contenuto dei messaggi, in particolare in presenza di
> dati sensibili?
>
> * dove risiederanno fisicamente i server su cui verranno archiviati i
> dati? a quale legislazione faranno riferimento?
>
> * quali garanzie ci sono circa l'eventualità che il servizio offerto
> oggi gratuitamente da Google, diventi domani a pagamento? o circa
> l'eventualità che Google cambi unilateralmente le condizioni di
> contratto attuali?
>
> * sono stati valutati i costi di uscita dall'adesione al servizio Gmail?
> a quali condizioni economiche, tecnologiche e di formazione del
> personale sarà possibile in futuro valutare l'adesione a servizi
> concorrenti, oppure un ritorno a un servizio gestito autonomamente?
>
> * se è vero che l'Università di Torino ha speso finora 100.000 euro
> all'anno per la sola gestione del servizio di posta elettronica, come è
> stato calcolato questo costo?
>
> * la decisione, da parte di un'istituzione pubblica, di dismettere il
> proprio servizio di posta elettronica e affidarsi a quello offerto da
> un'azienda privata è carica di implicazioni tecnologiche, sociali,
> politiche, economiche e giuridiche. Sono molti i docenti del nostro
> ateneo che si occupano di questi temi: qualcuno di loro è stato
> consultato?
>
> * chi si è fatto carico di questa decisione, quando, e in quale sede?
>
> Spero che almeno alcune di queste domande possano trovare una risposta.
>
> Luciano Paccagnella
> Professore Associato di Sociologia dei processi culturali
> Dipartimento di Culture, Politica e Società
> Università di Torino
>
>
> --
> Dipartimento di Culture, Politica e Società
> Università di Torino
> http://www.didattica-cps.unito.it/do/docenti.pl/Show?_id=lpaccagn
>
>
>
>
>
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa@server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa